Biasion: "Tornerò alla Dakar per vincerla!"

Miki vuole ripetere con l'Iveco il clamoroso successo del team Petronas De Rooy

Biasion:
Dopo nove anni sono tornato a finire una Dakar, ma questa gara è ancora in debito con me: è per questo che tornerò l'anno prossimo con un solo obiettivo: provare a vincere! Sono rientrato in Italia ed è stato piacevole rivedere la mia famiglia che mi è mancata: avevo il desiderio di stare con mia moglie e mettere a letto le bambine. Tornare nel proprio letto è una bella sensazione anche se al bivacco non ho mai sofferto nel dormire in tenda, mi adatto facilmente alle situazioni disagevoli. PREPARAZIONE FISICA Pensavo che avrei accusato di più la stanchezza e, invece, ho retto bene anche fisicamente, segno che la preparazione che avevo curato per questa Dakar è stata positiva. Avevo fatto un po' di palestra e pesi curando i muscoli dorsali e addominali. In realtà sono cose che bisognerebbe fare sempre e non solo in occasione delle gare, però questo lavoro mi ha permesso di essere sempre in forma per tutta la gara anche se non sono più un ragazzino. VESCICHE Ho accusato solo una contrattura muscolare per essermi aggrappato al volante in una buca subito dopo un salto nella seconda tappa e poi mi sono venute le vesciche alla mano destra quando si era rotto l'ammortizzatore di sterzo e tutte le sollecitazioni dei sassi si trasformavano in forti vibrazioni sul volante. Sciocchezze in una Dakar molto dura ed impegnativa... VESCICHE Con il senno di poi posso dire che di aver disputato una grande Dakar. Nella prima parte sono stato in difesa, ho condotto una corsa un po' tattica, cercando di non prendere troppo distacco dai primi. Nella seconda tappa avevo perso qualche minuto, ma nei due giorni successivi li avevo recuperati tutti. Segno che ero competitivo, ma l'obiettivo era essere veloce solo quando serviva. Purtroppo i miei sogni di gloria sono crollati in Cile nella 7. tappa prima del riposo, a metà percorso, quando ho avuto l'inconventiente con il tubicino d'aria che comanda il cambio. ANGELO CUSTODE Dopo aver preso sei ore e mezza perché avevamo dovuto sostituire la frizione, mi sono messo a disposizione della squadra, facendo da “angelo custode” ai due camion Iveco che erano in testa. Ho accompagnato Gerard e Hans fino al traguardo in quella che è stata la prima vittoria di Iveco alla Dakar in una partecipazione ufficiale. Centrare una doppietta al primo colpo è stato fantastico, storico. RISULTATO ECCEZIONALE E poteva diventare un successo enorme se io non avessi avuto il mio inconveniente e se Adua non si fosse messo di fianco nell'ultima vera prova speciale. L'Iveco ha conseguito un risultato eccezionale, che potrà forse essere ripetibile, ma prepariamoci perché gli avversari in futuro saranno certamente più agguerriti: Kamaz, Tatra, Ginaf non staranno certo a guardare. DE ROOY TEAM PERFETTO In passato avevamo preparato un camion Iveco appoggiandoci ad un concessionario, ma non c'era l'impegno diretto della Casa. Questa volta sono stati sviluppati il Powerstar e il Trakker Evolution 2, due prototipi pensati per questo rally raid massacrante e che derivano dall'eccellente prodotto di serie Iveco. Avevo consigliato di affidare i mezzi al team De Rooy che vanta un'esperienza ineguagliabile in queste gare e il risultato si è visto. PARTNER SUPER Inoltre Petronas, Magneti Marelli e Sparco ci hanno messo a disposizione del materiale specifico sviluppato per questo appuntamento: pensate ai lubrificanti speciali per gli sbalzi di temperatura a cui sono stati sottoposti motore e cambio. Siamo passati dai 45 gradi del deserto argentino agli 8 gradi sotto zero al confine con il Perù nel Paso de San Francisco a 4700 metri. Siamo diventati la squadra da battere perché avevamo tutte le carte in regola per essere competitivi. TATTICHE Eravamo partiti per vincere e abbiamo centrato l'obiettivo. Non vi nascondo che avrei voluto esserci io sul podio. Finché c'è stato il Tatra di Loprais in gara, un avversario molto temibile, avevo l'autonomia per fare la mia corsa, ma una volta che si è fermato è stato giustissimo che facessi da scudiero. RISPETTO NEL TEAM In molti mi hanno chiesto cosa sarebbe successo se mi fossi trovato in lotta per il successo con Gerard, che è il figlio del titolare del team: sono sicuro che se fossi stato davanti prima del ritiro del Tatra non mi avrebbero rallentato. E, comunque, avrei evitato qualsiasi lotta intestina, come è giusto che succeda in un team serio: l'importante era che vincesse un Iveco. RAMMARICO Di sicuro avrei potuto giorcarmi la Dakar: quando abbiamo avuto il problema alla frizione avevo quattro minuti di distacco da De Rooy. Poca roba e, soprattutto, sapevo dentro di me di poter puntare in alto. Gerard ha vinto meritatamente perché ha fatto una gara perfetta. E anche Hans è stato bravo, senza sfortuna. Sono tornato a casa con l'amaro in bocca, ma contento perché l'idea di unire Petronas, De Rooy e Iveco è stata lanciata da me. CI RIPROVERÒ Adesso comincerò a pensare alla Dakar del prossimo anno. In teoria dovrebbe già essere confermata la struttura che ha dominato la 33. edizione, ma bisogna aspettare che passi l'entusiasmo di questa grande vittoria per programmare bene il futuro: gli avversari saranno più agguerriti e si daranno molto da fare, per cui dovremo lavorare molto. La forza dell'Iveco è stata l'affidabilità: il motore e il cambio sono indistruttibili. Il guaio che ci ha rallentato era al comando pneumatico della cambiata, non alla meccanica. POLEMICHE Ci sono state feroci polemiche nell'attarversamento del Cile, quando abbiamo affrontato il deserto di Atacama. Gli organizzatori, i piloti e le squadre hanno avuto un grande rispetto delle aree protette naturali o archeologiche. Nessuno si è mai avvicinato a quelle zone. Sappiamo che le piste dove passiamo si rovinano: il problema non era questo. Gli ecologisti hanno scatenato una montatura per spillare dei soldi. La Dakar è stata un pretesto: hanno cercato di ottenere dei risarcimenti dagli organizzatori per il ripristino delle strade, ma queste non portavano né ai siti archelogici, né erano pezzi di speciale. Ma allora di cosa stiamo parlando? PERICOLI A proposito di organizzazione: c'è stata una tappa molto lunga e pericolosa. Nelle ricognizioni del percorso era stata segnalata come una tappa di sabbia. E in effetti il letto di sabbia c'era, ma sotto c'era anche il fesh fesh, una sorta di borotalco che crea una polvere fittissima al passaggio dei mezzi. Basta una brezza, un alito di vento e questa si solleva. La strada era molto, molto stretta e si era anche rotta. Insomma fra il passaggio dei concorrenti e l'aria in quota, si era formata una nube di polvere che non permetteva di vedere ad un metro. In quella situazione era un attimo mettere una ruota fuori dalla pista e cadere in un precipizio di trecento metri. È per questo che al bivacco ci siamo lamentati con l'organizzazione che ha promesso di fare tesoro dell'esperienza per il futuro. ENTUSIASMO DELLA GENTE La cosa più bella è stata l'entusiasmo della gente: ovunque abbiamo ricevuto una grande accoglienza. Per tutti la Dakar è stata vissuta come una grande occasione per creare attenzione su un territorio povero che ha visto con la corsa un'opportunità per incrementare il turismo non solo nell'immediato, ma anche in futuro. Ho scoperto scenari meravigliosi: non sapevo che in Perù ci fossero queste montagne di sabbia, per noi il deserto è solo il Sahara! Ci sono posti straordinari da vedere e non solo Machu Piccu o le linee di Nazca. Ci tornerò, amici di OmniCorse.it, per raccontarvi la mia... vittoria!

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A proposito di questo articolo
Campionati Dakar
Piloti Miki Biasion
Articolo di tipo Ultime notizie