Gp d'Italia: chi ci deve mettere i soldi a Monza?

Gp d'Italia: chi ci deve mettere i soldi a Monza?

Bocciato un emendamento al Senato che permettava alla Regione Lombardia di avviare i lavori di adeguamento

Si vuole davvero salvare il Gp d’Italia? Pare proprio di no. I politici, anziché trovare le risorse per garantire una continuità alla gara italiana nel calendario della Formula 1, riescono solo a rimpallarsi le responsabilità. Il Senato della Repubblica ha respinto la proposta della Regione Lombardia che chiedeva la defiscalizzazione dell’operazione per entrare nella proprietà dell’Autodromo di Monza.

BOCCIATO AL SENATO UN SUB-EMENDAMENTO
La Commissione di Bilancio, infatti, ha bocciato un Sub Emendamento inserito nella Legge di Stabilità perché è stato giudicato tecnicamente inammissibile, dal momento che l’operazione sarebbe stata priva dell’indispensabile copertura finanziaria. In sostanza la Regione Lombardia aveva studiato una manovra che prevedeva un investimento di circa 20 milioni di euro per rimettere a norma e ammodernare l'impianto brianzolo su un progetto condiviso da Sias e Ac Milano, ma avrebbe rilevato delle quote dell’Autodromo senza metterci delle risorse, per cui la mancata defiscalizzazione farebbe saltare tutto, nonostante il supporto del ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Maurizio Lupi.

CHI STA FACENDO IL FURBO FRA I POLITICI?
Chi fa il furbo? Dove si inceppa il meccanismo? È difficile dirlo: quelli di centro-destra danno la colpa al Governo di Renzi, quelli di centro-sinistra all’ingordigia del governatore Roberto Maroni. E così torniamo ai giochi della politica, del dare per avere. Mai per costruire qualcosa. Viene il sospetto che a interessare non sia tanto Monza, o il Gp di Formula 1, quanto i 20 milioni di euro che verrebbero stanziati per i lavori e che potrebbero ingolosire qualcuno. Il dubbio è lecito pensando ai recenti scandali emersi sull’Expo e Mafia Capitale.

C'E' LA SCUSA DELLA STRUTTURA, MA E' QUESTIONE DI SOLDI
Certo Bernie si lamenta dell’infrastruttura ormai superata rispetto alle “cattedrali nel deserto” del Circus, ma non è lì la questione. Ecclestone si accontenterebbe di una location meno all’avanguardia in cambio di una porzione di storia, se solo potesse mettersi in saccoccia la cifra che promette di portare agli investitori e alle squadre di Formula 1.

SERVE UN PROGETTO CONDIVISO DA TUTTI
L’Italia, invece, si rivela ancora una volta una “Repubblica delle banane”: non esiste un progetto condiviso per dare continuità al Gp d’Italia, ma c’è solo la volontà di prendere il controllo dell’Autodromo, delle poltrone, del potere. Non è più il momento di fare passerella sul podio per essere visti in mondo-visione, sarebbe il momento di dare concretezza allo storico impianto facendolo diventare vivo nell’arco dell’anno e non solo in occasione della Formula 1.

MONZA NON DEVE VIVERE SOLO DEL GP
È impensabile credere che la struttura possa vivere solo sui proventi del Gran Premio. Troppo facile. E il calcio insegna che per crescere le società di serie A hanno bisogno degli stadi di proprietà. La Sias e l’Ac Milano dispongono dell’Autodromo, quello che per il mondo è ormai il “tempio della velocità”, e non sanno valorizzarlo. Hanno perso tutte le gare internazionali del calendario (chi si ricorda la 1000 km di Monza, per non parlare di WTCC, Superbike e tanto altro?).

IL TEMPIO DELLA VELOCITA' PROTEGGE IL PARCO
L’autodromo è il baluardo che salva il Parco: non ci sarebbe il polmone verde senza la pista dello stradale. Questo è bene ribadirlo ogni volta, perché altrimenti la speculazione si sarebbe già “mangiata” non solo gli spazi dell’impianto. Se lo mettano bene in testa i verdi, gli ecologisti e tutti quelli che hanno combattuto una guerra feroce contro l’Autodromo. Contro il rumore (che quasi non c'è più).

C'E' L'ALTERNATIVA: E' IL MUGELLO
Servono idee e investimenti. Servono imprenditori (magari privati) che hanno voglia di rischiare dei capitali nella consapevolezza di avere in mano l’oro. Non servono operazioni di facciata, utili alle campagne elettorali, ma voglia di rimboccarsi le maniche. Sapersi assumere delle responsabilità, anziché provare a scaricarle. Se non ci sarà tutto questo prepariamoci a veder migrare il Gp d’Italia al Mugello dal 2017. Dietrich Mateschitz con il ritorno del Gp d’Austria ha già aperto una via con il Red Bull Ring: ha regalato agli appassionati locali un week meraviglioso anche a costi calmierati. E la Ferrari potrebbe seguire quel cammino…

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Campionati Formula 1
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