F1 | Specchietti più grandi nel 2023, ma la storia è piena di cambiamenti

La FIA ha deciso di ingrandire i retrovisori sulle monoposto del prossimo anno dopo aver osservato che molti piloti hanno avuto problemi di visibilità posteriore: la lunghezza dello specchio viene portata da 150 a 200 mm. Nikolas Tombazis ci spiega perché è stato adottato questo provvedimento e perché la F1 non ha ancora introdotto le micro-camere. Il tema spiecchietti in tempi recenti ha scatenato non poche discussioni e polemiche...

F1 | Specchietti più grandi nel 2023, ma la storia è piena di cambiamenti

I progettisti vorrebbero che fossero più piccoli possibili, perché sono montati in una posizione, ai lati dell’abitacolo, che sporca molto il coefficiente di penetrazione di una monoposto di F1, creando delle turbolenze che sporcano i flussi. Nel tempo sono diventati degli strumenti aerodinamici con supporti e forme sempre più complesse proprio per limitare gli effetti negativi sull’aerodinamica.

Ad ogni cambiamento di regolamento si modifica la posizione dei retrovisori in funzione della visibilità posteriore che viene concessa dalla ruota posteriore e dall’alettone posteriore con l'annessa paratia laterale. Il regolamento definisce un box entro il quale lo specchietto deve essere collocato per assicurare una buona visibilità al pilota di quanto accade alle sue spalle, ma l’esperienza insegna che ci sono spesso conduttori che dietro non vedono un tubo.

La FIA per il prossimo anno ha deciso di ingrandire per regolamento gli specchietti dopo che le verifiche dei commissari tecnici diretti da Jo Bauer hanno dimostrato che il solito problema si è riproposto anche quest’anno.

La storia è piena di episodi che hanno scatenato forti polemiche o ilarità. Nel 2018, per esempio, la FIA aveva autorizzato l'attacco dello specchio sull'Halo e la Ferrari in Spagna aveva introdotto un secondo supporto che per la Federazione aveva anche una funzione aerodinamica per cui l'adozione del tirante era stata vietata non senza roventi polemiche. E successivamente è stato imposto che i retrovisori dovevano essere ancorati al telaio o alle pance.

Successivamente siamo stati testimoni nel weekend del GP di Francia 2018 al Paul Ricard di un curioso episodio: proprio il delegato tecnico FIA tedesco, dopo aver convocato Sebastian Vettel, si era sistemato dietro alla SF71H con dei cartelli che riportavano diverse lettere alfabetiche e spostandosi da un lato e dall'altro della rossa aveva controllato quanto ampio fosse il campo visivo di Seb sia in altezza che lateralmente.

Jo Bauer controlla lo specchietto della SF71H di Vettel nel 2018

Jo Bauer controlla lo specchietto della SF71H di Vettel nel 2018

Jo Bauer, Delegato tecnico FIA fa le prove di visibilità dietro alla Ferrari di Vettel nel 2018

Jo Bauer, Delegato tecnico FIA fa le prove di visibilità dietro alla Ferrari di Vettel nel 2018

Il risultato era stato positivo, anche se erano emersi degli angoli ciechi che consigliarono la FIA a rivedere la norma per il 2019, sebbene la Ferrari disponesse all’epoca nel retrovisore di due specchi separati con angolazioni differenti, utili proprio ad allargare il campo visivo posteriore.

Nonostante i provvedimenti presi fu memorabile il racconto di Robert Kubica che al primo test in pista nel 2019 con la Williams FW42 raccontò: “E’ incredibile riesco addirittura a vedere le persone in tribuna, le ruote posteriori, ma non chi ho in scia se non con una minima porzione di retrovisore. Così è davvero pericoloso!”.

Lo specchietto della Williams FW42 criticato da Robert Kubica nel 2019

Lo specchietto della Williams FW42 criticato da Robert Kubica nel 2019

Photo by: Giorgio Piola

E dire che Paddy Lowe, dt della squadra di Grove, andava fiero di aver disegnato uno specchietto che era diventato un vero e proprio deviatore di flusso. Il retrovisore era diviso in tre vetri distinti e solo la porzione centrale permetteva ai conduttori di vedere le monoposto che arrivano da dietro, mentre le altre due parti inquadravano aree poco utili alla visibilità dei piloti. La FIA dichiarò la soluzione illegale dopo una richiesta di chiarimento di Andy Green, direttore tecnico della Force India.

Dettaglio dello specchietto della Mercedes W13

Dettaglio dello specchietto della Mercedes W13

Photo by: Uncredited

La Mercedes con l'introduzione della W13 quest'anno ha riaperto le diatribe montanto lo specchietto su un'ala ai lati dell'abitacolo staccata dalla pance. Non solo, ma il sostegno dello specchio è stato scomposto in una serie di deviatori di flusso separati fra di loro, molti dei quali non supportavano proprio niente. Ma quest'anno il regolamento di F1 definiva dei volumi entro cui i progettisti potevano collocare i supporti e la soluzione della Stella, per quanto discutibile, è stata ritenuta perfettamente regolare.

Dimensioni degli specchietti  previsti dalla FIA per il 2023

Dimensioni degli specchietti previsti dalla FIA per il 2023

Photo by: Giorgio Piola

Insomma l’argomento suscita sempre delle discussioni e per il prossimo anno la FIA ha deciso di ingrandire la misura dei vetri. Ne abbiamo parlato con Nikolas Tombazis, responsabile tecnico monoposto della Federazione Internazionale...
“Sì, abbiamo optato per uno specchio leggermente più grande, che passerà dagli attuali 150 a 200 millimetri di lunghezza, con 60 mm in altezza. Dopo aver effettuato qualche esperimento nelle prove libere abbiamo notato come sia migliorato l'angolo di visione posteriore”.

“Alcuni piloti non hanno trovato grandi differenze perché alcune monoposto dispongono già di specchietti abbastanza curvi. Ad altri conduttori, invece, non piace avere specchietti piegati perché si distorce troppo la visuale, quindi si tratta di reazioni soggettive. Ingrandendo i vetri contiamo di contribuire a un miglioramento oggettivo per tutti”.

In una F1 così tecnologica perché non si sostituiscono i retrovisori con le micro-camere?
“Le abbiamo prese in considerazione, ma hanno tre problemi che ancora devono essere risolti. Primo: non c'è molto spazio nell’abitacolo per inserire uno schermo TV. Secondo: i diversi colpi di luce possono non rendere visibile le immagini dello screen. Se esponi lo smartphone alla luce del sole si devono strizzano gli occhi per provare a vedere qualcosa. Quindi c'è un problema. Terzo: abbiamo notato che c'è anche un tempo di adattamento della messa a fuoco dell’occhio del pilota sul display che ci preoccupa un po'. Quando si è ad alta velocità non si può perdere mezzo decimo di secondo per avere la piena visione. Stiamo esaminando queste problematiche e stiamo studiando come si potrebbe trovare una valida soluzione, magari con impulsi audio”.

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