Peterhansel: "Vincere la Dakar? 13 o 14 successi non cambia nulla!"

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Peterhansel:
Di: Elisabetta Caracciolo
28 nov 2017, 10:31

Il pilota della Peugeot spiega di non sentire la pressione di dover vincere per forza l'edizione 2018 della grande classica, avendo già lasciato un segno indelebile nell'albo d'oro. Inoltre la Peugeot ha tante frecce dal suo arco...

#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
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Stephane Peterhansel
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#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
Stephane Peterhansel and Nani Roma
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#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
Cyril Despres, Stéphane Peterhansel, Peugeot Sport
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Stéphane Peterhansel, Peugeot Sport
#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
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Stéphane Peterhansel, Peugeot Sport
#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel
#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
#106 Peugeot Sport Peugeot 3008 DKR: Stéphane Peterhansel, Jean-Paul Cottret
Stéphane Peterhansel, Peugeot Sport

Cosa scandisce il ritmo della vita di Stephane Peterhansel?  Semplice: la Dakar. Lo ammette il grande campione, colui che, unico nella storia ha vinto ben 13 edizioni della gara più famosa del pianeta. Lo dice con semplicità, senza alcuna fatica o dubbio, al termine della conferenza stampa di presentazione di Parigi, in una chiacchierata informale con Motorsport.com.

"Prima viene l'impegno della preparazione dei mezzi, dei test, dell'evoluzione della vettura. Poi la scoperta del nuovo percorso e poi si parte per la gara, con tutti gli ultimi preparativi che la precedono. E' la Dakar che scandisce i miei ritmi, da tanti, tanti anni".

Ma questa quarta Dakar con Peugeot, alla fine di un progetto che la Casa francese aveva avviato proprio con lo stesso Peterhansel, a suo dire gli pesa meno sulle spalle: "In effetti non sento tanto la pressione quest'anno, o meglio, la sente tutto il team, sicuramente, ma io non tanto. Sulle mie spalle il peso non è eccessivo perchè c'è una grande squadra accanto a me e se anche io non dovessi esser più capace di vincere una Dakar e combinare qualche pasticcio ci sono Sebastien, Cyril e Carlos che hanno tutte le carte in regola per farlo, di vincere per Peugeot. Non mi sento costretto a vincere la Dakar, ne ho già vinte tante, alla fine 12, 13 o 14 non cambia nulla. Nessuna tensione supplementare".

Possibile? Proprio Stephane Peterhansel ? Colui che ha sempre dichiarato che per lui non c'è altro che la vittoria? Proprio lui che è sempre partito da casa, per la Dakar con un solo unico obiettivo, cioè vincere?

"E' vero – ride Peter – io parto da casa per vincere però in effetti le cose sono un po' cambiate. Mi spiego meglio. Prima di vincere con Peugeot avevo in effetti una voglia incredibile di conquistare la vittoria volevo essere assolutamente il primo a regalare il successo a Peugeot. Già nel 2017 dopo il trionfo dell'anno prima non era la stessa cosa. Avevo meno pressione addosso perchè una l'avevo già vinta, e oggi ne ho ancora meno. La tensione che ti fa tremare ogni mattina quando parti, o mentre ti prepari per prendere l'aereo e volare in Sud America...bè quella non ce l'ho più".

Sul nuovo 2 ruote motrici Mini X Raid, ha aggiunto: "Non ne so praticamente nulla, ho visto le foto ma non l'ho ancora vista dal vivo. Se devo essere sincero non è bellissima esteticamente, soprattutto l'anteriore non è un granchè, ma a parte questo è un bel mezzo. Vedremo".

Il percorso 2018 sembra adatto alla vostra DKR 3008: "Sulla carta potrebbe essere favorevole alla nostra vettura. C'è molta sabbia, specie nella parte iniziale, più deserto, più fuoripista, nello spirito della Dakar africana. E' vero però che anche Nasser Al-Attiyah, per esempio, è un uomo da deserto: è un pilota che sa guidare molto bene sulle dune, così come nel fuoripista. Lo stesso vale per Nani Roma che adesso è un pilota completo, sa cavarsela su tutti i tipi di terreno, e poi c'è Cyril, lo ripeto, attenzione a Cyril Despres che ha fatto enormi passi avanti. In tutte le tappe di deserto che ha affrontato ha sempre ottenuto buonissimi risultati e anche Sebastien Loeb si è migliorato, aumentando la sua esperienza nei rally raid. Teoricamente dunque è un percorso buono per noi, nel senso di equipaggio, ma non siamo soli in questa situazione favorevole".

Non è facile comunque pensare a cosa faranno gli avversari nel 2018 perchè nella passata edizione, la tripletta Peugeot sul podio della Dakar 2017 derivò anche da una serie di errori e di ritiri eccellenti durante la gara da parte degli avversari, e questo Peterhansel lo sa benissimo: "Nella passata edizione c'erano stati diversi errori da parte dei nostri avversari. Noi siamo stati bravi sicuramente, e avevamo una buona vettura, però siamo andati avanti, tutti e tre (Peterhansel, Loeb e Despres), mantenendo una condotta di gara costante. Gli altri, e intendo gli altri piloti delle altre marche si sono sparati da soli sui piedi (simpatica espressione francese per dire che si sono autoeliminati). Avevano tutte le possibilità di salire sul podio ma hanno commesso degli errori, troppi, ed è per questo che noi ci siamo accaparrati tutto il podio. Non è che le vetture nostre avversarie non andassero bene, solo che i piloti hanno pasticciato un po'".

Ma forse non sarà necessario andare a cercare gli avversari troppo lontano da casa. Il ricordo della battaglia delle ultime tappe 2017 con Sebastien Loeb è ancora vivissimo in tutti noi, Peter compreso. "Non si può negare che lo scorso anno per me sia stata una esperienza bellissima. Combattere con un campione immenso come Sebastien in una gara che in qualsiasi momento si sarebbe potuta sbilanciare a suo favore è stato bello, anzi bellissimo, e soprattutto divertente. Rispetto e fairplay sono stati due valori alla base della nostra battaglia e pensare di poter rivivere una cosa simile è eccitante, oltre che simpatico, e anche valorizzante. Magari non solo contro Seb ma anche contro qualche altro pilota. Bisogna pensare che per Loeb questa è l'ultima occasione di vincere la Dakar. Quest'anno o mai più. E quindi...".

Lascia in sospeso il discorso e poi riprende: "Di sicuro la mia vittoria del 2017, dopo una grandiosa bagarre contro Loeb è uno dei souvenir più belli di tutta la mia carriera sportiva. Forse la migliore vittoria per me, ripensandoci adesso. Non facile all'inizio e divertente e combattuta fino alla fine".

Qualcuno comincia già a chiedergli che cosa farà il prossimo anno, quando Peugeot si ritirerà dalle gare, ma Stephane, che sicuramente si sta già ponendo la domanda, non ne vuole certo parlare adesso. "Non ci voglio pensare adesso, di certo è una domanda che mi dovrò porre a suo tempo, ma adesso ho altre priorità a cui pensare. C'è tempo per le riflessioni. Adesso voglio concentrarmi sulla prossima Dakar e voglio apprezzarla a fondo, proprio pensando che magari sarà l'ultima. Io c'ero quando Peugeot ha fatto partire il progetto per la Dakar, 4 anni fa. Abbiamo passato tre anni e tre quarti fantastici e voglio finire in bellezza. Magari con un'altra vittoria regalata al team da me e dal mio copilota o con una vittoria comunque dell'equipe. Poi ci penserò. Al momento non ho fatto ancora nessun piano".

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Su questo articolo

Serie Dakar
Piloti Stéphane Peterhansel
Team Peugeot Sport
Autore Elisabetta Caracciolo
Tipo di articolo Intervista