L'addio a Gerard Ducarouge, genio francese

L'addio a Gerard Ducarouge, genio francese

Il progettista borgognone che ha iniziato con la Matra è scomparso a 73 anni dopo una brutta malattia

Il Duca se n’è andato. In silenzio, lontano dalle piste. Dopo una lunga malattia. Era un fumatore incallito. Non aveva mai smesso. Era un personaggio eclettico a tratti geniale: un ingegnere capace di grandi intuizioni ma che non si faceva scrupolo di copiare soluzioni altrui, e spesso sapeva svilupparle meglio di quelle originali. Gérard Ducarouge è morto martedì a 73 anni.

Era nato a Paray-le-Monial il 23 ottobre 1941 e aveva effettuato gli studi di ingegneria presso l’École Nationale Technique d’Aéronautique. L’ingegnere borgognone aveva iniziato a lavorare come esperto missilistico della Nord Aviation, prima di passare alla Matra dove ha dato sfogo alla sua passione cominciando a progettare la monoposto di F.3.

Le sue capacità non erano passate inosservate perché passando per la F.2 era arrivato in fretta a meritarsi un posto in F.1. Gérard ha curato la Matra MS80, la monoposto con la quale Jackie Stewart ha vinto il primo titolo mondiale piloti nel 1969. Cinque vittorie, due pole, cinque giri più veloci e nove podi sono il bilancio della vettura transalpina che ha lasciato un segno nella storia del Circus.

Il tocco magico di Ducarouge si era visto anche nel mondiale Sport: la Casa francese aveva dominato la scena anche nelle gare di durata nel periodo compreso fra il 1972 e 1974, quando arrivò il successo sia alla 24 Ore di Le Mans che nel Mondiale Marche.

Chiusa l’esperienza alla Matra, Ducarouge era diventato un punto di riferimento tecnico importante della Ligier dove ha disegnato macchine importanti: indimenticabile la JS5 con l’enorme presa dinamica del motore Matra, mentre il primo successo era arrivato con la JS7 al Gp di Svezia del 1977 con Jacques Laffite. La JS11 del 1979, invece, aveva espresso al meglio il concetto dell’effetto suolo lottando fino alla fine per il titolo iridato. Il Duca aveva saputo sviluppare le minigonne mobili sfruttando il tessuto dei paracadute che assicuravano la perfetta tenuta con l’asfalto, evitando pericolose perdite di carico.

Il transalpino era rimasto con il burbero Guy Ligier fino al 1982. Il proficuo sodalizio si era rotto per rispondere alla “sirena” dell’Alfa Romeo che tornava in Formula 1 dopo i fasti degli anni 50. La 182 dotata del 12 cilindri di tre litri di Carlo Chiti non si era rilevata particolarmente competitiva, anche se aveva regalato ad Andrea de Cesaris la pole position a Long Beach.

Il rapporto con il motorista toscano era molto conflittuale per cui Gérard a inizio 1983 era approdato alla Lotus, con l’ingrato compito di riempire il vuoto lasciato da Colin Chapman, il patron che era prematuramente morto l’anno prima.

Nell’era turbo la Lotus era riuscita a rilanciarsi grazie alle trovate di Ducarouge, al talento in piena esplosione di Ayrton Senna e alla potenza del 6 cilindri Renault da 1,5 litri: tre vittorie e otto pole nel 1985 con la 97T, due successi e altrettante partenze al palo nel 1986 con la 98T, per finire con due successi e due pole con la 99T che era passata al motore Honda Turbo nel 1987. Si trattava di una monoposto innovativa visto che erano state introdotte le sospensioni attive sviluppate Peter Wright.

Con l’uscita di Ayrton dalla Lotus, il brasiliano era approdato alla McLaren, Ducarouge aveva deciso di tornare in Francia per seguire le Lola dell’amico Gérard Larrousse: un’esperienza durata fino al 1990 con poche soddisfazioni che aveva riportato poi il transalpino alla corte di Guy Ligier fino al 1994. Poi era uscito dal Circus per tornare alle origini in Matra Automobiles. E così si era chiuso un cerchio…

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