Domenicali difende la F1 sostenibile nel dibattito di Sky Sport 24

Il presidente e Ceo di F1 ha partecipato al panel “Sport e ambiente: una partita da vincere insieme”, organizzato in occasione di “Youth4Climate: Driving Ambition” e “Pre-COP26”. Il manager imolese ha parlato del Bahrain che l'anno prossimo coprirà ogni consumo energetico con un impianto solare. Le power unit future saranno ibride con carburanti ecologici a impatto zero e i circuiti sono attivi nella campagna plastic free.

Domenicali difende la F1 sostenibile nel dibattito di Sky Sport 24

Stefano Domenicali, presidente di F1 ha partecipato su Sky Sport 24 al panel “Sport e ambiente: una partita da vincere insieme”, organizzato in occasione dei due grandi appuntamenti in programma a Milano fino al 2 ottobre: “Youth4Climate: Driving Ambition” e “Pre-COP26”.

Al dibattito che sarà trasmesso in replica domani, giovedì 30 settembre alle ore 11 ed è disponibile on demand, hanno partecipato Michele Uva - Football & Social Responsibility director UEFA, Massimiliano Sirena, Team Director di Luna Rossa e Alessandro Costacurta, commentatore di Sky Sport.

Ecco un estratto dell’intervento di Stefano Domenicali: 

“Il dibattito sulla sostenibilità rappresenta per la F1 un tema di credibilità non solo presente, ma futura. Rappresento un sistema dove sono impegnati grandi Costruttori, grandi impianti e grandi Stati: abbiamo la responsabilità di avere un comportamento coerente perché la sensibilità dei tifosi del motorsport sta cambiando molto in fretta”.

“Quindi non parliamo solo delle macchine che corrono, ma anche di chi organizza i GP, perché c’è l’esigenza di dare una linea guida comune a tutte quelle strutture importanti che sono coinvolte e possono contribuire nel controllo delle emissione e nell’attenzione all’ambiente”.

“Sotto questo profilo, la Formula 1 è molto attiva: i temi della sostenibilità sono affrontati a tutto tondo. Stiamo facendo la nostra parte, anche se diamo un’impressione sbagliata visto che passiamo per essere quelli che inquinano il mondo. Non è così, perché la nostra parte la stiamo facendo come tanti altri, piccola o grande che sia. Dobbiamo essere d’esempio e offrire delle linee guida per il futuro”.     

“Come obiettivo a medio termine, abbiamo l’obbligo di arrivare a essere carbon zero nel 2030. Il mondo dell’automotive è impegnato affinché questo punto venga rispettato. E se guardiamo ai nuovi regolamenti, l’aspetto principale è aver già deciso che la Power Unit del futuro sarà un motore ibrido con l’utilizzo di benzine ecologiche. Questa è una grandissima scelta di coerenza della F1”.

“Ovviamente ci sono altri aspetti importanti: stiamo parlando con gli organizzatori dei GP affinché i circuiti possano essere adeguati alle nuove normative da qui al 2030. Gli stadi piuttosto che i tracciati di F1 sono impianti che producono emissioni e ci impegneremo a ridurle in modo sempre più massiccio. Su questo fronte siamo attivi, perché il Bahrain l’anno prossimo sarà in grado di produrre tutta l’energia necessaria solo con il solare”.

“Questi sono fatti, non parole. Siamo già partiti già quest’anno riducendo l’utilizzo quotidiano della plastica. La plastica monouso non c’è più nel paddock, così non è più a disposizione degli spettatori che si trovano in autodromo. Al Gran Premio d’Olanda a Zandvoort sono arrivate 34 mila persone in bicicletta e altre 25 mila in treno o con gli shuttle collegati alle città vicine”.

“La Formula 1 ha sempre avuto il privilegio di essere al centro dello sviluppo tecnologico su tutti i fronti. In questo momento la sostenibilità è un argomento sentito e abbiamo trovato un terreno fertilissimo nelle aziende che sono leader nei settori più diversi e che con il loro impegno faciliteranno il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati”.

“Ciascuno deve fare i conti con le proprie responsabilità: la nostra piattaforma globale ci permette di portare messaggi di un mondo sostenibile nelle case della gente e possiamo moltiplicare i contatti ridando credibilità alle istituzioni. Non solo a livello politico, che hanno l’obbligo di darci la direzione da seguire a livello mondiale, ma anche a livello industriale e sportivo”.

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