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Simulazione GP Brasile: l'aria è meno densa del 17%

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Simulazione GP Brasile: l'aria è meno densa del 17%
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13 nov 2019, 16:47

Anche Interlagos si trova in altura, su un altopiano a 786 metri sul livello del mare. I tecnici per il GP del Brasile devono approntare F1 con un medio carico arodinamico e con un raffreddamento maggiorato per escludere problemi di affidabilità, visto che il motore sta full gas per il 70% del giro.

Il dato è interessante: a Interlagos la riduzione della densità dell’aria è del 17%. Siccome il circuito brasiliano intitolato a Carlos Pace si trova a 786 metri sul livello del mare, i tecnici delle squadre devono compensare la riduzione di carico aerodinamico, del raffreddamento della power unit e dell’alimentazione del motore, tenendo conto che il tracciato è caratterizzato anche da un ulteriore dislivello di 40 metri.

Il sistema di sovralimentazione, inoltre, è chiamato a uno sforzo maggiorato con il compressore che deve girare più a lungo al limite di 150 mila giri di rotazione massima, per evitare una perdita di potenza che sui motori aspirati arrivava oltre il 20% e che, invece, grazie al turbo si può compensare quasi totalmente.

Ferrari SF90: si lavora sulla power unit

Ferrari SF90: si lavora sulla power unit

Photo by: Giorgio Piola

Il circuito di San Paolo è veloce e molto corto (4.309 metri): il motore è impegnato full gas per il 70% del giro, ma l’impianto ibrido non è in grado di assicurare grandi valori di ricarica elettrica sia per la brevità del giro (il record è di Lewis Hamilton in 1’07”281 è stato ottenuto nel 2018 con la Mercedes W09), sia per la presenza di solo due curve lente, come accade anche Montreal, Red Bull Ring e Monza.

La MGU-K in frenata può recuperare 743 kJ, mentre la MGU-H in accelerazione garantisce 2.488 kJ per un totale di 3.231 kJ, un valore che è tra i più bassi dell’intero campionato ma che permetterà di mettere in evidenza chi saprà trarre maggiore efficienza dall’impianto ibrido.

Stephanie Travers, ingegnere Petronas nel laboratorio mobile ai GP

Stephanie Travers, ingegnere Petronas nel laboratorio mobile ai GP

Photo by: Petronas Motorsports

Siccome il consumo di carburante non è critico (secondo la simulazione Marelli bastano 103 kg di benzina dei 110 concessi dai regolamenti per concludere il GP), e il circuito è poco sensibile alle variazioni di peso (10 kg in meno valgono solo un decimo di secondo in meno, mentre a Barcellona, tanto per fare un confronto la differenza diventa di tre decimi!), i team eviteranno di partire con meno carburante del necessario per poi dover ricorrere alla guida lift and coast per rientrare nei parametri.

È più facile che brucino un certo quantitativo di benzina per recuperare dell’energia elettrica dalla MGU-H per generare potenza (in un giro si guadagnano 0”19 con 10 cavalli in più).

La pista brasiliana (con 5 curve a destra e 10 a sinistra) ha un’elevata velocità media (circa 230 km/h) per cui è consigliato un assetto aerodinamico medio.

L’ala mobile aperta è capace di assicurare una velocità di 15 km/h in più sul rettilineo del traguardo (1.240 metri) che si percorre in 14”5 a pieno regime e 12 km/h sul rettifilo opposto che è di 820 metri e si copre in 10”0. Alla speed trap si dovrebbero raggiungere in assetto da qualifica i 349 km/h.

L’efficienza aerodinamica paga: sarà importante trovare un buon compromesso fra una vettura il più scarica possibile che dovrà cedere qualcosa alla resistenza all’avanzamento per garantirsi un buon raffreddamento degli impianti con il 17% di portata d’aria in meno.

Questo discorso vale sia per il motore che per i freni. Ci sono solo tre staccate impegnative (Curva 1, 4 e 6), ma è al fondo del rettilineo dei box che si registra una decelerazione di 5,3 g di picco.

Interlagos non è selettivo per la trasmissione, ma è curioso registrare che il rapporto più usato è l’ottava marcia (29% del giro), seguita dalla terza (18%). Per completare il GP sono necessari 2.840 passaggi di marcia.

Set selezionati per il GP del Brasile

Set selezionati per il GP del Brasile

Photo by: Pirelli

La Pirelli per il 20esimo e penultimo appuntamento stagionale ha scelto le gomme dalla mescola più dura (C1, 2 e 3) ripetendo le combinazioni già viste in Bahrain, Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Giappone.

In partenza la distanza con la prima staccata è breve: solo 205 metri, per cui conterà moltissimo il modo in cui i piloti sapranno gestire il rilascio della frizione. La gara quasi sicuramente si effettuerà con un solo pit stop: la pit lane lunga 392 si percorre in 17”6 alla velocità limite di 80 km/h. Ma non si perde molto tempo in corsia box per cui c’è chi potrebbe azzardare anche una strategia diversa…

Jean-Pierre Jabouille, Renault RE20, lotta con Gilles Villeneuve, Ferrari 312T5, e Didier Pironi, Ligier JS11/15 Ford, al GP del Brasile del 1981

Jean-Pierre Jabouille, Renault RE20, lotta con Gilles Villeneuve, Ferrari 312T5, e Didier Pironi, Ligier JS11/15 Ford, al GP del Brasile del 1981

Photo by: Motorsport Images

 

 

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Serie Formula 1
Evento GP del Brasile
Location Autódromo José Carlos Pace
Autore Franco Nugnes