Alesi: "Accanimento per uno scherzo nato per caso"

Fermato dalla Polizia francese lunedì per aver lanciato un petardo contro uno studio di architetti, l'ex-pilota della Ferrari al Corriere della Sera spiega come sono andati i fatti. Intanto la stampa francese riporta che andrà a processo a gennaio.

Alesi: "Accanimento per uno scherzo nato per caso"

Jean Alesi ha voluto fare chiarezza riguardo all'arresto di cui era stato protagonista lunedì pomeriggio.

Mentre la stampa francese afferma che l'ex-pilota verrà processato a gennaio dal tribunale penale di Nîmes per il petardo fatto esplodere davanti all'ufficio del cognato nella serata di domenica, l'ex-pilota della Ferrari cerca di calmare le acque e spiegare l'accaduto.

Quello che da lui era stato descritto solamente come 'un brutto scherzo' agli inquirenti, i quali avevano però trattenuto lui, un amico e il figlio Giuliano essendo stati presenti all'accaduto, era parso inizialmente un atto intimidatorio premeditato, cosa che lo stesso 57enne transalpino ha voluto escludere come riporta il Corriere della Sera.

"Mi sembra tutto sproporzionato, c’è stato un grosso malinteso: per esempio l’ex-fidanzato di mia sorella è diventato 'mio cognato'. Era solo uno scherzo, non mi sarei mai immaginato che un petardo potesse provocare tutto questo", afferma Alesi.

"Mi piacciono i fuochi d'artificio, quando festeggiamo di solito li usiamo. È una vecchia tradizione. Lo avevo comprato in Italia in una stazione di servizio vicino a Ventimiglia: eravamo in macchina con amici e abbiamo voluto provarlo".

"Passavamo di lì per caso, così l’ho buttato davanti allo studio di questo architetto, ma non mi aspettavo che potesse fare un botto del genere e quei danni".

Jean Alesi

Jean Alesi

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Il nativo di Avignone ha quindi spiegato meglio anche i legami di parentela con l'uomo che, stando a quanto dice, non è più parte della sua famiglia.

"Siamo sempre stati in ottimi rapporti, con mia sorella si sono lasciati da due anni e ormai non parliamo più di lui. Sono stato io a presentarmi il giorno dopo alla polizia per chiarire".

"Ho subito detto che avrei ripagato tutto, il vetro rotto, i danni. Che c’ero io su quella macchina, e non mio fratello".

La Polizia pareva essere risalita ad Alesi tramite le segnalazioni di una BMW sospetta che si aggirava a fari spenti nella zona dello studio dove poi è avvenuto il fatto.

Tale macchina era stata presa dall'officina di José, fratello di Jean, che lo ha subito scagionato da ogni presunta accusa. Da lì è scaturito lo stato di fermo, che però non è avvenuto per mano direttamente dagli inquirenti, come riportato in un primo momento dalla stampa francese.

"Mi hanno trattenuto ventiquattr’ore. Prima ero stato chiuso dentro a una stanza su ordine del magistrato e successivamente i poliziotti mi hanno liberato".

"Non capivano perché ci fosse tanto accanimento nei miei confronti. E nel commissariato abbiamo passato una serata fantastica a parlare di F1, vecchi aneddoti, delle sciocchezze che si facevano da giovani e del Mondiale vinto da Max Verstappen. E dopo mi hanno rilasciato per tornare a casa".

Intanto - secondo l'Equipe - Alesi e il figlio Giuliano andranno a processo a gennaio e rischiano fino a 10 anni di reclusione, oltre ad una sanzione di 150.000€ per i danni provocati.

Difficile che ciò avvenga, soprattutto per quanto lo stesso Alesi ha voluto specificare su un episodio etichettabile come 'bravata' e non come un atto... terroristico.

 

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