Formula 1: anche con un positivo il GP non si fermerà

Ora c'è un punto fermo sulla ripartenza della F1 dal GP d'Austria: il professor Saillant, responsabile della commissione medica FIA, in un'intervista al giornale francese L'Equipe, ha indicato quali sono gli standard di sicurezza per assicurare la regolare disputa di una gara.

Formula 1: anche con un positivo il GP non si fermerà

Ora c’è un importante punto fermo. Se nel paddock ci sarà un infetto di Coronavirus, il GP non verrà bloccato. A differenza di quanto è accaduto nel GP d’Australia che a marzo è stato annullato per la positività di un addetto McLaren, il professor Gerard Saillant, responsabile della commissione medica Fia, sostiene che la Formula 1 sarà pronta a ripartire con il GP d’Austria in programma il 5 luglio.

"Se ci sarà un nuovo contagio, il mondiale non dovrà fermarsi – ha detto Saillant all'Equipe -, sarebbe come dire che chiudiamo la metropolitana perché è stato trovato un passeggero positivo".

Il professore francese che aveva seguito Michael Schumacher offre una chiara indicazione sulla riapertura dell’attività motoristica, spinge nella direzione di un cauto ottimismo.

"La situazione è cambiata rispetto a marzo in Australia, ora abbiamo un test diagnostico rapido e possiamo isolare le persone che sono state in contatto con un caso infetto".

Nel piano della FIA c’è la volontà di trasformare il paddock in un ambiente isolato dal punto di vista sanitario dal resto del mondo, effettuando test rapidi per la ricerca della positività. Nel paddock ci dovranno essere medici anti-COVID in grado di intervenire tempestivamente. Ci sarà la disponibilità di una app per tracciare i contatti fra le persone del Circus visto che il paddock sarà accessibile a un numero limitato di persone.
"Ovviamente verranno rispettate tutte le norme sanitarie dei singoli Paesi. Perché è evidente che è diverso correre in un circuito cittadino come in Vietnam o a Singapore, rispetto a un tracciato permanente che si trova in campagna. Già oggi il governo di Singapore potrebbe costringere l'intero paddock a una quarantena di due settimane prima di accedere alla pista".

E, ovviamente, la F1 non se lo potrebbe permettere…

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