Mateschitz duro: "Queste non sono più gare!"

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Mateschitz duro:
Di: Matteo Nugnes
13 mag 2013, 11:14

Secondo il grande boss della Red Bull la gestione delle gomme ora più importanza delle performance

Mateschitz duro:
Pur essendo uno dei più importanti, se non il più importante investitore in assoluto in Formula 1, Dietrich Mateschitz non ci ha abituati a parlare molto della sua attività nel Circus. Spesso, infatti, è il suo braccio destro Helmut Marko a fare le sue veci quando si tratta di parlare di argomenti scottanti per la Red Bull. La deludente prova delle RB9 a Barcellona, imputabile secondo lui solamente ad uno scarso rendimento delle gomme Pirelli, lo ha portato però ad esporsi in prima persona, facendo capire di essere particolarmente amareggiato per la piega che stanno prendendo i Gp. Un discorso che, stando a quanto rivela Autosport, avrebbe affrontato in maniera piuttosto chiara anche con Bernie Ecclestone ieri sera proprio nel paddock del tracciato catalano. "Tutti sanno benissimo quello che sta succedendo qui. Queste non sono più gare. E' una competizione basata sulla gestione delle gomme. Le vere gare di auto sono un'altra cosa, così invece non possiamo esprimere tutto il potenziale della nostra vettura e dei nostri piloti. Se lo facessimo, saremmo costretti a fare otto o anche dieci pit stop a seconda delle piste" ha detto ad Autosport. Quando poi gli è stato ricordato che comunque la Pirelli ha seguito le richieste fatte dalla FIA e da Ecclestone, che chiedevano delle gomme meno durevoli alla distanza e in grado di garantire più pit stop, il grande boss delle "lattine" ha risposto: "Si, l'obiettivo iniziale era quello di rendere più interessanti le gare aumentando il numero dei pit stop, ma ora mi sembra che si sia andati un po' oltre le intenzioni originali". Sia chiaro, nonostante la giornata storta in Spagna, la Red Bull continua a guardare tutti dall'alto verso il basso sia nel Mondiale Piloti che in quello Costruttori, ma il fatto che Mateschitz si sia esposto così tanto potrebbe anche far pensare che a Milton Keynes stiano davvero cominciando a temere la Ferrari e la Lotus.
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