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Ecco perché il doppio flussometro FIA chiude un... buco

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Ecco perché il doppio flussometro FIA chiude un... buco
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21 nov 2019, 10:35

Il provvedimento FIA scatterà dal 2020 e avrà l'obiettivo di controllare la portata di carburante per chiudere le polemiche delle ultime settimane. A Interlagos sono state prelevate parti del sistema di alimentazione di Ferrari, Alfa e Honda (secondo procedure piuttosto usuali), ma non è scattato alcun provvedimento.

La direttiva tecnica 39/19 parla chiaro: la FIA introduce un secondo flussometro per la misurazione della portata di benzina nei motori endotermici dopo aver svolto dei controlli in laboratorio sui sistemi di alimentazione di Ferrari, Alfa e Honda a seguito del GP del Brasile.

La notizia esclusiva che abbiamo anticipato ieri su Motorsport.com è stata confermata: possiamo aggiungere che il provvedimento non scatterà per il GP di Abu Dhabi, ma solo dalla stagione 2020 per la complessità della soluzione da introdurre in pochi giorni.

Il provvedimento, molto sensato, dovrebbe servire a chiudere quello che i responsabili della FIA hanno definito un possibile buco di regolamento dopo che la Red Bull, il 22 ottobre scorso, aveva presentato una lettera di chiarimento normativo sull’uso del flussometro.

L’oggetto in questione, realizzato dalla FlowSonic, è montato sulle monoposto di F1 dall’inizio dell’era ibrida nel 2014: andò alla ribalta della cronaca già al GP d’Australia che inaugurava il nuovo ciclo delle power unit.

E, fatto curioso, Daniel Ricciardo, secondo classificato con la Red Bull RB10-Renault, fu squalificato perché proprio il flussometro indicava ai commissari tecnici della FIA un’anomala portata di carburante che superava i 100 kg/h scritti nel regolamento.

La squadra di Milton Keynes aveva denunciato una staratura del sistema, ma la questione, finita alla Corte di Appello FIA, non portò alla riammissione della Red Bull. Poi l’oggetto in questione che viene montato nel serbatoio delle vetture è passato in secondo piano.

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Anche se tutti i Costruttori hanno sempre “lavorato” per spingere la portata della benzina ai limiti (se non poco oltre) del regolamento e la FIA che vede tutte le telemetrie non ha mai avuto nulla da dire.

Il tema, però, è tornato di attualità perché la Red Bull ha indicato alla FIA un modo grazie al quale si potrebbero aggirare i vincoli: e, proprio come Google che interviene subito a chiudere una falla nei suoi sistemi per evitare la divulgazione di dati sensibili, la Federazione Internazionale ha agito subito scrivendo la direttiva tecnica 35/19 che spiegava in modo puntuale cosa non si poteva fare intorno al flussometro.

È normale, quindi, che la FIA poi abbia provveduto a effettuare delle verifiche. E, siccome, tutto ciò è avvenuto mentre montavano le furiose polemiche contro le velocità di punta della Ferrari, a Interlagos lo staff di Jo Bauer ha smontato parti del sistema di alimentazione di tre vetture per effettuare poi dei controlli in laboratorio.

Questa è una procedura non insolita nei controlli della Federazione: se non ci fosse stata la spiata di Auto Motor und Sport sulle verifiche aggiuntive brasiliane, nessuno dei media avrebbe saputo niente, com’è accaduto in altre occasioni nel corso della stagione.

La sensazione, quindi, è che su questa vicenda si sia fatto molto clamore, visto che nessun team è stato messo sotto inchiesta e nessun provvedimento sarebbe in ballo perché dai dati registrati dalla FIA non sarebbe emersa alcuna evidenza.

Però bisogna evidenziare che sarebbero state delineati due possibili interventi tecnici per incrementare la portata di carburante e, quindi, la potenza.

C’è chi sostiene che si possa aggirare il flussometro sfruttando le tubazioni dell’alimentazione del motore accumulando benzina facendo dilatare le canalizzazione per poi spingere il carburante negli intervalli in cui il misuratore non rileva i dati. E c’è chi pensa che si possano addirittura inviare dati di telemetria starati.

In ogni caso la FIA avrebbe posto un argine a tutto questo: dal 2020 ci sarà un secondo flussometro nel serbatoio delle vetture che sarà tarato non dalle squadre ma dalla FIA, per cui qualsiasi dubbio in materia verrà spazzato via, cancellando le possibili polemiche che rischiano di avvelenare la F1.

Nikolas Tombazis, responsabile tecnico monoposto della FIA, sta cercando di riscrivere le zone grigie del regolamento, consapevole che i tecnici di F1 dispongono di molte più risorse per trovare geniali scappatoie utili a incrementare le prestazioni.

La Ferrari è diventata il bersaglio non tanto della FIA quanto di Red Bull e Mercedes. Mattia Binotto firmando l’accordo finanziario con Liberty Media si è portato a casa una fetta enorme della torta proposta per il nuovo Patto della Concordia.

La Scuderia con il 38% dei proventi si è assicurata una cifra incomparabile con quella che potranno strappare gli altri team (ce ne sono almeno tre che non hanno ancora firmato), e poi ha sottoscritto le regole 2021 ritenendole una buona base su cui lavorare, mentre gli altri due top team erano intenzionati a dare battaglia su regole troppo prescrittive.

Lo scenario, quindi, è particolarmente ingarbugliato perché le questioni puramente tecniche si incrociano con quelle finanziarie…

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Il vincitore della gara Max Verstappen, Red Bull Racing RB15, festeggia

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1/8

Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images

Toyoharu Tanabe, Direttore Tecnico F1, Honda, parla con i media

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Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Honda RA618H

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Foto di: Honda

Honda RA618H

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Foto di: Honda

Sebastian Vettel, Ferrari SF90

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Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari

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Foto di: Jerry Andre / Motorsport Images

Mattia Binotto, Team Principal Ferrari

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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Ferrari SF90 nel garage

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Foto di: Giorgio Piola

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Autore Franco Nugnes