La FIA spiega perché la Honda ha lavorato durante il lockdown

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La FIA spiega perché la Honda ha lavorato durante il lockdown
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Tradotto da: Matteo Nugnes
27 lug 2020, 10:10

Quando la Honda ha introdotto una power unit aggiornata in occasione del Gran Premio d'Austria, c'è stato qualche malumore legato al fatto che gli altri motoristi si sono domandati come avesse fatto.

Dopo tutto, le rivali Ferrari, Renault e Mercedes avevano trascorso diverse settimane in chiusura forzata a causa della situazione generata in Europa dalla pandemia del Coronavirus.

Le loro mani erano effettivamente legate riguardo allo sviluppo dei motori, mentre la Honda, con il Giappone che aveva evitato il lockdown, ha potuto continuare a lavorare.

In Ungheria, infatti, il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, ha fatto notare apertamente che i miglioramenti che necessitava il suo team erano stati bloccati da un lockdown che non era stato imposto a tutti.

In chiaro riferimento a ciò che la Honda è stata in grado di fare, ha detto: "Stavamo facendo degli sviluppi per questa stagione che non saremo in grado di introdurre perché abbiamo avuto un lungo periodo di fermo prima dell'inizio della stagione, cosa che non è stata fatta per altri produttori di power unit, tra l'altro".

Mentre non si può negare che la Honda sia stata in grado di lavorare quando gli altri non potevano, il punto cruciale della questione è se il produttore giapponese abbia ottenuto un vantaggio dalla situazione o meno.

Alex Albon, Red Bull Racing RB16

Alex Albon, Red Bull Racing RB16

Photo by: Charles Coates / Motorsport Images

Nicolas Tombazis, responsabile FIA per le questioni legate alle monoposto, afferma che una delel considerazioni chiave fatta durante la campagna di riduzione dei costi imposta dal Coronavirus è stata quella di garantire che nessun team o costruttore venisse punito a causa delle restrizioni del suo paese, se queste fossero state più severe di quelle di altri.

Questo ha richiesto un grosso sforzo con aziende sparse in ogni aree del pianeta, che ha imposto anche alcuni compromessi inevitabili.

Una conseguenza è stata quella di permettere alla Honda di lavorare nel periodo primaverile a causa della probabilità che in Giappone il lockdown potesse arrivare durante l'estate. Si è convenuto che, invece di rispettare il suo periodo di chiusura forzata in contemporanea con tutti gli altri, Honda l'avrebbe ritardato a stagione in corso.

"La chiusura per Honda è stata un po' diversa rispetto a quella degli altri motoristi" ha spiegato Tombazis. "Non in termini di durata, ma di quando è avvenuta".

"Il motivo è che tutte le squadre e i produttori di power unit hanno accettato che durante questa straordinaria condizione di blocca, nessuna squadra o produttore ne avrebbe dovuto fare ulteriori perché si trovavano in un paese colpito maggiormente dal COVID".

"Questo è stato rilevante, ad esempio, quando l'Italia è stata la prima ad entrare in lockdown, mentre la Gran Bretagna ha avuto un certo ritardo. Abbiamo detto che tutte le serrate avrebbero dovuto essere uguale: non poteva esserci una squadra o un costruttore che avesse un vantaggio o uno svantaggio".

La spinta ad essere trattati tutti allo stesso modo significava che se alla Honda fosse stato ordinato di unirsi agli altri e chiudere nel pre-campionato, allora ci sarebbe stato un problema se il governo giapponese avesse imposto un lockdown in un momento successivo.

L'unica opzione sarebbe stata poi quella di costringere nuovamente anche Renault, Ferrari e Mercedes ad interrompere i lavori nello stesso periodo, riducendo così il tempo a disposizione di tutti. Era perfettamente logico, dunque, consentire alla Honda di fare la sua serrata in estate.

"Il Giappone ha avuto un'evoluzione completamente differente del COVID e delle situazioni di blocco" ha aggiunto Tombazis. "Quando abbiamo concordato le regole, all'inizio di aprile, non sapevamo se il Giappone avrebbe avuto un lockdown estivo a seconda dell'evoluzione del COVID. Quindi abbiamo dovuto dovuto garantire un po' di flessibilità alla Honda".

"Se avessero avuto l'obbligo legale di chiudere a luglio, sarebbe stato difficile andare dalle altre squadre e dirgli che avrebbero dovuto chiudere un altro mese perché in Giappone c'era il lockdown".

"Ecco perché la Honda è riuscita a lavorare mentre gli europei erano in isolamento. Non è perfetto perché non si può produrre un regolamento che sia completamente equo quando le persone di trovano in circostanze diverse. Ma questo è il meglio che abbiamo potuto fare".

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L'altro punto importante da considerare è che l'upgrade introdotto dalla Honda in Austria non era tanto volto alla necessità di fornire cavalli extra a Red Bull ed Alpha Tauri, quando motivato dalla ricerca di affidabilità.

Tombazis ha confermato che le restrizioni impedivano ai costruttori di migliorare le prestazioni dopo l'omologazione dei motori a febbraio e che queste sono state rispettate pienamente.

"Ci sono due principali riduzioni dei costi sul lato dei motori" ha detto. "Una è stata l'introduzione di limitazioni per quanto riguarda il numero di ore di lavoro al banco, che è simile a quelle delle gallerie del vento per l'aerodinamica".

"E l'altra la riduzione del numero di omologazioni che i produttori di power unit possono fare. Su questa base, nessuno dei produttori ha fatto una nuova omologazione o qualche miglioramento significativo".

"I concorrenti hanno dovuto presentare il loro dossier di omologazione 2020 a febbraio. E da allora, nessuno di essi, compresa la Honda, ha fatto alcuno sviluppo prestazionale".

"Ora, un certo numero di persone ha voluto fare miglioramenti a livello di affidabilità dei motori, anche perché non vogliamo dire che con questa omologazione chi ha un problema di affidabilità se lo debba portare sempre dietro".

"C'è un processo molto specifico per ottenere l'approvazione degli aggiornamenti legati all'affidabilità, che coinvolge anche tutti gli altri motoristi, che ne sono a conoscenza".

"Non è possibile dire che si sta facendo una modifica per questioni di affidabilità e nel frattempo cambiare il rapporto di combustione o altre cose di questo tipo, per ottenere 20 kilowatt in più di potenza o cose del genere. C'è un processo per questo e tutti i team, inclusi la Honda, lo hanno seguito".

Il risultato finale sembra semplice, dunque. Honda sarebbe stata semplicemente in grado di lavorare maggioramente sull'affidabilità all'inizio dell'anno, cosa su cui ora possono recuperare terreno anche gli altri.

Secondo la FIA quindi non ci sarebbe stato un vantaggio concreto per i giapponesi, ma solo una gestione differente di una circostanza straordinaria che si spera non si ripeta mai più.

Pierre Gasly, AlphaTauri AT01

Pierre Gasly, AlphaTauri AT01

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

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Autore Jonathan Noble