Mercedes: ecco il segreto che la Ferrari copierà nel 2022

La Stella ha avuto il coraggio di rendere pubblica una soluzione della power unit che ha reso vincente la Mercedes dall'inizio dell'era ibrida: stiamo parlando del compressore separato dal turbo con in mezzo la MGU-H. Questa idea verrà sviluppata nel 2022 anche da Ferrari e Renault: E a Maranello sono pronti ad andare oltre con concetto innovativo prina che scatti il congelamento dei motori.

Mercedes: ecco il segreto che la Ferrari copierà nel 2022

Piero Ferrari, vice Presidente del Cavallino, nei giorni scorsi aveva detto che un difetto della Formula 1 è che si spendono cifre enormi per sviluppare soluzioni che restano segrete per anni.

“Disponiamo di monoposto velocissime con una tecnologia molto avanzata che però non conosce nessuno – ha spiegato Ferrari - sono i team che vogliono tenere top secret certe soluzioni, anziché divulgarne i concetti più innovativi. Certo, alcune idee sono coperte da brevetti, ma si spendono cifre spaventose per poi tenere tutto di nascosto. Che senso ha?”.

Il discorso dell’erede del Drake non fa una grinza: a livello di power unit si parla spesso di MGU-H, il motogeneratore che sfrutta l’energia del turbo per generare energia elettrica da sfruttare nell’erogazione di potenza della MGU-K, l’altro motogeneratore che recupera l’energia cinetica in frenata e che trasferisce all’albero motore del 6 cilindri endotermico fino a 120 kW.

MGU-H e MGU-K sono fondamentali nel definire le prestazioni di una power unit, ma fanno notizia solo in occasione di eventuali cedimenti. Finora le poche immagini che si sono viste di questi particolari sono state “rubate” durante una sostituzione nei box, perché le squadre fanno tutto il possibile per tenere queste parti nascoste, come se dovessero essere celate a Fort Knox.

Bisogna rendere merito al nostro Giorgio Piola di aver saputo trarre un disegno dell’insieme compressore, MGU-H e turbo della Mercedes. Lo diciamo subito: il team della Stella in un video diffuso nei giorni scorsi ha deciso di “desecretare” le prime immagini di questo sistema così complesso e delicato che caratterizza dal 2014 le monoposto ibride.

Lo diciamo subito: la versione mostrata non è certo una delle più recenti, ma bisogna riconoscere il merito a chi sta dominando la F1 di non avere la paura di mostrare una delle soluzioni top secret che fanno discutere il Circus.

La Mercedes, infatti, è stata il primo motorista che ha diviso l’impianto di sovralimentazione, collocando il turbo in coda al motore endotermico, direzione scarico, mentre il compressore è stato spostato all’altro capo del 6 cilindri. Per regolamento i due elementi devono essere collegati da un albero e in mezzo è stata inserita la MGU-H.

I motoristi di Brixworth, sede di Mercedes AMG HPP, hanno pensato bene di accoppiare il motogeratore elettrico al compressore, tenendo la MGU-H il più lontano possibile dal turbo, fonte di calore.

Questa architettura permette una packaging dei componenti della power unit più favorevole: all’inizio dell’era ibrida i problemi erano legati all’affidabilità dell’albero di collegamento che arriva a girare fino a 150 mila giri al minuto. Poi con l’evoluzione dei materiali e delle leghe, il guaio è stato definitivamente risolto, tanto che il propulsore della Stella è diventato il più potente e vincente del Circus.

La Honda ha già implementato sul motore dello scorso anno questa soluzione, mentre Ferrari e Renault si stanno orientando entrambe verso il concetto Mercedes per le power unit che nel 2022 equipaggeranno le monoposto a effetto suolo.

Tutti i Costruttori impegnati nei GP si stanno convertendo a una filosofia costruttiva che sta facendo scuola, segno che può dare indiscutibili vantaggio sia in termini prestazionali che di packaging, consentendo un lay out vantaggioso per gli aerodinamici.

Stando alle indiscrezioni raccolte da Motorport.com la Ferrari vorrebbe avventurarsi in un’estremizzazione del concetto Mercedes: il compressore, separato dal turbo, potrebbe essere integrato nel cassoncino di aspirazione, spingendo la ricerca ben oltre i limiti sperimentati a Brixworth. Il dubbio è che anche nella sede inglese si stiano muovendo nella stessa direzione…

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