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Il mio lavoro in F1... Team manager per la Scuderia Toro Rosso

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Il mio lavoro in F1... Team manager per la Scuderia Toro Rosso
Di:
Tradotto da: Giacomo Rauli
27 set 2017, 10:58

Ci sono persone che non si vedono in TV, ma che aiutano la F.1 a fare il suo show. Motorsport.com vi mostra alcune di queste. Questa è la storia di Graham Wilson, team manager della Scuderia Toro Rosso.

Il mio lavoro è…

Io sono il team manager della Scuderia Toro Rosso. E' un lavoro che mi impegna su più fronti. Suppongo che i due ruoli primari della gestione del team siano quello dedicato al personale operativo e al regolamento sportivo, in modo da allineare il team alle norme dettate dalla FIA e al codice sportivo. Questi sono probabilmente i miei due ruoli primari. Sono molto differenti tra loro, ma ugualmente importanti.

Quanto mi occupano questi due ruoli? La situazione è variabile. Quando le norme sportive sono stabili e non c'è nulla in corso riguardo a modifiche o cose del genere devo solo leggere tante volte il regolamento nel corso della settimana. In questo modo lo imparo a memoria. Quello è un lato del lavoro relativamente semplice. Poi, se dobbiamo far correre un giovane pilota come abbiamo fatto a Singapore con Sean Gelael, ho dovuto fare il lavoro d'ufficio per far domanda di superlicenza e inviare i documenti del contratto a Ginevra. C'è tutto questo da organizzare e per fare ciò sono supportato da altre persone. Ma sono io ad avere la gestione e mi devo assicurare che tutto vada bene. Dal punto di vista della gestione del team, se tutto è funzionante, il personale operativo è stabile, il morale è alto, allora tutto è buono. Quando ci sono problemi ai box o quando i ragazzi del team hanno problemi personali devo andare e parlare con loro. Questo crea più lavoro.

Graham Watson
Graham Watson with Daniil Kvyat in Hungary.

Photo by: Red Bull Content Pool

Quando i piloti sono convocati dai Commissari di gara mi unisco a loro, li accompagno. Io spero sempre di non dover andare da loro troppo spesso nel corso della stagione. Se devo essere onesto lavorare con Carlos e Daniil non è la stessa cosa rispetto a qualche anno fa. Questi sono ragazzi, sono giovani davvero. Penso che Max e Carlos, nel loro anno d'esordio, siano stati chiamati abbastanza di frequente per qualche infrazione. Gran parte di queste erano cose piccole, ma quando sei nuovo nella categoria, i commissari e i direttori di gara vogliono assicurarsi che tutti capiscano la situazione in cui si trovano. La F.1 non è uno sport minore, ma è uno sport molto grande, ragazzi. E' sempre in TV. Quindi vogliono che si rispettino le regole. Io ci sono per loro se devo aiutarli, difenderli se ci siano i presupposti per cui non siano nel torto. Se invece sono nel torto, devo fare in modo che prendano la pena più leggera possibile.

Il mio programma del fine settimana di gara…

Generalmente il mio fine settimana dura 4 giorni. Nelle gare europee arrivano in pista giovedì mattina per la prima volta, perché la fabbrica è abbastanza vicina a tutte le piste del Vecchio Continente. Dunque arriviamo in pista e inizia lla normale consuetudine legata a meeting e pre-briefing. Io faccio il meeting FIA dedicato ai team manager per discutere degli eventi precedenti e di ogni cosa che si deve fare nel weekend di gara in svolgimento. Inoltre, da team manager, mi assicuro che il team non rompa il coprifuoco, perché ovviamente lo abbiamo.

Venerdì ci alziamo relativamente presto. Andiamo in circuito e ci assicuriamo ancora che il team non abbia rotto il coprifuoco, che è sempre la priorità. Fabbiamo prove di pit stop alla mattina e poi abbiamo le due sessioni di prove libere. Poi speri sempre di non essere convocato dai commissari di gara, presenzi alla riunione degli ingegneri e sistemi ogni falla nelle operazioni e se c'è qualcosa da discutere. Venerdì notte: non rompere il coprifuoco nuovamente. Sabato: arriviamo nuovamente presto in pista, alcuni briefing, due sessioni e si spera nuovamente di non essere convocati in direzione gara. Abbiamo il coprifuoco anche sabato dunque dobbiamo assicurarci che la vettura sia pronta entro i tempi congrui, ovvero entro 3 ore e mezza dal termine delle qualifiche, cercando di non infrangere le regole.

Graham Watson
Graham Watson on the pit wall.

Photo by: Red Bull Content Pool

Poi arriva la domenica: torniano in autodromo, togliamo i sigilli alle vetture, sistemiamo i dettagli dell'ultimo minuti, facciamo altre prove di pit stop e poi ci assicuriamoo che il team abbia fatto tutto entro le regole nel corso della gara. Al termine della gara speri sempre di non essere chiamato dalla direzione gara. Poi bisogna gestire il rientro del team. E in quel caso sorgono sempre dei problemi.

La cosa più importante del mio lavoro…

Ho tante cose che sono importanti per me. Una di queste è essere consistente. Suppongo che questo sia il mio obiettivo principale: tutti devono conoscermi e sapere quali siano i confini da rispettare, in modo tale da non superarli mai nel corso del weekend di gara. La cosa più importante è proprio mantenere il team all'interno dei limiti imposti dal regolamento sportivo, perché altrimenti potrebbero arrivare conseguenze che impattano sulla squadra. E' infatti possibile ricevere una multa salata o una penalizzazione. O addirittura un'esclusione se hai fatto davvero qualcosa di molto sbagliato. Si può essere esclusi dalla gara o dal Mondiale. E' un lavoro piuttosto serio, da questo punto di vista.

Tre cose di cui non posso fare a meno…

Il mio cellulare, il mio computer e il libro del regolamento sportivo della F.1. Ho con me anche un libro stampato qualora ne avessi bisogno. Ho sempre quel libro con me. In aereo, in hotel e in stanza. Ho due copie stampate. Uno è sulla mia scrivania e uno nella mia valigia. Lo consulto per tutto. 

Le persone con cui sono costantemente in contatto…

Con il capo degli ingegneri di pista, con il capo meccanico e il team principal. Credo proprio siano queste le persone con cui sono sempre in contatto. Sono le persone chiave del team. Ho anche da fare con i piloti, ma non troppo.

Quando non sono in pista…

Prima di andare alle gare, gran parte del lavoro avviene al reparto logistico del team. CI sono 70-80 persone che volano intorno al mondo. Ci sono da sistemare i trasporti aerei e quelli via mare. Sono tutte cose che riguardano il mio lavoro. Un sacco di gente pensa che quando andiamo a casa facciamo vacanza. Prendiamo come esempio Singapore. Sono atterrato lunedì a Bologna alle 9 di sera. Dopo la dogana sono tornato in fabbrica alle 11. Franz mi ha chiesto di andare in fabbrica martedì mattina per una riunione, così ho avuto direttamente un incontro con lui e poi con il dipartimento della logistica. Ovviamente mi hanno fatto mille domande perché sono stato via per un paio di settimane. Così abbiamo parlato di voli, alberghi e budget per il resto della stagione e l'inizio della prossima. In più ho avuto alcuni debriefing, pre-briefing per la prossima gara, incontri con il capo meccanico. Quando i ragazzi sono in fabbrica ci sono in genere due o tre sessioni di prove di pit stop. Quindi è una settimana abbastanza piena. Le settimane non sono certo tranqulle.

Graham Watson
Graham Watson with Ben Waterhouse, Deputy Head of Performance Engineering. 

Photo by: Red Bull Content Pool

Ora ci sarà del lavoro aggiuntivo da fare perché abbiamo cambiato il fornitore dei motori per la prossima stagione. Ci sono un sacco di informazioni da elargire al partner, da ambedue le parti, per avere un'idea di cosa avranno bisogno loro e cosa avremo bisogno noi. Tutti hanno requisiti differenti, a partire dalle attrezzature e all'hardware. Penso che Honda sia uno dei costruttori più forti al mondo. Ho lavorato con loro per 7 anni in BAR-Honda, quindi conosco persone come Hasegawa. Era a capo del team dedicato ai test e io ero capo meccanico. Quindi ci conosciamo da anni. Conosco il popolo giapponese e la loro cultura abbastanza bene. Sono persone molto gentili e chiaramente in Honda sono molto motivati. Hanno qualcosa da dimostrare anche ora. Così stanno spingendo ancora più di prima. Per noi, come squadra, è un grande passo. Siamo sempre stati visti come una piccola squadra clienti. Ci sarà da spingere molto forte sia da parte nostra che da parte loro per raggiungere i nostri obiettivi.

Senza di me…

Onestamente, ora abbiamo una struttura piuttosto solida. Lavoro in Toro Rosso dal 2014 e quando sono tornato nel team nel 2014 ho trovato numerose mancanze a livello funzionale. Cerco di far capire e credere ai ragazzi che possiamo essere competitivi come gli altri. Penso che ci sia stata un po' di mancanza di convinzione e, in qualche zona, c'è ancora. Ma ci stiamo lavorando e lo facciamo tutto il tempo.

Carlos Sainz Jr., Scuderia Toro Rosso en Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso
Three guys you don't want to mess with.

Photo by: Sutton Motorsport Images

Un esempio sono i pit stop. Ci sembrava sempre di essere lo zimbello del Circus in quel fondamentale. Ora invece vediamo i team che vengono da noi e ci studiano perché le nostre fermate sono generalmente di alto livello e ora gli altri ci prendono sul serio. Questa è solo una piccola parte del puzzle. Un'altra squadra potrebbe pensare: "OK, entriamo in pit lane con la Toro Rosso e usciamo prima di loro dal pit stop". Ora non è un risultato garantito. Suppongo comunque che ci sia un sostituto qualora io non riesca a essere presente. Penso che grazie al capo meccanico, al capo della logistica e al coordinatore sia tutto coperto a dovere e tutti i processi da fare possano essere svolti senza problemi. Però sul lungo periodo penso di essere una pedina chiave del team.

La Formula 1 è…

Il mio modo di guardare la Formula 1 è la seguente: sono il figlio di un agricoltore neozelandese che che viveva in un posto a 40 chilometri dalla prima strada asfaltata. Per arrivare a scuola ho dovuto fare uso di due diversi autobus, perchè la strada in cui vivevo era molto stretta e l'audobus più grande non poteva arrivare davanti a casa nostra. E per andare a prendere il grande autobus dovevo fare 60 chilometri. Mi alzavo alle 5,30 di mattina per andare a scuola. Lo facevo quando avevo 7, 8, 9, 10 anni. E penso che ora sono il figlio di un agricoltore neozelandese e sono team manager in Formula 1... Questo è ciò che la F.1 significa per me. Significa tutto. Perché ho dato tutto per realizzare questo sogno. E penso di aver dimostrato a tutti che non importa il tipo di educazione che ricevi o da dove vieni o quale sia la tua nazionalità. Se si lavora sodo e si spinge duro è possibile ottenere tutto. E questo è ciò che la F.1 significa per me. La gente dice: "wow, vorrei poterlo fare". Puoi farlo. Puoi fare qualunque cosa. Devi letteralmente essere pronto a sacrificarti e lavorare.

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Autore Erwin Jaeggi