Mamé, Valentino, Ferrari e Pirelli: l'Italia non si arrende

Mamé, Valentino, Ferrari e Pirelli: l'Italia non si arrende

Il week end è stato di emozioni contrastanti: il dramma di Andrea, la paura delle gomme la gioia di Rossi

Valentino Rossi torna al successo in MotoGP dopo 46 gare. La Ferrari riapre un mondiale che sembrava già chiuso a Silverstone. La Pirelli rimedia una figuraccia con l’esplosione di quattro gomme posteriori in piena velocità nel Gp di Gran Bretagna. Andrea Mamé muore al via della quarta prova del Blancpain Super Trofeo e la Lamborghini in segno di lutto annulla l’evento del Paul Ricard. UN WEEK END DI EMOZIONI CONTRASTANTI L’Italia da corsa non dimenticherà facilmente questo week end: emozioni forti, molto contrastanti, dalla gioia per un campione ritrovato, alla disperazione più profonda per un pilota che ha pagato con la vita il tributo per la sua passione più grande: l’automobilismo. Jorge Lorenzo, che si è ripresentato ad Assen con una clavicola “rivettata” nella notte dopo il pauroso volo in prova, ha detto dopo il miracoloso quarto posto olandese: "Non chiamatemi eroe. Gli eroi sono quelle persone che devono lavorare duramente per tirare alla fine del mese. Io faccio una bella vita, questo è il mio lavoro e mi pagano per fare quello che ho fatto oggi". ANDREA MAME’, UN ESEMPIO DI PASSIONE La nostra nazione è ancora fatta di tante persone che tirano la carretta tutti i giorni in silenzio, con l’orgoglio di essere italiani. E c’è chi non si arrende al lento declino, c’è chi lotta contro la crisi economica e l’ignavia di un sistema corrotto che corrode sé stesso. Andrea Mamé era fra questi. Un uomo che a 41 anni amava mettersi in gioco. La competizione come filosofia di vita. Non solo nello sport, ma anche nel lavoro. Diceva che bisogna sapere decidere, avere velocità d’azione nonché la sicurezza nel fronteggiare gli imprevisti: per lui queste erano le qualità di un buon pilota per vincere le gare e di un bravo imprenditore per scoprire nuovi mercati. Era animato dalla passione, che era la sua “benzina”. IL RISPETTO DELLA LAMBORGHINI Si è schiantato contro le protezioni del Paul Ricard, una delle piste più sicure del mondo. Segno che il destino riserva delle brutte sorprese per ricordare che le corse restano pericolose. A otto giorni dalla tragedia di Allan Simonsen alla 24 Ore di Le Mans, ecco un altro avvertimento. Un altro morto, su un’altra vettura GT. Ci teniamo a sottolineare il diverso atteggiamento dell’Aston Martin, cinicamente inglese, che aveva voluto proseguire la maratona della Sarthe con la presunzione di vincere la classe per dedicare il successo (mancato) al pilota danese, e l’atteggiamento composto e rispettoso della Lamborghini che ha cancellato subito ogni attività al Castellet. Il cuore italiano ha prevalso sul business e sullo spettacolo. A volte ci vuole coraggio per fermarsi. MOTOGP: IL CORAGGIO DI VALENTINO Come ci vuole tanto coraggio ad andare avanti: Valentino Rossi ha sconfessato quanti erano pronti a scommettere che non avrebbe più vinto una gara in MotoGP, delineando un inesorabile declino dopo due anni di delusioni Ducati a bocca asciutta. Nel giorno in cui il suo compagno di squadra aveva più bisogno di aiuto, il “Dottore” è sportivamente risorto. Ha colto l’occasione al volo, come sanno fare solo i grandi campioni. Il Motomondiale ritrova il suo “eroe” e si riappropria dei titoli dei telegiornali e delle prime pagine dei quotidiani. Carmelo Ezpeleta gongola: il “regista” di questo film non poteva sperare in un copione più perfetto. Ma riconosciamo a Vale di aver creduto nelle sue motivazioni. All’Università delle due ruote ad Assen ha ricordato a Marc Marquez, il nuovo che avanza, che non è ancora il suo momento di andare in pensione. Rossi è un altro esempio di questa Italia che non si arrende e che non china il capo. FORMULA 1: LA FERRARI GRAZIATA E la Ferrari? Era andata in casa degli inglesi con il piglio di sfidare la perfida Albione, sperando magari di cogliere una pole position. A Silverstone ha sfruttato un raggio di sole per salvare un mondiale che sembrava ormai compromesso, dopo una qualifica disastrosa che aveva relegato Fernando Alonso in quinta fila. Un flop. Il podio dello spagnolo e il clamoroso ritiro di Sebastian Vettel per lo spezzatino di ingranaggi nel cambio, riflettono una situazione mondiale che non è realistica. Il tedesco aveva in mano l’arma per sparare un colpo letale: un successo del tre volte campione del mondo avrebbe annichilito il campionato e, forse, avrebbe consigliato i ferraristi a dirottare gli sforzi sul 2014 e la monoposto con il motore turbo. E, invece, il “gufo” Alonso ha azzeccato la sua previsione: la Red Bull Racing RB9 è andata ko e l’asturiano si trova a “soli” 21 punti da Vettel. F138: LA CRESCITA SI E’ INCEPPATA La F138, anche in questo frangente, ha dimostrato di essere una vettura che si adatta meglio al passo di gara che al giro secco in qualifica, ma è indubbio che senza i problemi che hanno tolto prima Lewis Hamilton e poi Sebastian Vettel, la Rossa non sarebbe stata da podio. La Ferrari è in fase involutiva: le novità aerodinamiche non hanno soddisfatto gli appetiti dello spagnolo. L’uomo squadra sabato sera aveva avuto parole dure ai microfoni della BBC per stigmatizzare come al Reparto Corse si siano “piantati” negli sviluppi della macchina, mentre gli altri continuano a crescere. Il sorpasso nel mondiale Costruttori, ad opera della Mercedes che ha scavalcato Maranello al secondo posto, è sintomatico di una situazione a cui non sarà facile porre rimedio in una settimana, visto che domenica prossima si correrà il Gp di Germania al Nurburgring. Pat Fry è di nuovo sotto pressione: la squadra sembra aver perso un po’ di serenità. E aleggia di nuovo il nome di James Allison, l’ex direttore tecnico della Lotus che aleggia nel paddock come un fantasma. Tutti lo vogliono, ma nessuno lo piglia. LE GOMME NEL MIRINO Nella lettura del Gp di Gran Bretagna manca un elemento importante: le gomme. Ferrari e Lotus, le due macchine che sapevano conservare gli pneumatici Pirelli a meraviglia, sono andate in crisi, mentre Red Bull Racing e Mercedes che le coperture se le “mangiavano”, hanno trovato il passo giusto. È evidente che qualcosa è cambiato, anche se gli uomini della Casa milanese assicurano che è stato aggiunto solo un collante per evitare la delaminazione del battistrata dalla carcassa. CINQUE ESPLOSIONI INACCETTABILI Quattro piloti, Lewis Hamilton (Mercedes), Jean-Eric Vergne (Toro Rosso), Felipe Massa (Ferrari) e Sergio Perez (McLaren) hanno patito l’esplosione della gomma posteriore destra in piena velocità, mentre a Esteban Gutierrez (Sauaber) è accaduto all’anteriore sinistra. È andata bene che non sia successo niente di grave, ma il problema di sicurezza si pone in maniera urgente. Le coperture portate a Silverstone si sono rivelate inadeguate: i tecnici di Paul Hembery hanno recuperato i resti delle coperture scoppiate per fare un’immediata analisi prima di parlare. Un atteggiamento coerente con la politica della Casa, ma la FIA ci vuole vedere chiaro e ha convocato il gommista a Parigi al Technical Working Group per derimere la questione. LA DEFORMAZIONE DELLA SPALLA In Gran Bretagna abbiamo notato una incredibile deformazione della spalla del pneumatico: molto probabilmente è per effetto di questi movimenti che le gomme si possono essere “pizzicate” su un cordolo di Silverstone, più che per problemi di pressione e di temperature. Va detto che la Pirelli aveva sviluppato coperture sperimentali, con meno acciaio nella struttura e più kevlar, per ovviare ai fenomeni di delaminazione che si erano manifestati in Bahrein e a Barcellona. Ma alcune squadre, per paura di perdere alcuni dei vantaggi acquisiti, hanno bocciato la novità, per cui la Casa milanese ha dovuto correre ai ripari in altro modo. Il costruttore della Bicocca, insomma, è entrato nell’occhio del ciclone: Lewis Hamilton e Sergio Perez hanno dichiarato che è inaccettabile vedere scoppiare le gomme ad alta velocità. Hanno ragione visto che sono loro a rischiare la vita. La Michelin era stata messa alla berlina quando le monoposto fornite dai francesi decisero di rinunciare alla partenza del Gp degli Usa 2005 a Indianapolis per un rischio analogo. LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO Con la sicurezza non si scherza (Charlie Whiting è stato tentato ieri di sventolare la bandiera rossa e interrompere la corsa) e la FIA deve agire per garantire che al Nurburgring non ci possano essere altre esplosioni di gomme. Senza giochi di potere: la Pirelli ha già raggiunto un accordo con la maggioranza dei team per restare in F.1, ma deve trovare un accordo proprio con Jean Todt, mentre Bernie Ecclestone ha dato il suo benestare. È li che casca l’asino? OBBLIGHI E DOVERI Che giochi ci sono dietro alla fornitura degli pneumatici, quali pressioni si esercitano? La sicurezza dei piloti non è sindacabile a delle trattative commerciali o a strategie di bottega: la Pirelli ha il dovere di fornire coperture adeguate, anche a costo che siano due secondi più lente. Il danno d’immagine che sta pagando è enorme: in pochi Gran Premi rischia di bruciare la credibilità costruita in tre anni di duro lavoro, serio e professionale. Una mazzata per il Made in Italy che, invece, va difeso se non si mette il fornitore nella condizione di lavorare serenamente. UN TESTA A SILVERSTONE O IL RITORNO AL 2012 La Ferrari ha proposto di abolire i test dei giovani proprio a Silverstone per tornare sul posto del.. delitto ed effettuare una sessione di collaudo per risolvere i guai di pneumatici. La Red Bull Racing, invece, invoca che si rispolverino le gomme 2012, dimenticando forse che il carico aerodinamico e, quindi, gli stress sulle gomme sono cresciuti molto quest’anno. Una soluzione va trovata. La Pirelli, invocando la questione di sicurezza, può modificare le coperture come e quando crede. E la FIA dovrebbe averla già obbligata a farlo…

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Campionati Formula 1
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