Lo squalo Alonso e tre sfidanti per il mondiale

Lo squalo Alonso e tre sfidanti per il mondiale

Hamilton, Raikkonen e Vettel hanno la possibilità di stare nella partita iridata ma lo spagnolo...

Monza ha ristretto a quattro i pretendenti al titolo mondiale. Jenson Button e Mark Webber con il ritiro al Gp d’Italia di fatto sono usciti dalla contesa iridata e si rassegneranno a dare una mano ai rispettivi compagni di squadra, non disdegnando, magari, qualche acuto estemporaneo. Dietro a Fernando Alonso che ha 179 punti, spunta un trio ben assortito: Lewis Hamilton con 142 lunghezze, Kimi Raikkonen con 141 e Sebastian Vettel con 140. Tre piloti in due punti che, almeno in teoria, dovrebbero avere le stesse possibilità di mettere i bastoni fra le ruote allo spagnolo. LO SFIDANTE LEWIS L’inglese, che ha orgogliosamente messo il suo nome nell’albo d’oro di Monza, in realtà gode dei favori del pronostico, non fosse altro per il fatto che dispone della McLaren. La Mp4-27, infatti, in questa fase della stagione è tornata ad essere la monoposto più competitiva: ha collezionato le ultime tre vittorie, per cui la squadra di Woking può insidiare alla Red Bull Racing la leadership anche nel mondiale costruttori. Va forte nel lento (Ungheria) e domina nel veloce (Spa e Monza): quando il team non ricade nei problemi dei pit stop (questa volta il guaio è toccato a Button) sembra imprendibile. Martin Whitmarsh farebbe bene a cercare di chiudere il rinnovo contrattuale di Lewis in fretta, per evitare che la trattativa possa condizionare il rendimento del “pupillo” cresciuto alla corte di Ron Dennis. E la “sirena” Mercedes sembra una buona opportunità solo per far crescere il prezzo… A KIMI MANCA LA VITTORIA Diverso il discorso che riguarda Kimi Raikkonen: il finlandese è stato il più veloce sul dritto con 346,0 km/h alla speed trap (4,1 km/h meglio del compagno di squadra D’Ambrosio che in gara ha ottenuto il secondo rilievo), ma la sua Lotus andava in crisi nella varianti e nei curvoni. Il finlandese ha puntato molto su un’ala molto scarica (il flap era quasi più grande del profilo principale!), ma non ne ha tratto i benefici che voleva: il terzo posto di “Iceman” è frutto di una grande costanza di risultati di prestigio, ai quali manca ancora la vittoria. Quest’anno si sono imposti sette piloti e cinque monoposto diverse: nella lista non figurano Kimi e la Lotus. Qualcosa vorrà pur dire: il team diretto da Eric Boullier continua ad investire nello sviluppo della E20 (ma c’è anche un contributo della Renault?), ma non riesce a centrare il bersaglio grosso, nonostante l’impegno di Raikkonen, consistente e concentrato come mai. SEB PAGA L’INAFFIDABILITA’ RED BULL Sebastian Vettel segue gli altri due solo a due lunghezze: il bi-campione del mondo con una vettura che sul dritto era capace solo di punte da 334,1 km/h si è difeso come un leone con una RB8 che è lontana parente della progenitrice, “vedova” degli scarichi soffianti in fase di rilascio. Il tedesco ha pagato un drive trough sacrosanto (le regole sono cambiate dal Bahrein, per cui i riferimenti allo scorso anno sono del tutto inutili, come bene ha spiegato a OmniCorse Emaneule Pirro, commissario sportivo del Gp), ma soprattutto subisce il terzo ritiro stagionale. Il secondo per il surriscaldamento dell’alternatore come a Valencia. ALTERNATORE COTTO Un particolare che il motorista Renault chiede a Magneti Marelli: sulla macchina di Seb si era già rotto nelle prove libere. Dopo il Gp d’Europa il pezzo era stato ingrandito per evitare il ripetersi del guaio: anche questa volta il surriscaldamento è iniziato dopo il drive trough (in Spagna dopo il pit stop) e dai 140 gradi di esercizio si è arrivati ai 200 gradi del ko. I cedimenti avvengono sempre in certe condizioni, per cui ci sarà da valutare se l’estremizzazione aerodinamica della Red Bull Racing alla ricerca della massima efficienza, non sia causa prima dei ritiri. Anche D’Ambrosio sulla Lotus ha avvertito un aumento di temperatura, ma il team è riuscito a gestirlo senza rotture. RICORDARE ABU DHABI Considerare il tedesco fuori dalla contesa iridata sarebbe un grave errore, perché adesso arrivano piste che si dovrebbero adattare alla Red Bull Racing, anche se il tallone d’Achille dell’affidabilità può minare il morale di una squadra che negli ultimi due anni marciava da un trionfo all’altro. La Ferrari, comunque, non dovrebbe dimenticare l’incubo di Abu Dhabi del 2010: la squadra di Mateschitz e il tedeschino non si arrenderanno fino alla fine. LO SQUALO ALONSO E Alonso? È uno squalo. Un predatore che riesce a cacciare sempre la preda. È arrivato a Monza con 24 punti di margine su Vettel e se n’è tornato a casa con 37 lunghezze su Hamilton. Ha portato la Rossa al terzo posto, capitalizzando il massimo che poteva sperare dal Gp d’Italia. La F2012, pur non avendo velocità strepitose, era in grado di lottare anche per la pole (se non si fosse rotta la barra stabilizzatrice). Lo spagnolo ci ha offerto una serie di sorpassi che lo hanno portato dal decimo posto in griglia, dritto sul podio. È il grande favorito per il titolo: bisognerà vedere se lo sviluppo della Rossa sarà pari a quello della McLaren. Ci vorrà a Singapore un altro salto di qualità. Gli sono stati promessi molti pezzi nuovi. MURETTO FERRARI LUCIDO La Ferrari si è dimostrata una squadra solida, concentrata, che ha saputo gestire il black-out dei dati al muretto dal 17. al 24. giro. Niente telemetria, niente tempi: il problema è stato risolto con una telefonata al “race control” di Maranello, la cellula di ingegneri che da casa analizza a “freddo” quello che accade sulle monoposto. Una soluzione fantasiosa, ma razionale che ha permesso di condurre una strategia di gara perfetta, senza sbavature. MASSA? NO DI RESTA E Massa? Il quarto posto non è male. Ma il brasiliano doveva vincere per garantirsi un rinnovo di un anno a Maranello. Questa era la richiesta del presidente Montezemolo. Ora la Ferrari ha le mani libere per guardarsi intorno. Ha Sergio Perez in casa: basterebbe un fischio per chiamarlo, anche all’ultimo minuto. Il messicano con la Sauber ha infilato un altro meraviglioso secondo posto a Monza. Cosa gli manca per meritare una promozione? Gli specialisti di mercato, invece, scommettono su Paul di Resta: lo scozzese ha già in tasca il contratto Mercedes per il 2014 (quando Schumi appenderà il casco al chiodo) e farebbe molto volentieri una stagione sulla Rossa, per scaldare il posto a Sebastian Vettel…

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