Ecco perché l'Alfa Romeo Racing sarà il vero "junior team" della Ferrari

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Ecco perché l'Alfa Romeo Racing sarà il vero
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02 feb 2019, 10:37

Analizziamo quali possono essere gli effetti dell'annuncio di ieri con l'Alfa Romeo che ha dato il suo nome alla Sauber: il legame con la Ferrari è destinato a stringersi ancora di più seguendo alla lettera quel progetto messo sulla carta da Sergio Marchionne.

Non è stato un fulmine a ciel sereno, ma l’attuazione di un programma che ha una sua crono-storia ben scandita nel tempo. Anzi, volendo estremizzare il concetto, e tirando in ballo la smorfia napoletana, verrebbe da dire che è in corso un… 48, vale a dire che c’è il morto che parla.

La trasformazione della Sauber in Alfa Romeo Racing per il momento rappresenta solo il cambio di nome della squadra svizzera che perde la sua denominazione dopo 26 anni di storia in F1, ma è l’embrione di un qualcosa che potrebbe germogliare, andando oltre la sponsorizzazione valutata intorno ai 20 milioni di euro e i benefit che arrivano copiosi anche da Maranello.

John Elkann, attuale presidente Ferrari, con Sergio Marchionne

John Elkann, attuale presidente Ferrari, con Sergio Marchionne

Photo by: Sutton Images

Nel segno di Sergio Marchionne

La prematura scomparsa di Sergio Marchionne durante la scorsa estate avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche sul Gruppo FCA e sulla Ferrari. La Scuderia ha perso il mondiale di F1 non riuscendo a rintuzzare il poderoso ritorno della Mercedes nella seconda parte della stagione per gli (evidenti) errori di Sebastian Vettel e i limiti di sviluppo di una macchina che, comunque, ha conquistato sei vittorie.

Anche la prosecuzione della partnership dell’Alfa Romeo con la Sauber non era data affatto per scontata. E, invece, con l’annuncio di ieri si è ufficializzato che l’avventura in F1 del Biscione prosegue seguendo proprio i dettami del Presidente. Marchionne non c’è più, ma è come se ci fosse.

Antonio Giovinazzi, Sauber C37

Antonio Giovinazzi, Sauber C37

Photo by: Manuel Goria / Sutton Images

Collaborazione Ferrari diversa da Haas

È così per l’azionista Johnn Elkann, come per Mike Manley, CEO di FCA, e Mattia Binotto, team principal della Ferrari. Perché l’Alfa Romeo Racing, sebbene nessuno voglia ammetterlo candidamente, sarà a tutti gli effetti lo “junior team” della Ferrari.

Una cosa totalmente differente dalla Haas. La squadra americana diretta da Gunther Steiner in appena tre anni di storia si è già arrampicata al quinto posto del mondiale Costruttori, con la “Ferrarina”, la copia della Rossa realizzata a Varano de’ Melegari nella factory Dallara.

La Haas ha indicato un nuovo modo di stare in F1 con costi che sono incomparabili con gli investimenti sostenuti dalla Renault per stare davanti alle monoposto di Romain Grosjean e Kevin Magnussen. Ha aperto una strada che sarà seguita da altri nel paddock, ma la collaborazione (sempre contestata dagli inglesi) fra Ferrari e Haas è frutto di business. Affari. Soldi. E della (grande) passione che anima tutto il progetto.

A differenza di Steiner, forse Gene Haas non ha capito quali potessero essere le opportunità di lavorare con la Ferrari: ha voluto restare il "padre-padrone" nella scelta dei piloti (poteva avere Leclerc...) rivendicando la sua totale autonomia in materia, pregiudicando così altri scenari, pur mantenendo la sua totale fedeltà al Cavallino.

L'Alfa Romeo 159 campione del mondo di F1 nel 1951 con Juan Manuel Fangio

L'Alfa Romeo 159 campione del mondo di F1 nel 1951 con Juan Manuel Fangio

Photo by: FIAT Chrysler Automobiles

Il legame con l’Alfa Romeo Racing, invece, è frutto di amore: la Scuderia, come dimenticarlo, è nata da una costola del Biscione, quando Enzo Ferrari rilevò l’attività sportiva del marchio milanese negli Anni 50. Per il Commendatore l’Alfa Romeo era la… mamma.

Bellissima la definizione che Arturo Merzario ci ha regalato dopo l’ufficializzazione di ieri: “E’ il marchio che ha insegnato a tutti come si costruiscono le macchine da corsa!”. Una verità che non si cancella, anche se la realtà di oggi è diversa e non sarà facile riallacciarsi ai due titoli mondiali vinti da Nino Farina e Juan Manuel Fangio nel 1950 e 1951.

Mike Manley, CEO FCA

Mike Manley, CEO FCA

Photo by: Motor1

Le ambizioni di Mike Manley

Mike Manley è ambizioso: “Vogliamo portare nell’elite dell’automobilismo la tradizione e il know how Alfa Romeo. Alfa Romeo Racing non è in F1 per partecipare ma per competere. Con Raikkonen e Giovinazzi ci toglieremo grandi soddisfazioni”.

Il retrotreno della C38 (ma si chiamerà ancora così?) sarà un clone della Ferrari che si scoprirà il 15 febbraio. Motore, cambio, sospensione posteriore, freni saranno identici a quelli della Rossa, mentre tutto il resto sarà frutto del lavoro dei tecnici diretti da Simone Resta e del chief designer, Luca Furbatto.

Sarà interessante vedere quali idee saranno stati capaci di sviluppare nella galleria del vento di Hinwil, pur disponendo di risorse molto più limitate rispetto a Maranello. L’escalation dei risultati conseguiti nella seconda parte della scorsa stagione testimoniano che c’è un potenziale da cui attingere.

Grazie al talento di Charles Leclerc, poi promosso a pilota titolare Ferrari, la Sauber è arrivata a collocarsi in alcune occasioni dietro ai tre top team, mostrando una crescita tecnica e organizzativa che va ben oltre l’ottavo posto nel Costruttori.

Il fatto che sia l’Alfa Romeo a riportare un pilota italiano in F1 aggiunge interesse a un’operazione che avrà un enorme impatto mediatico nel mondo che potrebbe risollevare le vendite che non solo in Italia sono state in picchiata nel mese di gennaio. Antonio Giovinazzi ha una chance irripetibile nella vita: se fosse stato un pilota di Helmut Marko sarebbe già stato “rottamato”, mentre l’attuale management ha voluto scommettere su un talento che non deluderà le attese.

Guenther Steiner, Team Principal Haas, e Frederic Vasseur collega Alfa Romeo Sauber

Guenther Steiner, Team Principal Haas, e Frederic Vasseur collega Alfa Romeo Sauber

Photo by: Andy Hone / LAT Images

Il ruolo chiave di Frederic Vasseur

Lungimiranza dei vertici Alfa-Ferrari (sempre su ispirazione di Marchionne, ricordiamolo), ma anche occhio lungo di Frederic Vasseur, il team principal del team elvetico. Il francese al di là dell’aspetto burbero è un vero racer che sa tessere relazioni importanti di fiducia: disarcionato senza troppi complimenti da Cyril Abiteboul alla Renault, Vasseur ha trovato nella Sauber una squadra che era alla soglia del fallimento e l’ha rimessa in sesto con un lavoro oscuro ma efficace, tanto da attrarre un marchio come l’Alfa Romeo.

Una bella rivincita per il transalpino che aveva cominciato con la ART allevando giovani talenti: Frederic si era meritato il rispetto di Sergio, suscitando qualche reazione di Arrivabene che non gradiva troppo questo legame che si stava cementando. In effetti i due non si sono mai “annusati”, mentre con Mattia Binotto il rapporto è ottimo e la cooperazione sarà proficua.

Non ci sorprenderemmo affatto se il cordone ombelicale che lega Hinwil a Maranello si rinsaldi ulteriormente: dopo la coppia di piloti (Raikkonen e Giovinazzi) e l’arrivo di Simone Resta dalla Ferrari, la struttura svizzera potrebbe accogliere nello junior team altri giovani tecnici del Cavallino…

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