Addio a Renzo Zorzi, un campione incompreso

Addio a Renzo Zorzi, un campione incompreso

Dal successo con la GRD-Lancia al Gp di Monaco di F.3 alla breve storia nel Circus con la Shadow e la Williams

È ricordato più per lo splendido successo nel Gp di Monte Carlo di Formula 3 del 1975 al volante della GRD 374–Lancia schierata dalla Scuderia Mirabella Mille Miglia che per la sua presenza in Formula 1, dove, comunque, ha conquistato un punto iridato.

Renzo Zorzi è morto oggi all’età di 68 anni. Trentino di Ziano di Fiemme, si è spento in meridione dove alla fine degli anni ’90 aveva aperto la sua scuola di pilotaggio che aveva l’autodromo di Binetto come sede.

Collaudatore della Pirelli, l’italiano ha avuto una storia breve nel Circus perché era considerato uno dei piloti con la valigia e non è stato, quindi, apprezzato per quelle che erano le sue doti di guida e di coraggio: nella F.3 a Monaco hanno vinto sempre i campioni, ma Renzo non l'ha mai potuto dimostrare. Il Principato ha sancito la sua ascesa nell’Olimpo delle corse così come la sua rapida uscita.

In Formula 1 ha disputato solo sette Gran Premi, conquistando un sesto posto in Brasile nel 1977 con la Shadow DN5 sponsorizzata da Franco Ambrosio, il discusso finanziere italiano che era diventato il re del grano, prima di essere travolto da inchieste e scandali.

A portare Renzo Zorzi nella massima serie era stato Frank Williams che lo aveva voluto far debuttare nel Gp d’Italia del 1975 sulla seconda Williams FW03-Ford con la quale si era qualificato 22esimo e aveva visto la bandiera a scacchi al 14esimo posto.

Nel 1976 la squadra inglese era stata acquistata dall’austriaco Walter Wolf e solo nella gara di apertura era stata schierata la Williams FW04-Ford che era stata affidata proprio a Renzo Zorzi, prima che il team passasse alla Hesketh 308C.

Il ritorno nel Circus è avvenuto l’anno dopo grazie alla Shadow, il team di Don Nichols che poteva contare sul supporto economico di Franco Ambrosio che aveva imposto un pilota italiano: per questo fu scelto Renzo che non è mai stato amato dalla squadra diretta da Alan Rees e Jackie Oliver.

Per gli inglesi la sua reputazione cade a zero in occasione del Gp del Sud Africa. Il trentino si ferma lungo il rettilineo dei box per una perdita d’acqua dal radiatore. Dalla fiancata esce del fumo, mentre il pilota si agita nell’abitacolo perché non riesce a staccare il tubo che collega il casco alla bombola dell’aria medica.

Zorzi non aveva mai imparato quel movimento e tirava sempre in senso contrario ogni volta che doveva scendere dalla sua DN8. Un giovane commissario, vedendo Renzo agitarsi nel cockpit, aveva deciso di attraversare la pista dalla pit lane, imbracciando un estintore, temendo che la monoposto potesse andare a fuoco.

Un gesto inconsulto, perché si è lanciato in pista mentre stava arrivando in piena velocità l’altra Shadow, quella di Tom Pryce che non ha potuto fare niente per evitare un impatto straziante. Il commissario è rimasto falciato dalla monoposto e il giovane pilota è stato colpito in pieno volto dall’estintore . La monoposto, priva di controllo, si è schiantata in fondo al dritto con Tom che era già morto sul colpo.

Un incidente brutale, quanto inutile, aveva privato la Gran Bretagna di uno dei suoi conduttori più promettenti. Gli inglesi della squadra l’avevano giurata a Renzo per quella che loro avevano giudicato un’inutile sceneggiata nell’abitacolo.

Si era rotto il rapporto che non si era mai creato: non bastavano nemmeno i soldi di Ambrosio per tenere Zorzi in squadra. I britannici avevano deciso di sostituirlo con un altro conduttore tricolore. Dopo il ritiro a Long Beach per il cedimento del cambio e quello in Spagna per il motore, il trentino è stato appiedato al Gp di Monaco senza troppi complimenti.

Quando Renzo è arrivato nel paddock del Principato ha scoperto che sulla sua macchina c’era il nome di Riccardo Patrese, che avrebbe fatto il suo debutto in Formula 1. Nessuno del team Shadow lo aveva informato! Un atteggiamento davvero indecoroso, per un pilota che non ha mai avuto la possibilità di dimostrare il suo valore. Era un bonaccione in mezzo ai lupi...

Disgustato, Renzo aveva lasciato il Circus ma non le corse: nel suo palmares figura anche una 1000 Km di Monza vinta nel 1979 con la Lola T286-Ford di Gruppo 6 divisa con Marco Capoferri. Poi solo qualche apparizione sulla Porsche 956 di Massimo Sigala divisa con l’argentino Oscar Larrauri prima del trasferimento in Puglia dove ha iniziato una seconda esistenza insegnando a tanti giovani piloti i primi rudimenti della guida in pista.

Poi la lunga malattia. L’inizio della fine. Anche nei momenti più duri Renzo ha avuto un sorriso sulle labbra. E, recentemente, ha ripreso a tenere i contatti con il mondo grazie ai social network: Facebook è stata la sua finestra, ritrovando amici vecchi e nuove conoscenze. Non sarà dimenticato…

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Campionati Formula 1
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