Burti: "Arrivabene non è un buon leader. Todt e Domenicali avrebbero saputo aiutare Vettel!"

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Giacomo Rauli
Di: Giacomo Rauli
01 gen 2019, 11:45

L'ex tester della Ferrari punta il dito contro il manager bresciano, secondo lui incapace di aiutare Vettel nel momento più delicato della stagione 2018 di F1.

Il Mondiale 2018 è andato in archivio da qualche mese, mentre l'anno è finito da qualche ora. Ma a tenere banco è ancora la sequenza di errori fatta da Sebastian Vettel nel momento cruciale della stagione, che ha fatto perdere a lui e alla Ferrari i titoli iridati di Formula 1 nonostante sembrassero davvero a portata di mano.

A tornare sull'argomento è stato un ex della Ferrari, Luciano Burti, che dal 2002 al 2004 è stato tester del team Ferrari di Formula 1, ovvero proprio nel periodo d'oro in cui la Rossa faceva incetta di titoli grazie a un team comandato da Jean Todt e un perfetto finalizzatore del lavoro come Michael Schumacher.

Il brasiliano, oggi commentatore di F1 per l'emittente verde-oro TV Globo, ha parlato degli errori di Vettel ma, soprattutto, di quello che è successo - o non è successo - dopo, partendo dall'errore che a Hockenheim ha fatto sfuggire al tedesco una vittoria che aveva già in tasca.

"Ha fatto un piccolo errore, che può accadere, ed è stato sfortunato perché è accaduto nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Questo ha avuto enormi conseguenze", ha dichiarato Burti a Motorsport.com. 

L'ex tester della Ferrari ha poi spostato l'attenzione su quello che i vertici del team non hanno fatto per salvaguardare psicologicamente il proprio pilota, la propria punta di diamante, che in quel momento era ancora pienamente in lotta per vincere il titolo iridato. Burti ha letteralmente puntato il dito contro chi non è riuscito ad aiutare Vettel, affermando che un uomo carismatico come Todt avrebbe trovato il modo giusto per aiutare il 4 volte iridato subito dopo Huckenheim.

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"Da quell'errore penso che qualcuno come Jean Todt lo avrebbe aiutato nella maniera migliore. Penso che Vettel si sia sentito solo dopo quell'errore. Una volta che hai addosso la pressione, se sei un pilota e pensi: 'Non posso fare un errore il prossimo giro o alla prossima curva' sicuro che fai un errore. Una volta che lo pensi, succederà".

"E credo proprio che tutto questo sia successo a Sebastian. Anche se è un grande campione, è troppo sensibile e quando hai quelle sensazioni non può uscirne nulla di buono. E' rimasto solo e qualcuno come Todt avrebbe potuto fare la differenza, aiutandolo a tornare con fiducia in pista. Perché non è normale vedere un 4 volte iridato fare così tanti errori".

Burti ha inoltre voluto citare anche l'attuale presidente e amministratore delegato di Lamborghini, che nel periodo di reggenza del team ha continuato il percorso carismatico di Todt, mentre ha puntato il dito contro Maurizio Arrivabene, l'attuale team principal della Scuderia.

"Forse la Ferrari ha perso un po' di quella leadership che Todt era solito conferirle. Ho lavorato con Stefano Domenicali, che era davvero un bravo uomo, non so come fosse la Ferrari quando lui era al comando, ma una volta che ha lasciato la Ferrari, a Maranello non hanno mai avuto il ritmo che erano soliti avere in precedenza".

"Conosco un po' Arrivabene perché era con Phillip Morris e, a mio avviso, non era un buon leader, perché non era solidale e comprensivo, non era simpatico. Era molto distante da noi e non ho mai capito perché". 

 
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