La Dakar propone percorsi differenziati

La Dakar propone percorsi differenziati

Nella presentazione di Parigi l'ASO spiega le caratteristiche della 37esima edizione

Ecco i numeri della Dakar 2015 presentata oggi a Parigi: 9000 chilometri circa, 13 tappe, 414 iscritti per un totale di 665 concorrenti. 53 nazionalità, 164 moto, 48 quad, 138 auto e 64 camion, con l'ultimo arrivato in ordine di tempo ieri, e di nazionalità italiana. Queste sono le cifre dell'edizione che prenderà il via il 4 gennaio, ufficialmente, da Buenos Aires dopo uno start fittizio fatto apposta per lo spettacolo il 3 pomeriggio, proprio davanti alla splendida Casa Rosada, la residenza del presidente della Repubblica argentina a sovrintendere il tutto, dopo due giorni di verifiche amministrative e tecniche a Tecnopolis, nel cuore della Capitale moderna, scientifica e poliedrica.

Si chiama ancora l'Odissea la 37esima edizione, nonchè la settima in Sud America, ma David Castera il direttore tecnico della competizione annuncia una gara un po' più soft rispetto a quella del gennaio 2014. La seconda settimana però sarà terribile ed i primi a dirlo sono proprio i piloti che hanno ascoltato con attenzione quanto detto dal palco del Pavillon Gabriel che per il quarto anno accoglie la presentazione ufficiale della Dakar.

“Abbiamo cercato di tracciare un percorso alternato, con giorni difficili che si inetrvallano a giorni più facili perchè non è nostro interesse sfinire i piloti - spiega David Castera - , perderli lungo la strada, decimare la carovana della Dakar. L'abbiamo visto in passato, mettere due o tre tappe difficili consecutive è un rischio inutile, significherebbe perdere i piloti, ci costringerebbe ad un certo punto ad annullare delle tappe, ad accorciarle per recuperare tutti. L'abbiamo già visto negli anni scorsi, oppure in Africa, bisogna essere molto prudenti nel mantenere il giusto equilibrio nelle difficoltà”.

David Castera ci tiene a spiegare l'incredibile lavoro cheè stato svolto e che ha portato alla creazione di ben 24 road book, al posto dei tradizionali 13 – uno per giorno – ma poi ammette che questo lavoro si è venuto creando in questi ultimi anni.
“Abbiamo lavorato in questo senso già negli anni passati perchè avevamo tante idee in testa che ora vengono via via realizzandosi. Creare dei road book diversi a seconda della categoria, moto, auto o camion, e a seconda delle diverse tappe che affronteranno in certi determinati giorni, è soprattutto una questione di sicurezza. Non avremo più i problemi sul percorso causati dall'incrociarsi dei diversi veicoli sulla speciale”.

E' per questo motivo che avremo giorni di riposo alternati, prove speciali più o meno lunghe a seconda del mezzo, giornate intere lontani gli uni dagli altri...
“Non esiste un giorno facile nella Dakar, ma esistono giorni più o meno complicati, che noi abbiamo alternato. Cambieremo molto il ritmo proprio per far entrare i piloti in speciali lunghe, oppure corte, veloci, oppure lente e navigate, facili, difficili, con passaggi in altitudine o in zone più basse. Questa è una Dakar che andrà corsa ed affrontata con la testa e colui che vincerà l'edizione di quest'anno sarà il pilota più completo, in tutto. Almeno questa è la nostra idea di partenza”.

Il percorso è più o meno conosciuto, a parte la tappa numero 11 – fra Salta e Termas - in cui ci saranno dei percorsi assolutamente inediti: “Ci sono delle cose nuove, certo, ma oggi noi corriamo in un territorio che conosciamo davvero bene. Moltiplicare i percorsi però ha significato gestire tantissime cose e richiede anche uno staff più numeroso, tante verifiche da fare e sicuramente ha complicato un po' il tutto, ma era una volontà che avevamo già da tempo, sapevamo già dove volevamo andare”.

E poi si torna a parlare del nome, Odissea: “Sono persuaso – ripete Casterache quest'anno sarà una gara meno dura rispetto all'anno scorso, sempre senza calcolare il meteo che in effetti nel 2014 ci aveva creato non pochi pasticci. Nell'insieme con il clima favorevole sarà una gara un po' meno difficile, ma è impossibile dirlo perchè sarà poi il terreno che darà il verdetto finale”.

E poi ci sono le tappe marathon, due per le moto e altrettante anche per le auto e i camion: Etienne Lavigne, direttore generale della Dakar, ricorda che l'ultima volta che tutte le categorie coinvolte nella Dakar avevano affrontato una tappa marathon era stata nel 2005.

Castera ha spiegato perchè ci sarà un vero e proprio “via vai” tra Bolivia e Cile, con i giorni di riposo alternati e i veicoli che vanno e vengono da un Paese all'altro... “Ci sono due motivi principali: il primo è di ordine logistico perchè non era possibile per noi gestire tutti i concorrenti insieme, bisogna pensare che in Bolivia non ci sono neanche le strutture necessarie per ospitarli tutti. E il secondo perchè ci siamo resi conto man mano che organizzavamo le tappe marathon separate che tornavano ad un concetto originario che ci è sempre piaciuto. Ogni pilota correrà praticamente da solo, nel senso che non si incroceranno auto e moto, gli uni non avranno le tracce degli altri da seguire, ciascuno correrà per se stesso, facendo la propria gara, gestendo il proprio mezzo perchè sa che alla sera non avrà assistenza al bivacco. Abbiamo realizzato il nostro progetto di partenza, vale a dire che ognuno si ritrovi nella sua corsa, navighi da solo, per creare delle corse diverse fra le tre categorie: questo era il nostro desiderio”.

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Campionati Dakar
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