Vettel è un campione di prima grandezza

Vettel è un campione di prima grandezza

Il tedesco dopo il ritiro di Schumi è il pilota più titolato del Circus. Con pieno merito...

Con il ritiro di Michael Schumacher la Formula 1 perde uno dei sei campioni del mondo che hanno forse reso irripetibile la stagione 2012. Senza il sette volte iridato diventa Sebastian Vettel il conduttore più titolato. Dal più vecchio, al più giovane. A soli 25 anni il tedesco di Heppenheim è già il pilota più graduato con tre campionati piloti di seguito nel carniere. E se le statistiche hanno un peso, qualcosa vorrà pur dire. Dove vuole arrivare? Il pupillo di Helmut Marko ama le statistiche: gli piace leggere il suo nome che scala le classifiche nella storia della Formula 1. Giova ricordare che è il più giovane vincitore del Circus: a Monza 2008 dominò un Gp d’Italia bagnato, partendo dalla pole position con la Toro Rosso. Aveva 21 anni, 73 giorni. Era un grande talento. Ha mantenuto le promesse. Non è una colpa, ma un pregio saper scegliere (o essere scelti) sulla monoposto migliore. LUCIDO NEL TESTACODA A Interlagos ha confermato di essere un campione: quanti al posto di Sebastian, una volta spintonati in testacoda, avrebbero aspettato prima di ripartire, solo una volta che tutto il gruppo era già sfilato? Altri per la foga di non veder svanire un mondiale già vinto, avrebbero cercato di muoversi per non sprecare tempo prezioso, andando incontro alla certezza di essere centrati nuovamente. NERVI SALDI In quei momenti trafelati il giovane Sebastian ha mantenuto i nervi saldi: ha constatato i danni della sua RB8 ferita sul fianco sinistro ed è partito a testa bassa per una rimonta entusiasmante che in pochi giri lo ha portato alle spalle dei ferraristi. Certo, disponeva della monoposto più competitiva (a Interlagos, come ad Austin, le McLaren erano più veloci), ma non ha commesso errori, sapendo gestire una gara che si era complicata anche per il ko della radio (non riusciva a comunicare con il muretto). IL MURETTO SI FIDA DEI COMPUTER La Red Bull Racing ha sbagliato il pit stop alla prima sosta (10. giro): lo hanno mandato in pista con le slick mentre stava già piovendo. Il “muretto” si è fidato delle previsioni al computer di Meteo France e solo dopo Christian Horner è andato a mettere la mano fuori dalla tettoia per constatare di persona come stavano effettivamente le cose. IL PIT DECISO SENZA RADIO Alla 19. tornata Seb ha avuto il coraggio di rientrare ai box per imporre il passaggio alle Pirelli intermedie, anche se ha trovato la squadra impreparata al cambio gomme. Un altro pilota si sarebbe innervosito nel vedere che ci sono voluti 11”8 per un pit-stop e, invece, si è lanciato in pista per una nuova rimonta. Questo Vettel merita il terzo titolo: ha evitato la bagarre quando era in difficoltà e si è rimesso a tirare nel finale per non perdere la concentrazione, quando il sesto posto era ormai acquisito, nonostante uno scarico piegato abbia fatto temere Adrian Newey fino alla bandiera a scacchi. LA FORTUNA NON C’ENTRA Chi parla di fortuna del tedesco cerca delle scuse per non analizzare obiettivamente la realtà. Anche il sorpasso in bandiere gialle a Kamui Kobayashi non è mai esistito: in realtà erano state esposte le bandiere gialle e rosse, che servono a segnalare la pista scivolosa. Chi ha invocato una sanzione del tedesco ha cercato il pretesto per macchiare una gara senza ombre. ALONSO, SCONFITTA SENZA COLPE Fernando Alonso ha pagato una Ferrari poco competitiva: non ha responsabilità sulla sconfitta. Ha portato al secondo posto la Rossa partendo settimo: di più era impossibile pretendere dall’asturiano. Lo spagnolo ha beneficiato dell’aiuto concreto di Felipe Massa e di una squadra che non ha commesso gravi errori di strategia. È proprio mancata la F2012: a Interlagos non reggeva il passo di McLaren e Force India, ma in altre occasioni hanno messo il muso davanti anche Lotus e Williams, considerando la RB8 la monoposto più competitiva. NON BASTA IL CARRO ARMATO L’affidabilità non è bastata: la Rossa non si è rotta (peccato che abbia… balbettato a Monza in qualifica, nell’ultima occasione dove aveva le carte in regola per vincere), ma in prova ha mostrato tutti i suoi difetti. La F2012 è arrivata al limite dello sviluppo prima di Red Bull e McLaren: il progetto non aveva margini di crescita, tant’è che gli ultimi pacchetti evolutivi si sono rivelati inefficaci. ALI SCARICHE SUL BAGNATO! E deve far riflettere il fatto che ultimamente Felipe Massa abbia interpretato la Rossa meglio di Fernando nel giro secco (in gara lo spagnolo è stato più veloce del brasiliano). Il motivo è che anche a San Paolo la Ferrari ha scommesso sulla velocità di punta, per mettere l’iberico nella condizione di fare i sorpassi. Alonso ha affrontato la corsa decisiva della stagione con un assetto aerodinamico più scarico del compagno di squadra: alla speed trap è stato accreditato di 296,0 km/h, sei più di Felipe (290,3) che era in linea con Vettel (289,5) ed Hamilton (289,0). CI HA CREDUTO FINO ALLA FINE Si spiegano così i due dritti che Alonso ha fatto in fondo al rettilineo d’arrivo: bisogna avere gli attributi per sapersela cavare con le ali scariche su una pista bagnata o scivolosa. La squadra del Cavallino ha “scommesso” sul suo campione che ha accettato una sfida quasi proibitiva. Ma con la F2012 non è bastato…

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Fernando Alonso , Sebastian Vettel
Articolo di tipo Ultime notizie