F.1 analisi tecnica di Giorgio Piola

Il gambero Rosso, Rossi e la Rossa

Il gambero Rosso, Rossi e la Rossa

Le gomme mettono in croce la Ferrari a Spa e la Ducati a Indianapolis. Qusti destini incrociati...

Un week end da dimenticare per le Rosse. Per la Ferrari come per la Ducati. Una domenica piena di spine per Fernando Alonso e Valentino Rossi. Un invito a girare pagina e pensare subito al 2012 perché la prossima stagione possa essere davvero un'annata migliore. La Ferrari ci aveva illuso dopo il successo di Silverstone che ci fosse stata una svolta nella stagione della 150° Italia. Nella terra d'Albione, proprio in casa degli avversari, sembrava che la Rossa avesse trovato il bandolo della matassa per curare una volta per tutte quella malattia invisibile che colpisce il Cavallino con puntualità ogni volta che le temperature diventano più basse della media stagionale prevista. Le Rosse faticano a mandare in temperatura le gomme Pirelli in qualifica e, quindi, pagano l'handicap di partire per la corsa sempre con lo spirito garibaldino di chi deve fare una rimonta. Le cose poi peggiorano (anzi, degradano) non appena in gara le 150° Italia sono costrette a passare dalle coperture soft alle medium. La soluzione dei guai era parsa una sospensione posteriore che, con il nuovo disegno dei bracci, aveva spostato i carichi della monoposto in modo tale da alleviare il problema, adottando uno schema che si era già visto anche sulla McLaren. Ebbene quella sospensione che riduce il braccio a terra e abbassa il centro di rollio a Spa non si è vista e, puntualmente, la Ferrari è tornata a soffrire. Come mai? Molto probabilmente perché il circuito belga dispone di curvoni ad alta velocità, a cominciare dalla compressione Eau Rouge – Raidillon che sottopone le sospensioni a sforzi inusuali: secondo Giorgio Piola, lo specialista di tecnica del Circus, in diretta sulla televisione svizzera ha commentato che, probabilmente, la Ferrari ha fatto una scelta di sicurezza, nella consapevolezza che l'avrebbe pagata in prestazione. Ed è forse per questa considerazione che tanto Alonso, quanto Domenicali pronosticano altre affermazioni della Rossa da qui alla fine del campionato. Hanno la certezza che la Ferrari ha dovuto rinunciare ad un'arma utile per essere vincente. Parole che sarebbero in netto contrasto con l'analisi della corsa che ha messo a nudo un gap di un secondo e mezzo al giro nella fase conclusiva del Gp. Tanto la 150° Italia volava con le soft, tanto zoppicava con le medium: e allora non si capisce perché i tecnici del Cavallino non abbiamo sfruttato la neutralizzazione della gara con l'ingresso della safety car per “allungare” la vita delle soft (un treno di gomme morbide è rimasto inutilizzato nei box!). Ci hanno spiegato che Fernando sarebbe finito nel traffico: vero, ma lo spagnolo ieri era infuocato e avrebbe tentato un sorpasso in ogni punto della pista per tornare a galla. Le gomme sono state la chiave di lettura anche della MotoGp: la Bridgestone si è trovata in difficoltà con il nuovo asfalto di Indianapolis (il problema l'ha avuto pure la Dunlop in Moto2, per cui non è colpa del fornitore) e la Ducati ha rimediato con l'inconsistente Gp11.1 la peggiore figuraccia dell'anno. Hayden, nella gara di casa, ha fatto un po' di cinema partendo con la copertura morbida anteriore, nella piena consapevolezza che avrebbe retto nel gruppo qualche giro, prima di essere irrimediabilmente risucchiato nelle posizioni di coda: all'improvviso è parso di vedere una moto che andava al ralenty, mentre le altre procedevano alla velocità normale. Poi lo stop ai box per sostituire il pneumatico. Anticipato dai ritiri di Capirossi e Abraham preoccupati della sicurezza, mentre Barbera ha deciso di rischiare l'osso del collo fino alla fine ed è stato disarcionato proprio all'ultima curva. Insomma, una debacle Ducati. E Valentino? Ha corso in slow-motion quasi a fare da fanalino di coda. Dopo la caduta del sabato in qualifica non ha più avuto fiducia nella Rossa. Lui che cancellava gli spaventi con un sorriso, come la gomma gli scarabocchi su un foglio. Ora è triste e in un vicolo cieco, perché la Ducati privata di De Puniet (ma anche quella di Barbera) sta davanti con regolarità. Certo ha tirato fuori la scusa del cambio che lo lasciava in folle, ma qui di folle c'è una moto che le prende anche dalla Suzuki, la cenerentola del campionato. I giapponesi con Bautista hanno fatto passi da gigante con pochi spiccioli, mentre a Borgo Panigale investendo milioni di euro corrono come i gamberi. Perché aspettare ancora prima di tirare fuori il telaio perimetrale in prefigurazione 2012 che è già pronto?

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