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Formula 1 GP dell'Emilia Romagna

F1 | Red Bull-McLaren: il duello si è giocato sulle temperature

Il GP a Imola è stato come un'altalena di emozioni, tra un copione che sembrava già scritto e un finale che si è dimostrato più teso di quanto si potesse immaginare. La sfida tra Red Bull e McLaren si è giocata sulla gestione delle temperature: scopriarmo quali sono stati i problemi dei due team e come hanno influito sull'andamento della gara.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20, Lando Norris, McLaren MCL38

Gli ultimi due Gran Premi hanno qualcosa in comune. In entrambi gli appuntamenti di Miami e Imola, dopo pochi giri il destino della corsa sembrava ormai scritto, con un Max Verstappen in fuga mentre gli avversari seguivano a distanza. Ciononostante, sia negli Stati Uniti che in Italia il finale di gara non si è rivelato così scontato come si poteva pensare inizialmente.

Ciò che cambia è il risultato finale, perché a Imola, con una difesa sofferta, l’olandese si è imposto nel weekend in cui, più di ogni altro momento della stagione, la Red Bull si è dimostrata battibile. Senza dubbio, le fondamenta di questo successo arrivano dal sabato, dalla pole position strappata alle McLaren, perché senza quella prima posizione il copione della gara sarebbe stato differente. Partire davanti ha giocato un ruolo chiave su più fronti, non solo perché Imola fa della track position un elemento cruciale, ma anche perché ha permesso al tre volte campione del mondo di non restare nella scia sporca, gestendo sia il passo che le temperature.

In particolare, è proprio attorno a quest’ultimo aspetto che girano le differenze di ritmo che si sono viste durante la gara, alla ricerca di quella famosa quanto ristretta finestra di funzionamento che ha messo in crisi o ha messo le ali ai tre protagonisti del Gran Premio. In Formula 1 tutto cambia in fretta, alle volte anche durante la stessa gara e, infatti, questo appuntamento può essere diviso in due differenti tronconi.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Stessi problemi ma in modo differente

La pole conquistata al sabato, la settima consecutiva nel corso di questo campionato, ha subito messo Verstappen nelle condizioni di provare a replicare un copione visto in altri eventi, tentando la fuga per mettersi al riparo dalla possibilità che Norris potesse sfruttare il DRS.

Se nei primi otto giri il gap tra i due si è mantenuto costante sotto i due secondi, dal nono passaggio in poi la forbice ha iniziato ad ampliarsi, complici anche le preoccupazioni della McLaren sulla condizione delle gomme. Effettuando un raffronto sui tempi, è proprio in quella fase della corsa che il britannico ha accusato la maggior parte del distacco, perché nello spazio di sette giri il gap si è più che raddoppiato, ampliandosi da due a ben cinque secondi.

Via radio, infatti, era stato lo stesso team di Woking a suggerire a Norris di iniziare a gestire le coperture, in particolari quelle posteriori: un dettaglio che emerge in maniera chiara anche osservando i riferimenti telemetrici, da cui si può notare come l’inglese abbia iniziato a gestire le gomme nelle fase di trazione, come in uscita dalla Tosa, dalle Acque Minerali e dalla Variante Alta.

Confronto Norris primo stint - Imola 2024

Confronto Norris primo stint - Imola 2024

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Qui emerge anche un dettaglio molto interessante. Norris ha spiegato come McLaren avesse impostato la macchina aspettandosi temperature più fresche, soprattutto a livello d’asfalto, motivo per il quale era stato deciso di caricare l’anteriore. Tuttavia, all’inizio della gara le temperature si sono confermate simili a quelle dei giorni precedenti, se non addirittura leggermente superiori, attorno ai 45°C per la pista. Con una vettura impostata per proteggere l’anteriore, in realtà McLaren si è scontrata con l’effetto contrario, patendo un posteriore “leggero” con entrambi i piloti.

Uno stacco netto che, però, si è ridotto nelle fasi successive, quando anche Verstappen ha iniziato a soffrire la gestione della gomma, tanto che dal sedicesimo passaggio in poi a sua volta ha iniziato ad alzare i propri tempi accusando un sottosterzo sempre più accentuato. È in questa fase che sono arrivati anche i vari avvisi per track limit, proprio perché in alcune curve iniziava ad avvertire una mancanza di precisione all’anteriore finendo oltre la linea bianca.

Curiosamente, i problemi sono stati simili a quelli della McLaren, ma anche opposti. Se la squadra di Woking ha sofferto la gestione delle coperture posteriori, al contrario Verstappen ha patito il progressivo deterioramento degli pneumatici anteriori. Differenti, di conseguenza, sono state anche le varie aree di gestione in casa Red Bull, ovvero la Villeneuve, la Piratella e l’ingresso delle Acque Minerali, dove vi è un trasferimento di carico associato forse laterali piuttosto importante.

Lando Norris, McLaren MCL38

Lando Norris, McLaren MCL38

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Le difficoltà Red Bull sulla hard e la difesa di Max

Date le difficoltà e il fatto che si sentisse sotto pressione dalla Ferrari hanno spinto McLaren a rientrare abbastanza presto con Norris. Una mossa che il team di Woking ha studiato con attenzione, chiedendo più ai piloti se sarebbero riusciti a sopravanzare Perez con gomma nuova una volta rientrati in pista. Una volta ricevuta conferma positiva, McLaren ha fatto la propria mossa, il che li ha messi al riparo da un possibile undercut di Leclerc.

Tuttavia, memori delle difficoltà nel primo stint e che sarebbe stata una seconda parte di gara piuttosto lunga da percorrere sulla hard, gli ingegneri hanno subito suggerito un approccio conservativo, specie nelle zone di trazione, tanto da rimettere Norris sotto tiro da parte del monegasco della Ferrari. Ma, una volta arrivato alle sue spalle, Leclerc si è scontrato con le difficoltà dovute al seguire in aria sporca, iniziando ad accusare una perdita di grip che lo hai poi portato all’errore della Variante Alta. Con gomme ormai surriscaldate, l’operazione aggancio non si è riprosta più avanti, ma questa non è stata l’unica ragione: Norris ha infatti iniziato ad abbassare progressivamente i tempi dal 44° giro, tornando a girare stabilmente sotto l’1:20s.

Il cambio di ritmo è stato piuttosto marcato ed è dovuto a due fattori. Da una parte lo stesso Norris ha spiegato che nella prima parte di stint non sentiva grande fiducia nelle coperture, ma intervenendo con gli ingegneri sui vari switch, come la ripartizione della frenata e il differenziale, ha ritrovato confidenza regolando alcuni elementi da un avantreno fin troppo “forte” verso il posteriore. Inoltre, proprio in quella fase di gara le temperature sono iniziate a calare, riducendo lo stress sul retrotreno. Questi due elementi hanno permesso a Norris di allungare su Leclerc ricucendo progressivamente il gap su Verstappen.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Dall’altra parte, chi ha patito questo calo delle temperature, sia dell’asfalto che delle gomme hard, è stato il portacolori della Red Bull, che nello spazio di pochi giri ha visto progressivamente assottigliarsi il delta costruito nella prima parte di gara. Inoltre, Red Bull era stata una dei pochi team a non aver provato la mescola più dura durante le libere, non avendo così reali riferimenti in vista della gara, al contrario della McLaren, che l’aveva provato a lungo in FP2 con Piastri.

“Quando sono passato alle gomme hard, forse non nei primi 5-10 giri, ma dopo ho pensato di non essere sicuro che quella gomma sarebbe arrivata fino al traguardo. Sono uscite fuori dalla finestra ideale, era come guidare sul ghiaccio, si sente quando non hai più grip, come in curva sette”, ha raccontato Max.

In una situazione di difesa, Verstappen ha dovuto cambiare il modo di guidare per resistere all’assalto di Norris, con linee differenti per massimizzare l’uscita sui rettilinei e mappature improntate al recupero di energia da sfruttare sugli allunghi, in modo da avere un’arma in più per proteggersi. Ed è stato proprio in quei momenti che è venuta fuori la freddezza dell’olandese, perché l’errore era dietro l’angolo.

Il lavoro svolto al simulatore da Sebastien Buemi tra il venerdì e il sabato per ribaltare il setup è stato cruciale, ma si è rivelato un semplice compromesso in una situazione complessa: il resto ce lo ha messo Verstappen. Non è una novità, ma per Red Bull il tre volte campione del mondo rappresenta un valore aggiunto, essenziale.

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