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Borsari addio: il "capo-meccanico" ha spento il motore

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Borsari addio: il "capo-meccanico" ha spento il motore
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28 mar 2013, 18:50

Mauro Forghieri ricorda un episodio che spiega chi fosse Giulio, ferrarista dal 1963 alla pensione

Borsari addio: il
Un pezzo di storia se n'è andato in silenzio. Giulio Borsari ieri ha “spento” il motore a 88 anni. Per tutti era il “capo-meccanico”. Autorevole come un ingegnere, ha tenuto a battesimo generazioni di meccanici del Reparto Corse della Ferrari. Aveva una credibile soluzione a qualsiasi problema. Era carismatico: non aveva bisogno di alzare la voce per tenere unita la squadra. E poi era sempre pronto a dare il buon esempio. “E' proprio vero - ricorda Mauro Forghieri con il tono commosso - mi viene in mente un episodio del Gp di Germania del 1970 disputato ad Hockenheim. I piloti erano Jacky Ickx e Clay Regazzoni con la 312B. Nelle prove libere era emerso che le bronzine del 12 cilindri boxer si grippavano perché c'era poco gioco. Giulio seguiva la monoposto di Ickx. All'epoca non c'erano i box di oggi e nel paddock c'era solo un prato verde: Borsari quando era ormai notte mi disse di mandare a dormire i meccanici, ma mi chiese di restare con lui. Non sapevo che cosa volesse fare: si presentò con del filo di spago e della carta abrasiva. Poi cominciò ad aprire il 12 cilindri di Jacky. Con cura e delicatezza mise mano al propulsore, smontando pezzo per pezzo. E con calma mi spiegò come togliere due decimi smerigliando l'albero piatto del motore. Era stato chiaro e convincente: non potevamo sbagliare. Io da una parte e lui dall'altra: impiegammo quattro ore. E quando avevamo finito con un lavoro di fino, ricominciò a rimontare il tutto con precisione chirurgica e lucidità”. Jacky Ickx partiva dalla pole position. La gara se la stavano giocando in quattro: per trenta giri Ickx, Rindt, Regazzoni e Amon si erano dati battaglia con il gioco delle scie, cambiando l'ordine di classifica ad ogni tornata: “Clay fu costretto al ritiro, come Amon, per problemi al motore, mentre Jacky contese il successo a Rindt fino all'ultimo giro. Quel podio era di Giulio quanto di Ickx. Avevo appreso uno dei suoi tanti “segreti” che sapeva trasmettere alle nuove generazioni di meccanici quando si meritavano la sua fiducia". Nato a Montale nel 1925, Giulio Borsari si era formato alla Maserati dopo la guerra: con il tridente è rimasto fino al 1957. Aveva fatto in tempo a festeggiare il mondiale di Juan Manuel Fangio, quando la Casa modenese decise di sospendere le attività sportive. Chiamato da Mimmo Dei poi ha curato le vetture della Scuderia Centro-Sud, prima di approdare a Maranello. È rimasto alla Ferrari fino all'età della pensione. Gli erano bastati due anni per diventare il capo-meccanico rispettato da tutti, a cominciare dai piloti che hanno sempre avuto un grande rispetto per l'occhialuto emiliano. Il Club Meccanici Anziani Formula Uno perde la sua guida. Restano un gran vuoto e tanti ricordi che nessuno potrà cancellare. Perché hanno contribuito a far sì che pezzetti di storia diventassero una leggenda.
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Autore Franco Nugnes