F1 | Shwartzman esclusivo: il pilota "virtuale" che aspetta la F1-75

In questa chiacchierata esclusiva il pilota della Ferrari racconta quanto il lavoro al simulatore del Cavallino lo abbia fatto maturare, ma anche dell'attesa per la sua prima FP1 al volante della F1-75. Svela poi i motivi che lo hanno portato a scegliere la licenza israeliana dopo il conflitto tra Russia ed Ucraina.

F1 | Shwartzman esclusivo: il pilota "virtuale" che aspetta la F1-75

In due delle restanti nove tappe del calendario di Formula 1, la Ferrari affiderà per la prima volta una sua monoposto ad un test driver. Due sessioni FP1, una volta al fianco di Sainz ed una di Leclerc come previsto dal regolamento 2022 che intende aiutare i giovani piloti che, con così poche vetture sullo schieramento, faticano a mettersi in luce.

A scendere in pista con la F1-75 sarà Robert Shwartzman, legato da cinque anni alla Ferrari come pilota della Driver Academy ed impegnato lo scorso anno in Formula 2. Dallo scorso mese di dicembre Shwartzman è uscito dai radar, per riapparire a metà luglio sul circuito del Mugello, impegnato in un lungo test al volante della Ferrari SF21.

Motorsport.com ha incontrato Robert a Maranello, parlando di ciò che ha fatto in questi mesi e dell’attesa per il debutto al volante della F1-75, passando dal corposo lavoro che svolge al simulatore alla crisi russo-ucraina che lo ha convinto a prendere la licenza del suo paese di nascita, Israele. Una chiacchierata in perfetto italiano, nella pausa tra due sessioni al simulatore.

Ti avevamo visto al volante a gennaio a Fiorano con la SF71H e prima ad Abu Dhabi con la Ferrari e la Haas ai test post stagionali. Sei riapparso al Mugello in un’intensa giornata di test con la Ferrari SF21. Com’è andata?
“È stata una giornata per me molto bella e importante, credo che il test sia stato positivo anche per la squadra visto che abbiamo fatto un sacco di giri, 130 per l’esattezza, per un totale di 680 km, più o meno la distanza di un weekend di gara”.

Sei tornato al volante di una monoposto dopo 5 mesi, e lo hai fatto sul circuito impegnativo come quello del Mugello. Nessun problema fisico o di adattamento?
“Ho cercato delle risposte, soprattutto volevo capire se il lavoro fatto al simulatore, nonché la preparazione fisica, alla fine avrebbero funzionato, e devo dire che sono stato molto soddisfatto da quanto è emerso. Ho fatto la mia parte completando il programma che la Ferrari mi ha assegnato, e alla fine è stato un test molto importante, difficile ma anche interessante. Ho completato una decina di test al volante di vetture di Formula 1, ma quello del Mugello è stato uno dei più impegnativi perché fisicamente non era scontato riuscire a completare tutti quei giri dopo cinque mesi di stop. Il Mugello, come dicevi, è una pista impegnativa, e credo che il simulatore mi abbia dato un grande aiuto nel prendere la confidenza iniziale con la monoposto”.

Robert Shwartzman, Ferrari

Robert Shwartzman, Ferrari

Photo by: Ferrari

Hai nominato il simulatore. In questa stagione non ti abbiamo ancora visto in pista, ma sappiamo che stai lavorando molto a Maranello.
“Quest’anno le mie mansioni sono po’ diverse dagli anni passati. Ad inizio stagione insieme alla Ferrari è stato concordato che, come test driver della squadra, avrei dovuto dedicare molto tempo al simulatore, e per fare in modo di trarne il massimo beneficio si sarebbe trattato di una full immersione nel team. senza partecipare ad alcun campionato”.

Nel tuo ruolo, dai anche degli input per migliorare il simulatore in sé?
“Si, ma è sempre un lavoro di gruppo. Gli ingegneri mi danno gli input per farmi migliorare e io se credo che ci siano dei parametri da ottimizzare faccio lo stesso. Direi che insieme abbiamo fatto un buon lavoro”.

Ormai non è un segreto che ti rivedremo presto nel contesto dei weekend di Formula 1. Ti aspettano due FP1 con la Ferrari…
“Si, sono un po' emozionato all’idea. Non so ancora di preciso in quali appuntamenti sarò in pista, ma sarà indubbiamente un bel momento. Sono orgoglioso di poter guidare una Ferrari in un weekend di gara, e anche molto interessato a verificare il lavoro di correlazione fatto con gli ingegneri al simulatore. Abbiamo speso così tante ore per migliorare la monoposto virtuale e portarla il più possibile vicino alla realtà, che ora non vedo l’ora di toccare con mano i risultati di questo lavoro”.

Ci sono sempre opinioni contrastanti sul lavoro al simulatore. Nel tuo caso che bilancio tracci?
“Non so più quante giornate di lavoro ho svolto con i tecnici! Posso parlare per me, e nel mio caso è stato veramente utile, perché mi ha aiutato a capire come lavora una squadra di Formula 1, ed in particolare come lavorano gli ingegneri. Ho capito cosa viene chiesto ad un pilota, come dialogare nel modo più efficiente, e come si lavora sui parametri di settaggio della monoposto. Ora mi sento molto più ‘sul pezzo’, e ne ho avuto la conferma quando ho avuto la possibilità di girare al Mugello. Sono entrato in pista che avevo già un’idea precisa di dove cambiare marcia, dove frenare così come con le traiettorie”.

Robert Shwartzman, Ferrari

Robert Shwartzman, Ferrari

Photo by: Ferrari

Ti sei sentito più a tuo agio?
“Si, non parlo tanto della pista quanto del dialogo con gli ingegneri. Credo che il lavoro che sto svolgendo mi abbia fatto maturare in questo aspetto”.

Restando sul test del Mugello, non è sfuggita la bandiera israeliana sulla tua tuta. Come è maturata la scelta di prendere la licenza in Israele?
“Semplice. Sono nato in Israele, a Tel Aviv, e li ha vissuto la famiglia di mio padre, che è israeliana. Ho trascorso a Tel Aviv i miei primi tre anni di vita, poi la mia famiglia si è trasferita in Russia e tornavamo ogni tanto in Israele per trovare i parenti di mio padre. Quando ho iniziato la mia attività in karting mio papà (scomparso due anni fa per complicazioni legate al Covid-19, ndr) ha deciso di farmi prendere la licenza russa, poiché vivevamo li. Ero giovanissimo, sei anni, e poco dopo ho iniziato a frequentare l’Italia, che è da sempre l’epicentro del mondo del kart, e così dopo un po', a nove anni, mio padre ha preso la decisione che sarebbe stato meglio per me trasferirmi in Italia. All’inizio parlavo un po' di inglese, ma poi ho velocemente appreso anche l’italiano dovendo frequentare anche la scuola. Da allora non mi sono più spostato, mi sono diplomato in Italia e poi mi sono trasferito a Maranello nel 2017 in coincidenza con l’ingresso nella Ferrari Driver Academy. Tornando alla domanda, ho sempre avuto ovviamente il passaporto israeliano, e per questo, quando la situazione tra Russia e Ucraina è precipitata ho deciso di chiedere la licenza in Israele. Dopotutto io voglio fare il pilota, arrivare in Formula 1 è il mio unico traguardo e, nell’attesa che le autorità del motorsport prendessero le decisioni che poi hanno preso, in me è subito scattata l’esigenza di fare in modo di essere quanto prima di nuovo disponibile qualora la Ferrari avesse avuto bisogno di mettermi in macchina. Abbiamo reagito in fretta per evitare di perdere qualunque potenziale opportunità”.

Per anni hai avuto un supporto finanziario da SMP Racing. Hai chiuso i rapporti?
“Si, è un discorso chiuso. Sicuramente non sarei dove sono oggi senza il loro supporto insieme a quello di FDA. SMP Racing mi ha dato un bell'aiuto negli anni passati però da quest’anno ho iniziato a camminare con le mie gambe e tutta la mia attività sportiva dipende interamente da Ferrari”.

Sei uno sportivo, abituato a lavorare e gareggiare con persone di tantissime nazionalità. Che effetto ti ha fatto assistere al conflitto Russa-Ucraina?
“Le immagini che abbiamo visto credo che si commentino da sole. Sono ancora giovane e non ho ancora tanta esperienza di vita, ma questo conflitto, così come tutti i conflitti, è un male per tutti. Vedere morire delle persone è qualcosa di tragico che non vorresti vedere mai. Mi ha colpito e mi colpisce perché sembra una cosa così lontana dal mio mondo, ho sempre vissuto concentrato sulla mia attività sportiva, e continuo a farlo, ma si fa fatica ad accettare una realtà del genere. Mi è stato detto ‘perché non scrivi qualcosa sui social in merito?’ e ci ho pensato, ma cosa potrei aggiungere alla fine? Mi sembra qualcosa di irreale e più grande di me. Ci sono cose che forse capirò col tempo, sono cresciuto in un mondo senza frontiere, con forti valori e apertura mentale ed è chiaro che quello che sta accadendo è molto distante da tutto questo. Io voglio concentrarmi sul costruire qualcosa di buono, che possa rendere orgogliosa la mia famiglia e possa avverare il sogno di mio padre che desiderava vedermi in Formula 1”.

Robert Shwartzman, Ferrari

Robert Shwartzman, Ferrari

Photo by: Ferrari

Torniamo alla tua attività sportiva. Ti manca l’adrenalina del weekend di gara?
“Durante i weekend di gara di Formula 1 il mio ruolo è quello di ‘race support’: lavoriamo a Maranello fino a quando c’è bisogno di noi, nel fine settimana di Miami abbiamo terminato alle sei del mattino! La nostra è come se fosse una terza macchina, ovviamente virtuale, che gira nelle prove libere. L’adrenalina mi manca, certo, ed è stato già diverso quando ho girato al Mugello, perché sono tornato a dover fare i conti con la forza ‘G’ reale, e senti quel feeling di quando ti avvicini al limite. Per quanto il mondo virtuale si sia evoluto, l’adrenalina che senti quando sai di essere molto vicino al limite non la trovi da nessun’altra parte che non sia la pista”.

Nel tuo ruolo di pilota al simulatore, hai modo di confrontarti anche con Leclerc e Sainz?
“Si, certo. Quando arrivano i dati dalla pista durante i weekend di gara mi occupo delle correlazioni e facciamo delle prove, poi ci confrontiamo e capita che mi rivolgano delle domande su cosa ritenga meglio, ad esempio, tra due soluzioni. È un lavoro di gruppo”.

Hai già pensato al tuo 2023? Dove credi che potremo vederti?
“I pensieri ci sono, eccome! Il mio obiettivo principale è la Formula 1, e farò il massimo che posso per riuscire ad avere un’opportunità. Poi la decisione sarà presa con Ferrari, ma al momento è un po' presto, vedremo. Ovviamente spero che il lavoro che sto facendo in questa stagione mi possa essere d’aiuto”.

Hai anche un piano ‘B’ se non dovessero aprire le porte della Formula 1?
“Sinceramente non ho un vero e proprio piano B, del tipo che se non andrò in Formula 1 ci sarà già un progetto alternativo. A volte penso a cosa potrei fare, ma oggi sono totalmente concentrato sulla Formula 1”.

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