Domenicali: "Vi spiego la mia F1. E venite a Monza, vi divertirete"

Il presidente e CEO di Formula 1 invita gli appassionati italiani a essere sugli spalti di Monza per il GP d'Italia dopo che la prevendita dei biglietti non è stata entusiasmante: "Il campionato è strepitoso e stiamo costruendo una piattaforma per attrarre un pubblico sempre più grande a livello mondiale". Il manager imolese ci indica qual è il suo piano di lavoro per i prossimi anni.

Domenicali: "Vi spiego la mia F1. E venite a Monza, vi divertirete"

Stefano Domenicali, presidente e CEO di Formula 1 arriva a Monza per il GP d’Italia. Abbiamo il capo supremo del Circus ed è giusto capire qual è l’orientamento che vuole dare alla disciplina automobilistica di vertice. È un italianissimo che ragiona con le logiche di business degli americani e che vive a Londra.

Scopriamo in questa lunghissima chiacchierata che evidenzia alcuni punti interessanti di discussione sul futuro della F1. Ci sono spunti che saranno motivo di discussione nel paddock nei prossimi giorni come obbligare i team a usare i giovani piloti nelle prove libere dei GP...

“Essere qui a Monza è già un bel risultato, considerando le difficoltà che affrontiamo nella gestione degli aspetti organizzativi, problematiche che nel 2021 sono anche più complesse dello scorso anno. Arriviamo da una prima metà di campionato che ci ha fornito riscontri di grande positività, non solo da un punto sportivo, ma anche sullo stato attuale della Formula 1. I nostri indicatori ci riportano un contesto in grande crescita sotto tutti i punti di vista, ed è un segnale che dobbiamo portarci a casa come stimolo a non commettere errori nella pianificazione del futuro”.

Sembra che abbiate agganciato anche i giovani, operazione non facile…
“La Formula 1 è tornata ad essere una piattaforma di grande interesse, e l’aspetto che più mi stimola e mi fa piacere, è il riscontro ottenuto dai giovani, ai quali ci siamo indirizzati con canali e metodi nuovi rispetto al passato. Per diverso tempo si è pensato erroneamente che i giovani non fossero più interessati a una piattaforma come la nostra, ma il racconto che stiamo facendo della Formula 1, con un uso estensivo dei social media, così come il taglio nella narrazione usato con Netflix, ci ha permesso di entrare in contatto con un pubblico che prima non era particolarmente interessato al nostro sport. Questo lo reputo un importante passo avanti, ma allo stesso tempo dobbiamo ovviamente lavorare anche per mantenere alto l’interesse degli appassionati che ci seguono da molti anni”.

Il calendario si sta dilatando: qual è la giusta dimensione futura?
“Un altro dato che testimonia il buon momento della Formula 1 è quello relativo al numero di richieste che arrivano da nazioni e promoters interessati ad organizzare nuovi Gran Premi di Formula 1. Quest’anno, se tutto andrà come speriamo, chiuderemo una stagione con il numero più elevato di Gran Premi mai disputati, ed è un gran traguardo. Adesso starà a noi valutare qual è il dimensionamento giusto in termini di calendario, e visto che riceviamo un numero sempre maggiore di richieste di gare, dovremo scegliere le nazioni ed i circuiti sui quali la Formula 1 dovrà svilupparsi nel breve e lungo periodo”.

A livello televisivo cosa vi aspettate?
“Un'altra sfida che ci attende sarà quella di capire come si evolveranno le piattaforme televisive nei prossimi anni, dalla tv in chiaro alla pay-tv, dai sistemi OTT a quelli digitali. Oggi stiamo dando un servizio F1TV che viene offerto in aggiunta in alcuni paesi in base agli accordi con i nostri broadcaster televisivi, ed i risultati sono molto buoni. Sono sfide strategiche molto importanti dal punto di vista commerciale, e sono sotto la nostra diretta responsabilità”.

Il budget cap è stato la salvezza delle squadre?
“Il budget cap ha reso i team attuali molto appetibili, come conferma l’interesse di molti fondi di investimento, così come di alcune Case ufficiali, che hanno manifestato interesse alla Formula 1”.

Quanto contano i piloti?
“I piloti sono un nostro patrimonio, lo abbiamo visto anche sul fronte commerciale quanto siano importanti le loro figure in termini di attrattività e di coinvolgimento di nuovi paesi, basti guardare l’effetto che Verstappen ha avuto sull’Olanda, o anche la stessa Inghilterra, che oggi non ha più solo Lewis Hamilton, ma anche un seguito importante legato a Norris e Russell. Sta a noi, insieme alla FIA, garantire la piattaforma migliore per permettere a questi piloti di regalarci uno spettacolo che sono in grado di fornirci”.

Siete impegnati nella transizione ecologica…
“Abbiamo fatto una scelta tecnica che va nella direzione dell’ibrido e del carburante sostenibile. Questa domenica a Monza avremo un nuovo incontro con i costruttori di power unit attuali e quelli che hanno confermato interesse verso la Formula 1, per fare un passo avanti nel definire i regolamenti che daranno forma alla power unit del futuro”.

“Abbiamo infine lanciato il format di weekend con la Sprint Qualifying, a Silverstone è stato un successo e speriamo lo possa essere anche a Monza e in Brasile. Al termine della stagione faremo un’analisi, valutando commenti, riscontri e indicazioni, poi trarremo le conclusioni. Quando si tocca il format del weekend non si può pensare di avere tutti dalla stessa parte, ci sono già stati delle critiche giustificate su alcuni aspetti, e siamo pronti a risolvere i problemi. Il nostro obiettivo è garantire un contenuto più accattivante agli organizzatori dei weekend di gara, così come ai media e ai nostri broadcasters”.

Nella Sprint Qualifying c'è chi ha contestato il fatto che viene assegnata ufficialmente la Pole Position, che in precedenza era data sul giro secco. Si può pensare di fare qualcosa di diverso, in modo che questa torni ad essere assegnata nella Qualifica, mentre la Sprint Qualifying determinerà solo l'ordine di partenza della gara?
"Sicuramente sono valutazioni che al termine del periodo sperimentale delle tre gare saranno all'ordine del giorno, dato che è un commento che ci è arrivato. Bisogna anche dire che, tali commenti, sono giunti più da chi segue la F1 da tanti anni, rispetto ai più giovani che la vedono da meno tempo. E' una considerazione oggettiva, ma è un tema sul tavolo da discutere per il prossimo anno. Quello che posso già dire è che non ci sarà un campionato di 22/23 eventi con la Sprint Qualifying. L'idea è comunque quella di aggiungere un premio o forse qualcosa di più per i GP che hanno una specificità particolare nel calendario".

Arriviamo da GP dove c'è stata tantissima gente presente, come Silverstone, Spa-Francorchamps e Zandvoort, mentre gli organizzatori di Monza hanno già lanciato l'allarme del fatto che il pubblico sarà poco. Come te lo spieghi?
"Da italiano è chiaro che spero siano dati non oggettivi, mi aspetto di vedere Monza come al solito, ossia una gara speciale al di là della casacca che si indossa. C'è sempre stato tanto entusiasmo e storia, ovviamente mi auguro che non sia come ho letto. In tal caso, bisognerà capire come mai sia successo ciò, tenendo conto dell'intero weekend, da venerdì a domenica”.

“E' anche vero che la risposta al Covid-19 è diversa da paese a paese, devo dire che ad oggi, in tutta franchezza, al di là dei paesi dove non abbiamo potuto ospitare tifosi a livello quantitativo per norme internazionali, in tutte le altre piste, come Silverstone al 100%, al 75% di Spa e Zandvoort, al 60% dell'Ungheria per citare alcuni esempi, la capacità è stata colmata. Mi hanno detto che i biglietti sono stati messi in vendita a fine luglio o inizio agosto, quando c'è stata la scelta di andare in questa direzione. Io mi auguro che si ritrovi il solito entusiasmo di Monza, perché è uno degli elementi che fanno vivere alle squadre un evento che trasuda entusiasmo, anche per il fatto che torniamo a competere in giro per il mondo. Spero che tifosi e appassionati possano venire".

C'è un tema caro-biglietti?
"Non lo so, sinceramente non è un tema nostro perché la politica dei prezzi non la gestiamo noi, ma i promotori. Nel resto del mondo questo non è un tema di discussione o un problema, almeno per quanto ne so io. Credo anche che ogni promotore locale sappia qual è l'andamento del mercato e che decida i prezzi delle varie tipologie di tagliando in base ai dati che ha a disposizione".

Riguardo all'ingresso di nuovi Costruttori, c'è la volontà di aumentare il numero delle auto in griglia?
"La mia opinione personale è che se il campionato nei prossimi anni avrà 20 macchine competitive, avremo un numero molto importante. Se alle auto di oggi se ne aggiungeranno altre, di squadre importanti, con la garanzia che siano competitive, nulla ci vieta di prenderlo in considerazione e farlo. Il primo passo è capire se i regolamenti stilati vanno nella direzione giusta. Sotto questo profilo mi aspetto di vedere all'inizio una differenza di prestazioni maggiore tra alcune squadre rispetto a quanto abbiamo oggi. Grazie al budget cap, durante il percorso questo divario andrà a diminuire molto più rapidamente. Se tutto ciò si verificherà, credo che il tema del numero di macchine in griglia non sarà un problema. Visto che probabilmente attireremo nuovi costruttori, non sarà un fattore limitante e valuteremo tutto senza alcun dubbio".

L'aumento del numero dei GP, che inevitabilmente impatta col programma dei test riducendolo sempre di più, può essere un problema per i giovani che si debbono preparare all'esordio o alle prove che si fanno sui motori?
"Il tema del calendario è sicuramente importante e nel medio periodo non andremo certamente ad aumentare il numero dei GP, ma dovremo valorizzare quelli che abbiamo. Probabilmente cambieranno alcuni eventi, ma a livello quantitativo non andremo oltre. Il fatto che ci possa essere dell'imprevedibilità in quello che andrà ad accadere, senza alcuna certezza, per un appassionato che segue l'evento è importantissimo”.

“Ad esempio in questo fine settimana, al venerdì c'è solo un'ora di Prove Libere e poi si va subito alla Qualifica, dato che poi c'è la Sprint Qualifying. Questo ti obbliga a preparare il GP in maniera diversa, con meno dati. Ai miei tempi ricordo che svolgevamo test per 90.000km, dove eravamo in pista tutti i giorni, mentre oggi questi km si fanno al simulatore e sempre meno in pista per provare le macchine. Credo che uno dei temi di cui discutere e da approfondire sarà la gestione della crescita dei piloti”.

“Il tema dei giovani piloti è molto importante e ci interessa, ed è per questo che in un contesto dove i test saranno regolamentati, secondo alcune idee che discuteremo nelle prossime riunioni con le squadre, vogliamo rendere obbligatoria la presenza di piloti giovani nelle Prove Libere. Questo per dare anche meno tempo al titolare di provare in vista della gara, rendendo ancor più eccitante l'evento, dando modo però ai ragazzi di provare in un contesto dinamico e di gara. Ne stiamo parlando perché è importante per la filiera di tutta la F1. Sul calendario, il Patto della Concordia prevede che non si vada oltre le 23 date. Ci sono delle tappe che dovranno essere esplorate, nelle prossime settimane presenteremo il calendario del prossimo anno, pensato soprattutto sulla situazione Covid, che purtroppo ancora non si può prevedere. Daremo comunque spazio ai team di riposarsi tre settimane in agosto e vorremmo anticipare la fine per non arrivare ancora in pista a metà dicembre".

Hai parlato del pubblico che torna, e che è tornato in percentuali. Dopo un anno e mezzo di gare a porte chiuse e le tendenze ad andare sui social e new media, il pubblico è ancora così importante per la riuscita dell’evento in autodromo? 
“L’evento, in un mondo di entertainment è l’elemento differenziante per creare qualcosa di unico: vale per la musica, per i concerti, gli eventi in generale. Stiamo lavorando, non appena sarà possibile avere una situazione normale, per creare eventi pieni di attività da fare e da vedere in pista, da fare e da vedere nel paddock, in modo tale che chi possa entrare si renda conto di aver fatto un weekend straordinario. Siamo pronti, dobbiamo solo aspettare di spingere il bottone verde perché siamo limitati con questo”.  

L’anno prossimo ci sarà una grande rivoluzione tecnica e Binotto ha commentato che “con l’equilibrio delle prestazioni, non sono convinto si sorpassi”. C'è il rischio si sia fatto tutto caos per nulla o solo per risparmiare soldi?
“Il cambiamento regolamentare del prossimo anno è stato fatto per cercare di diminuire gli effetti negativi dello stare in scia alla vettura che lo precede, per dare la possibilità a chi segue di poter gestire più sorpassi. Quello che dice Mattia credo non sia diverso da quanto ho detto all’inizio: in un cambio regolamentare, il primo anno, è chiaro che chi ha avuto più possibilità di avere tempo di sviluppare la macchina nuova, probabilmente ha avuto la possibilità di capire se ci sono aree di sviluppo in maniera più importante rispetto a chi non l’ha potuto fare. Però sono convinto, per lo meno questo è quello che danno i dati e quasi tutti quanti ne sono convinti nel mondo F1, che questo divario sia molto più facile da colmare in ordine di tempo rispetto alla situazione attuale”.  

“Da un punto di vista personale, credo ci siano due temi sui quali bisognerebbe indirizzare i lavori tecnici delle vetture: il peso e le dimensioni delle vetture. Questi sono temi che hanno delle genesi ovviamente logiche. Uno può dire: il peso, siamo andati sull’ibrido, l’ibrido porta delle batterie. Abbiamo spinto sulla sicurezza: per forza che i kg legati alla sicurezza sono intorno alla macchina. Abbiamo scelto le gomme da 18”: il peso è collegato a queste cose. E questo anche in relazione alle dimensioni della macchina. Va riposizionata la centralità di questo argomento nelle discussioni tecniche”.

Sei italiano e sei il capo della F1: balla il sedile di Giovinazzi. Speri di vedere un italiano o un cinese? 
“Italiano o cinese? Da un punto di vista di business, io posso dare una visione commerciale. Il mondo cinese ha una grande potenzialità economica, ha bisogno di personaggi per essere attrattivo. Antonio è un grandissimo pilota, merita una chance di correre in F1 ed è chiaro che dal punto di vista sentimentale coglie sul cuore. Anche perché di piloti italiani non ce ne sono davvero tanti in giro per adesso in F1. La mia risposta professionale non la dico nemmeno perché si percepisce, dal punto di vista sentimentale è la stessa cosa”. 

Nelle strategie e negli studi che fate in Formula 1 in relazione all'attrazione del nuovo pubblico, quanto conterà un ritorno della Ferrari a lottare per il vertice?
"E' chiaro che è un qualcosa di troppo importante. Non possiamo non pensare ad un effetto super positivo nel momento in cui tornerà a lottare per il vertice. Quello che vediamo rispetto al passato è sicuramente uno step migliorativo, perché sta lottando per il terzo posto. E' chiaro che l'entusiasmo che genera la Ferrari, non solo a Monza, ma in giro per tutto il mondo, è un qualcosa di straordinariamente importante per la Formula 1. Penso che tutti facciano il tifo per la Ferrari, compresi quelli che oggi stanno lottando per il Mondiale, perché è un effetto indiretto che porta benefici a tutti. La Ferrari è un brand senza età, ma è chiaro che i suoi risultati possono aiutare tutto il sistema. Poi, anche per quello che la Ferrari rappresenta per me a livello personale, più che un augurio è un auspicio".

Per il calendario del futuro, la F1 punterà sulla diversificazione o sul ritorno di alcuni circuiti "old school" che hanno raccolto molti consensi durante la pandemia?
"Di recente abbiamo visto Zandvoort, una scelta che era stata fatta da Liberty Media già un paio d'anni fa, che poi è stata posticipata a causa del COVID, perché sappiamo quanto è importante un pilota o un protagonista che possa muovere l'entusiasmo e tutto il business che gira intorno. Il futuro sarà un mix di questi elementi: ci saranno piste che hanno fatto parte della storia. Ma non vorrei guardare a queste solo come al passato, ma anche come un elemento che possa rappresentare uno sviluppo per il futuro. Uno dei temi che stiamo discutendo con Monza è anche questo, cioè come rilanciare il Gran Premio d'Italia in un'ottica di come sarà Monza tra 100 anni. Se si guarda solo al passato, diventa un elemento che non dà valore. Il mix tra circuiti nuovi e circuiti che hanno fatto la storia della Formula 1 è sicuramente un elemento che verrà tenuto in considerazione a prescindere".

Il 2021 doveva essere un anno di transizione, con regole congelate, invece stiamo assistendo a uno dei campionati più belli degli ultimi dieci anni. Te lo aspettavi? C'è stata qualche regia per riequilibrare le forze?
"No, di regie occulte non ce ne sono state (ride). All'inizio, quando eravamo in Bahrain per i test, era già emerso qualche segnale che questo potesse accadere. Però un po' da tutto il mondo della Formula 1 c'era quasi una proiezione come se il COVID avesse voluto annullare l'anno sportivo 2021, perché ormai tutti quanti eravamo nell'ordine di idee che il COVID avrebbe annacquato il feeling agonistico. Invece poi ci siamo trovati un campionato che è veramente bellissimo. Ovviamente io spero di arrivare all'ultimo Gran Premio con una situazione come quella di oggi, perché sarebbe straordinario ".

Hamilton è un grande campionato, ma anche un attivista: che effetto ha avuto sulla F1?
"I suoi risultati sportivi credo che non si discutano nemmeno. Ha la capacità di essere focalizzato in pista nonostante abbia una marea di altri interessi su cui è personalmente impegnato. Già questo lo rende un personaggio straordinario. Quello che posso dire è che ha avuto il merito di essere un pilota che non ha avuto paura di esporsi ad affrontare degli argomenti delicati, d'attualità, e quindi bisogna riconoscerglielo. Io prima di tutto lo valuto come grandissimo pilota, che ha vinto il suo primo campionato nel 2008 ed è ancora qui che lotta come un leone per provare a vincere l'ottavo e magari vincerne anche altri. Però sicuramente è un personaggio che è protagonista nella Formula 1 di oggi".

Al di là dell'emergenza sanitaria e globale, non ci sarà spazio per due Gran Premi in Italia, giusto?
"E' un tema che è all'ordine del giorno, che dipende da alcuni fattori. Si torna un po' sul discorso di circuiti di un certo tipo rispetto ad altri. Io non lo escluderei a priori. Questo non vuol dire che si faranno, ma non escluderei due Gran Premi in Italia".

Parlando di Monza, non è sostenibile un GP che perde 15 milioni di euro all'anno. Non temi che un giorno magari si possa addirittura alzare bandiera bianca e magari spostare tutto a Imola che costa di meno?
"Che costi di meno, onestamente, non lo dice nessuno. Io mi auguro di no. I modelli di business sono tutti molto simili in Europa, quindi bisogna fare in modo di trovare il giusto programma per attrarre i tifosi. Perché poi quando vendi 100.000 biglietti, se non si guadagna, allora sono altri i motivi. Il mio auspicio è che questo non avvenga. Io faccio fatica a pensare che non ci possa essere Monza nel calendario, però non posso neanche far finta che il suo stato possa essere garantito per sempre se le cose non prendono una certa piega".

Quante Sprint Qualifying pensi che vedremo nella prossima stagione?
"Io credo circa un terzo degli eventi del campionato".

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