La sporca dozzina: ecco la classifica delle più celebri scintille tra compagni di squadra di F1

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La sporca dozzina: ecco la classifica delle più celebri scintille tra compagni di squadra di F1
Di:
Co-autore: David Malsher
Tradotto da: Daniela Piazza
19 dic 2018, 17:31

Da che i team hanno schierato più di un'auto, il migliore indicatore della prestazione di un pilota è stato il suo compagno di squadra. Mentre alcune coppie sono riuscite a coesistere in armonia, molte hanno preso un'altra via – trasformando la competizione in conflitto. Ecco la nostra classifica con le 12 relazioni tra compagni di squadra più tese della storia della Formula 1.

Scorrimento
Lista

12: Esteban Ocon e Sergio Perez (Force India)

12: Esteban Ocon e Sergio Perez (Force India)
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Foto di: Manuel Goria / Motorsport Images

Come fratelli che litigano sui sedili posteriori di una berlina di famiglia, questo duo non riusciva a mantenere le distanze. Al punto che ai due piloti è stato vietato di gareggiare dopo il Gran Premio di Singapore del 2018, dove Perez ha stretto Ocon in modo abbastanza efficace nel giro di apertura dopo aver tentato di passarlo all'esterno. C'erano già stati dei precedenti, ovviamente: Ocon ha anche affermato di aver ricevuto minacce di morte tramite i social media dopo che si erano scontrati nei Gran Premi dell'Azerbaijan e del Belgio 2017. Vedremo come continuerà il 2019 di Perez accanto al figlio del proprietario miliardario del team - qualcuno prepari i popcorn!

11: Niki Lauda e Carlos Reutemann (Ferrari)

11: Niki Lauda e Carlos Reutemann (Ferrari)
2/12

Foto di: LAT Photographic

Dopo il suo tremendo incidente al Nurburgring nel 1976, Lauda si infuriò quando la Ferrari chiamò in anticipo il pilota Brabham Reutemann, che avrebbe dovuto rimpiazzare il tranquillo ma solo occasionalmente veloce Clay Regazzoni nel ’77. Lauda affrettò i tempi del suo recupero, obbligando la Ferrari a schierare tre monoposto a Monza, e surclassò prontamente i suoi compagni di squadra. Quando gli chiesero l'anno seguente se considerava Reutemann un compagno di squadra o un rivale, Lauda rispose “né l'uno né l'altro”. Reutemann vinse il secondo round nel ’77, ma Lauda vinse il campionato, mentre il suo compagno di squadra non andò oltre il quarto posto.

10: Nigel Mansell e Alain Prost (Ferrari)

10: Nigel Mansell e Alain Prost (Ferrari)
3/12

Foto di: Sutton Motorsport Images

Ci sono due correnti di pensiero: o Prost era un maestro nel piegare una squadra alla sua volontà a scapito del suo compagno di squadra, o era un genio assoluto nei giochi mentali che la paranoia di Mansell non riusciva a gestire. Quando Prost si unì alla Ferrari per la stagione 1990, in fuga dalla sua turbolenta relazione con Senna alla McLaren (di cui parleremo più avanti), Mansell si era già sistemato e pensava di godere dello stesso status di prima guida. A metà stagione, Mansell lanciò in aria i suoi guanti – letteralmente – e annunciò che si sarebbe ritirato dallo sport, infuriato perchè sentiva che Prost (che si era preso la briga di imparare l'italiano, a differenza di Mansell) gli stava rivoltando contro il team, per ottenere equipaggiamento e trattamenti di favore. 

9: Ayrton Senna ed Elio de Angelis (Lotus)

9: Ayrton Senna ed Elio de Angelis (Lotus)
4/12

Foto di: Sutton Motorsport Images

Come finestra sul futuro, Senna giocò le sue prime carte politiche nel 1985 bullizzando la direzione del team Lotus per far sì che focalizzasse la sua attenzione su di lui anziché sul carismatico de Angelis, a lungo alla Lotus. Senna riuscì a convincere la squadra a cambiare il noto ingenere Nigel Stepney e un altro paio di meccanici, per farli lavorare alla sua monoposto, e Angelis si sentì presto minato in quella che era stata la sua ‘casa.’ I due piloti arrivarono quasi alle mani a Kyalami, la penultima gara della stagione, poiché Elio, a dispetto del suo fascno, scattava facilmente. In seguito alla decisione dell'italiano di lasciare il team per approdare in Brabham (un'unione che sarebbe finita in circostanze tragiche), Senna insistette sull'avere un compagno di squadra al suo servizio e pose il veto alla scelta del team di Derek Warwick, facendo leva sul fatto che se Warwick fosse stato assunto, anche lui sarebbe andato in Brabham. Immaginate la gioia di de Angelis se fosse successo!

8: Lewis Hamilton e Fernando Alonso (McLaren)

8: Lewis Hamilton e Fernando Alonso (McLaren)
5/12

Foto di: XPB Images

Il due volte campione del mondo Alonso è arrivato alla McLaren aspettandosi una facile cavalcata, con il suo compagno di squadra, Campione della GP2 che ci avrebbe messo un po' a prendere la mano, no? No! Hamilton è stato una spina nel fianco dalla prima curva a Melbourne, e dopo aver insidiato Alonso più di quanto gradisse (facendo il simpatico a riguardo) a Monaco e avergli stappato la vittoria a Indianapolis, le cose hanno portato a uno scontro in Ungheria, dove Alonso ha tentato di sabotare il tentativo di qualifica di Hamilton (venendo poi sanzionato dalla FIA con una penalità in griglia). La loro lotta interna si è conclusa con i due a pari punti, permettendo alla Ferrari di Kimi Raikkonen di soffiare loro il titolo per un solo punto– anche se Alonso non sembrava troppo infastidito sul podio in Brasile. Era sicuramente felice che non avesse vinto Hamilton.

7: Alan Jones e Carlos Reutemann (Williams)

7: Alan Jones e Carlos Reutemann (Williams)
6/12

Foto di: LAT Photographic

Non per la prima volta nella sua carriera, il tranquillo Clay Regazzoni si trovò a essere rimpiazzato in un team vincente da Reutemann. E non per la prima volta, Reutemann non trovò alcuno striscione di benvenuto, preparato dalla squadra, ad accoglierlo. A Jones non piaceva l'idea di dover dividere i punti con un compagno di squadra molto veloce, nonostante Carlos avesse accettato di vestire i panni della seconda guida. Jones, ben conscio della competitività della loro Williams FW07B nel 1980, cominciò a risentirsi per il fatto che il suo compagno di team fosse scivolato in "modalità 90%” senza rubare abbastanza punti al suo rivale per il titolo, il pilota Brabham Nelson Piquet. La tensione tra i due esplose dopo il secondo round del 1981 in Brasile, quando Reutemann disobbedì agli ordini di scuderia, ignorando il promemoria esposto sulla tabella della Williams, e rubò la vittoria a Jones.

6: Mark Webber e Sebastian Vettel (Red Bull)

6: Mark Webber e Sebastian Vettel (Red Bull)
7/12

Foto di: LAT Images

Dopo il loro incidente in pista nel Gran Premio di Turchia del 2010, la relazione tra i due piloti è sempre rimasta tesa. Poi c'è stata la debacle con gli ordini di scuderia nel 2013 in Malesia 2013 – l'incredulo Webber che dice “Multi 21, Seb…Yeah, Multi 21” nella stanza prima del podio che è stata forse una delle più visioni più evidenti della guerra tra compagni di squadra – con Vettel senza alcun posto per nascondersi mentre viene chiamato al faccia a faccia. Il leader della gara Webber ha abbassato il suo motore dopo l'ultimo pitstop, ma nonostante fosse stato detto ad entrambi il codice dell'ordine di scuderia, “Multi-mappa due-uno” ( Webber davanti a Vettel), Seb ha ignorato il comando, sorpassando per vincere la gara. Dopo il suo ritiro dalla F1, Webber ha accusato Vettel di arroganza nella sua biografia, dicendo che era anche incline a 'crolli' e avrebbe spesso incolpato la squadra se fosse stato battuto. Miao!

5: Lewis Hamilton e Nico Rosberg (Mercedes)

5: Lewis Hamilton e Nico Rosberg (Mercedes)
8/12

Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images

Hamilton e Rosberg erano buoni compagni di squadra ai tempi dei kart. Nonostante i loro background molto differenti, si vedevano anche lontano dalla pista, giocavano a calcio, ai videogiochi e a ping pong. Ma anni dopo sono diventati compagni di squadra alla Mercedes in F1, e il rapporto si è inacidito... Da che Rosberg si è bruscamente fermato in una via di fuga durante le Qualifiche a Monaco, provocando la bandiera gialla che ha negato a Hamilton l'assalto alla pole, è sceso al punto dello scontro a Spa nel GP del Belgio di quell'anno. Anche se al tempo è stato Rosberg a beneficiare dell'incidente, Hamilton ne è uscito rafforzato. Col passare del tempo, i due sembravano essere sempre più infastiditi l'uno dall'altro, ed è noto l'episodio in cui Rosberg ha lanciato un cappellino in testa a Hamilton dopo che Lewis ha vinto il suo terzo titolo ad Austin. Il nadir è stato il loro incidente nel giro di apertura e il doppio DNF in Spagna nel 2016, ma poche gare dopo, in Austria, Rosberg ha provato a buttare Hamilton fuori pista, rompendo la sua ala anteriore. Si parlavano a malapena nel momento in cui Rosberg è finalmente riuscito a battere Hamilton nella corsa al titolo 2016 nella gara finale di Abu Dhabi, dove il leader Hamilton ha sfidato gli ordini di scuderia esponendo il suo compagno di squadra alla rincorsa degli inseguitori alle sue spalle, senza successo. Anche dopo il ritiro di Rosberg, non abbiamo ancora visto molte prove del fatto che abbiano ripreso a uscire e a giocare insieme ai videogiochi...

4: Rene Arnoux e Alain Prost (Renault)

4: Rene Arnoux e Alain Prost (Renault)
9/12

Foto di: LAT Images

Tra il 1979 e il 1980, Arnoux alla Renault aveva dimostrato l'immenso potenziale che aveva mostrato nelle formule juniores, facendo segnare le sue prime due vittorie e conquistando una manciata di pole nel ruolo del feroce anticonformista al fianco del rapido e tecnicamente esperto Jean-Pierre Jabouille. Quando J-PJ si ruppe una gamba in un incidente, la Renault ingaggiò la giovane promessa Prost per l’81, e nel suo secondo anno in F1 mise immediatamente in ombra Arnoux in termini di vittorie, ritmo e consistenza. Tra i due francesi, in quella che di fatto era la seconda squadra francese (accanto alla Ligier), cominciò a sobbollire una rivalità. Nel 1982 Arnoux ritrovò il suo stato di forma, ma continuò a essere sfortunato, così le speranze del team nel titolo vennero riposte soltanto su Prost ma, sul suolo casalingo del Paul Ricard, Arnoux ignorò l'accordo stretto nel pre gara di lasciare davanti Prost e andò a vincere la gara. Non gli importava; sarebbe andato in Ferrari nell’83.

3: Nigel Mansell e Nelson Piquet (Williams)

3: Nigel Mansell e Nelson Piquet (Williams)
10/12

Foto di: LAT Images

Piquet si unì alla Williams nel 1986 in qualità di plurice Campione del Mondo, proprio nel mentre in cui Mansell stava trovando davvero la sua forma, unendosi alle celebrità della F1. I due impararono rapidamente a odiarsi e il garage Williams fu spezzato in due, con ognuno che custodiva gelosamente ogni sviluppo lontano dal proprio compagno di squadra. Con Frank Williams in ospedale e impossibilitato a gestire la situazione, i suoi piloti si rubarono abbastanza punti da permettere ad Alain Prost di rubare loro il titolo nel drammatico finale di Adelaide. L'ultima risata spettò a Piquet con la vittoria del Mondiale 1987 nonostante un brutto incidente al Tamburello di Imola, perché lo schianto di Mansell a Suzuka non gli permise di prendere parte alle ultime due gare. Quando sembrava che fosse finita (con Piquet in Lotus) uscì un'intervista su Playboy in cui il nuovo Campione spiegò: “La differenza tra me e lui [Mansell] è che io ho vinto tre titoli mondiali e lui ne ha persi due” – prima di andare a denigrare l'intelligenza di Mansell, la sua abilità tecnica e persino sua moglie!

2: Alain Prost e Ayrton Senna (McLaren)

2: Alain Prost e Ayrton Senna (McLaren)
11/12

Foto di: LAT Images

Cosa potrebbe andare storto mettendo due giganti dello sport nelle monoposto dominanti della loro epoca? Parecchio! Le prime scintille cominciarono a sollevarsi nel 1988 quando Senna spinse Prost verso il muretto box all'inizio del secondo giro del Gran Premio del Portogallo e volarono parole amare con la stampa. Ma quello fu solo un bruscolino in confronto con la stagione dell’89. Per Imola, i piloti McLaren concordarono di evitare dispute nella cruciale curva Tosa, al primo giro, e di concentrarsi solo sulla fuga dai loro rivali. Senna fece la partenza migliore – ma la corsa fu interrotta per il tremendo schianto di Gerhard Berger. Alla ripartenza Prost partì meglio e non si difese alla Tosa, e a quel punto Senna decise di ignorare l'accordo pre gara e superarlo, riscrivendo poi le parole dell'accordo per adattarlo alla sua mossa. La furia di Prost si estese allo scontro decisivo per il titolo a Suzuka, quando urtò deliberatamente Senna alla chicane per assicurarsi il suo terzo titolo mondiale. In seguito, Senna trascinò la FIA in quella che vide come una 'manipolazione' del campionato - e la loro animosità aumentò anche dopo che Prost si unì alla Ferrari. Soltanto dopo il ritiro di Prost Senna invertì improvvisamente i suoi sentimenti nei suoi confronti.

1: Gilles Villeneuve e Didier Pironi (Ferrari)

1: Gilles Villeneuve e Didier Pironi (Ferrari)
12/12

Foto di: LAT Images

Il promettente Pironi arrivò alla Ferrari nel 1981 per sostituire il ritirato Jody Scheckter e si unì all'abbagliante Villeneuve in quella che sarebbe dovuta essere uno delle più forti accoppiate della F1 degli anni '80. Sebbene avesse trovato in Gilles un collega accogliente e amante del divertimento, inizialmente Pironi faticò nel suo nuovo ambiente, in particolare con il turbo Ferrari della capricciosa Ferrari 126CK. Didier rimase sbalordito ritrovandosi doppiato dal suo vittorioso compagno di squadra a Monaco. Il vero vantaggio di Pironi fu la sua intelligenza; era un personaggio calcolatore e si ingraziò lo staff più anziano della Ferrari. Ciò si rivelò cruciale all'indomani del Gran Premio di San Marino del 1982, che Pironi vinse superando Villeneuve nell'ultimo giro, nonostante a entrambi i piloti venne mostrato dai box il cartello 'lento', e gli ordini stabiliti dalla Ferrari dicessero che, una volta centrate le prime due posizioni, chiunque si fosse trovato in testa sarebbe stato il vincitore. Villeneuve, che in qualifica aveva superato Pironi di 1"5, e si trovava davanti quando si ruppero i motori delle Renault, ipotizzò che Pironi non avrebbe attaccato. Venne smentito da ciò che accadde dopo. Divenne paranoico sul fatto che Pironi non fosse solo sleale (avendo la sua personale versione di quello che significava il segnale 'lento') ma stesse anche tentando di rivoltargli contro la sua stessa squadra - il team manager Marco Piccinnini disse in seguito che Didier non aveva fatto nulla di sbagliato. Una rabbia che Gilles si sarebbe portato nella tomba. Avendo giurato di non parlare mai più con Pironi, Villeneuve aveva appena visto il suo compagno di squadra superarlo per 0"1 in qualifica a Zolder quando iniziò il suo secondo tentativo di qualificazione. Poi ci fu un equivoco con un pilota in un giro lento, una fatidica decisione di una frazione di secondo e, improvvisamente, il pilota più veloce del mondo se n'era andato. È questa la massima espressione della tragica storia di ostilità tra compagni di squadra che ha portato, anche se indirettamente, alla prematura scomparsa di uno di loro.

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