Ferrari: il crash di Singapore quanto si paga sul motore 3 di Vettel?

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Già il ritiro è costato molto caro a Sebastian Vettel, ma il tedesco potrebbe avere altri risvolti negativi dal crash al via: Raikkonen quando lo ha speronato gli ha rotto i radiatori della fiancata sinistra. Quanto ne ha risentito la power unit?

Per la FIA non c’è un colpevole per la carambola al via del GP di Singapore. La decisione presa è stata giusta. Questa volta Max Verstappen si è trovato chiuso come una fetta di prosciutto in un panino e non gli si può attribuire alcuna responsabilità nel crash che ha messo fuori gioco anche Sebastian Vettel, Kimi Raikkonen e, poi, Fernando Alonso.

A colpire è stato lo scatto delle due Ferrari che sono partite come se non si trovassero con le gomme Intermedie su una pista cittadina con il fondo bagnato, ma su un asfalto asciutto con le Ultrasoft.

L’unica cosa che i due piloti del Cavallino dovevano fare era evitare i guai con l’impertinente olandese della Red Bull e, invece, tanto Sebastian Vettel che Kimi Raikkonen sono andati a stuzzicarlo come se sulla RB13 ci fosse il… miele.

L’avversario per il titolo non è il giovane Max, ma Lewis Hamilton che incassa il 60esimo successo in carriera che gli spalanca le porte verso il quarto titolo iridato dopo essere scattato dalla quinta posizione della griglia. L’inglese, alla fine del primo giro, era già al comando grazie ai clamorosi regali dei ferraristi.

Passi che Kimi Raikkonen azzecchi lo start della vita e sgomiti con Verstappen (i due hanno diversi conti aperti…), ma perché si è dovuto mettere in mezzo anche Sebastian Vettel che dalla corrida aveva tutto da perdere?

E, alla fine, proprio il tedesco ha pagato le conseguenze più gravi con un ritiro che pesa come un macigno sull’andamento del mondiale piloti, visto che quello Costruttori è già assegnato, potendo la Mercedes difendere un distacco di 102 punti in sei GP che ancora restano da disputare.

Fa bene Maurizio Arrivabene a reagire da capo che vuole tenere unita la sua truppa: la Ferrari non deve arrendersi allo strapotere di Lewis Hamilton perché può bastare un ritiro dell’inglese (per quanto improbabile) a rimettere in gioco una partita che sembra oggi compromessa.

La squadra di Maranello, quindi, non deve arrendersi, né scoraggiarsi, per quanto la sfida iridata si faccia più irta che mai. Vettel voleva andare al comando e dettare il suo passo per non avere l’acqua di altre monoposto sulla sua visiera, dal momento che c’erano delle incognite su cosa i piloti avrebbero potuto vedere nella notte di Singapore illuminata a giorno dall’italianissima DZ Engineering con lo spray in sospensione.

Ed è finita un po’ com’era accaduto a Niki Lauda e Clay Regazzoni al GP di Spagna del 1975 disputata sul circuito cittadino del Montjuic a Barcellona con le 312T che erano in prima fila: al via Vittorio Brambilla sulla March tamponò Mario Andretti sulla Parnelli. La vettura di “Piedone” colpì il retro della Rossa di Lauda, e questa finì contro quella dello svizzero. L’austriaco si era dovuto fermare subito.

 

Ma Sebastian doveva marcare Verstappen oppure fare la gara su Hamilton? A Maranello devono aver preparato la gara pensando di poter costruire una doppietta, sapendo che la partenza poteva essere decisiva, visto che è molto difficile passare sul tracciato di Marina Bay e alla fine è arrivato uno zero.

Vettel, dopo aver subito lo speronamento di Kimi Raikkonen che gli ha sfondato la fiancata sinistra, ha provato a proseguire: il quattro volte campione del mondo non si era reso conto che la sua SF70H stava perdendo acqua o olio e si è girato sui suoi liquidi andando a sbattere contro le barriere con il muso che si è divelto.

Dopo la seconda toccata, il tedesco (che ha controllato la Rossa che procedeva in retromarcia con grande maestria) ha provato a riprendere la via dei box sperando in chissà quale riparazione. Se lo faceva Gille Villeneuve ed era un eroe, non lo poteva fare anche Vettel? No, perché dal muretto dei box è partito l’ordine perentorio dell’ingegner Riccardo Adami che via radio gli ha detto di accostare la Rossa e fermarsi.

Come mai? La ragione è semplice: se si sono rotti il radiatore dell’acqua o quello dell’olio (sono impaccati a V nella pancia della SF70H) il motore numero 3 ha subito uno stress termico non avendo la necessaria lubrificazione o l’indispensabile raffreddamento per non avere problemi di affidabilità. E quando Seb ha parcheggiato la Rossa nella via di fuga non c’erano i meccanici con i ventolini che servono a tenere basse le temperature dei radiatori.

La domanda che sorge spontanea è: oltre ad aver patito il ritiro a Singapore c’è il rischio che nel crash si sia compromessa una parte della power unit numero 3? In Malesia fra due settimane debutterà il motore 4 (che verosimilmente sarà una copia del 3) ma sei GP con un’unità è difficile farli, per cui a Maranello si augurano che almeno il motore possa essere salvato…

 

 

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Evento GP di Singapore
Sub-evento Domenica, post-gara
Circuito Singapore Street Circuit
Piloti Sebastian Vettel
Team Ferrari
Articolo di tipo Analisi
Tag ferrari