Biasion: "La Dakar è la gara più difficile e pericolosa!"

Il pilota del Petronas team De Rooy Iveco commenta la scomparsa di Jorge Martinez Boero nella prima tappa

Biasion:
Amici di OmniCorse.it bisognava rompere il ghiaccio: nella Dakar è importante riuscire a prendere il giusto passo della gara ed evitare di strafare subito, una tentazione che può prendere molti, specie se poco esperti di rally raid. DRAMMA La tragica notizia della morte di Jorge Martinez Boero si è sparsa in fretta nella carovana che accompagna la corsa. Un dramma che ci ha colpito tutti: non conoscevo il pilota argentino di 38 anni, ma questa brutta notizia ha smorzato l'euforia iniziale. Faccio le mie condoglianze alla famiglia e agli amici di Jorge. Sono rimasto colpito, ma non possiamo dimenticare che l'incidente fa parte di questo rally raid. GARA PIÙ DIFFICILE La Dakar a mio parere è la gara più difficile e rischiosa al mondo. E parlo avendo una buona conoscenza dei pericoli che si affrontano correndo sulle quattro ruote, avendone viste di tutti i colori. Questo rally raid incute timore e rispetto: non tutti lo vedono così, ma quando si parte si deve essere consapevoli che ci possano essere degli incidenti anche mortali. È un aspetto che bisogna mettere in preventivo, per riflettere su come questa sfida vada affrontata. Troppe persone prendono la Dakar con troppa foga. Parlo per quello che vedo ogni volta e non esprimo un giudizio sulla tragica fine del povero motociclista argentino: quando è successa la disgrazia ero in gara per cui non ho elementi oggettivi per aggiungere altro che il dolore per una vita che non c'è più. L'AVVERSARIO È LA NATURA Ripeto che questa è una gara che va rispettata: l'avversario più temibile non è il pilota con il mezzo più competitivo o tutti gli altri concorrenti, ma la natura. È con essa che bisogna fare i conti. Oggi ne ho avuto una chiara dimostrazione: la speciale era di soli 57 km a cui facevano seguito oltre 750 km di trasferimento. LAMBITI DALLE ONDE Il tratto cronometrato si snodava lungo una strada sulla costa con una strana caratteristica: in diversi tratti si correva dove si frangevano le onde del mare. Nelle curve a sinistra era facile prendere delle buche o dei canali di scolo dell'acqua: la logica diceva che con il camion bisognava stare un poco più larghi rispetto a quella che poteva essere la traiettoria ideale. Certo si poteva forse essere più veloci, ma con quali rischi? Poi, abbandonato il bordo del mare, abbiamo incontrato due tratti di sabbia: il primo era molto veloce, mentre il secondo, caratterizzato da dune abbastanza alte, ha già fatto un po' di selezione fra i mezzi meno competitivi e, soprattutto, fra i piloti meno esperti. BUON INIZIO Sono molto soddisfatto di aver conseguito il quarto tempo in speciale: ho avuto la conferma della competitività dell'Iveco Trakker Evolution 2 e della grande professionalità del Petronas team De Rooy Iveco: sono poco lontano da Gerard, l'olandese mio compagno di squadra che vanta una grande esperienza di Dakar e sono riuscito a stare davanti a Hans Stacey, l'altro pilota che ha lo stesso Trakker Evo 2 di cui dispongo io. LA POLVERE Dal miglior tempo ho preso poco più di un minuto, ma in cuor mio credevo che il margine potesse essere nettamente maggiore: nel tratto sabbioso sono arrivato sotto al camion che mi era partito davanti, poi quando il percorso è tornata nella pista mi sono dovuto accodare a questo mezzo per la enorme nuvola di polvere che sollevava. Sono stato costretto a procedere al suo passo che era sensibilemente inferiore al mio per una dedina di chilometri, visto che non c'era verso di passare se non uscendo dalla pista segnata. NIENTE RISCHI Quando ci sono dei tratti con tanta polvere come oggi e si è spinti dalla voglia di dimostrare che si può andare forte, può venire la voglia di cercare un sorpasso su chi ti sta davanti. È in quelle situazioni che bisogna usare la testa, perché un azzardo potrebbe costare molto caro: io ho preferito non prendere rischi. Certo non è una decisione facile da prendere, perché l'istinto sarebbe quello di sfruttare il pieno potenziale del camion Iveco. Mi sono confrontato con Giorgio, il mio copilota, e al primo giorno di corsa non ci sembrava il caso di sollecitare la fortuna. PARTENZA A 2 MINUTI Alla Dakar bisogna avere anche un po' di buona sorte: puoi colpire una pietra e non subire danni oppure prendere un tombino come è successo al povero Jorge Martinez Boero. C'è un'altra ragione che mi ha spinto a essere razionale e non impulsivo: i primi dieci camion partono distanziati fra di loro di due minuti, mentre io ero il primo concorrente che è scattato solo dopo un minuto. È per questo motivo che ho raggiunto piuttosto in fretta chi mi stava davanti, ma grazie al piazzamento di oggi il problema della polvere in speciale dovrei averlo superato. L'obiettivo odierno era proprio quello di entrare nei top ten per evitare il rischio di trovarmi ancora nella polvere. Domani dovrei già partire in mezzo ai camion che vanno più o meno alla mia andatura per cui non dovrei più avere guai come oggi. TUTTO PERFETTO Nel Petronas team De Rooy Iveco c'è l'ambiente giusto per guardare avanti con fiducia: mentre racconto queste note stiamo arrivando al primo bivacco. I meccanici della squadra avranno la notte per effettuare tutti i controlli del Trakker Evolution 2, perché gli uomini olandesi non vogliono lasciare niente al caso, ma abbiamo percorso gli oltre 750 km di trasferimento a 90 km di velocità massima senza il minimo inconveniente. A domani...

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Campionati Dakar
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