Dakar: il Cile si defila, nel 2016 si va in Colombia?

Dakar: il Cile si defila, nel 2016 si va in Colombia?

Sono stati questi i temi principali della conferenza di Etienne Lavigne, con un accenno anche all'Ecuador

Etienne Lavigne, direttore assoluto della Dakar, non aspetta la fine della gara per la sua conferenza stampa, la fa al pomeriggio del 16 gennaio, al bivacco di Rosario, al tendone riservato al media center, come sempre in due tranche: la prima in francese e la seconda in spagnolo.

Parla soprattutto del futuro e dei Paesi che stanno spingendo sempre di più per entrare nella Dakar. Nomi che già si erano sentiti in passato e che ritornano fuori, nuovamente, ma questa volta, sembra, con qualche certezza in più. Quello che invece non ci si aspettava è che il Cile stia facendo qualche passetto indietro e dopo una lunga e proficua collaborazione per tutti abbia deciso di giocare un ruolo minore nelle prossime Dakar.

Questo quello che dice il direttore della Dakar, ma è forse una semplice strategia per far cambiare idea al Cile e convincerli invece a continuare la loro collaborazione, come già era successo in passato. Sembra invece molto probabile, al punto che si fanno proprio i nomi delle sedi di tappa l'ingresso della Colombia già nel 2016 e subito dopo sembra essere molto interessato anche l'Ecuador.

Del Brasile, di cui spesso si è parlato non si è detto nulla di nuovo, se non che il Paese, ora assolutamente assorbito dalle Olimpiadi del 2016, potrebbe davvero entrare nel percorso della gara nel 2017...magari dopo aver risolto qualcuno dei problemi economici di un Paese, che spende negli eventi sportivi, ma lamenta carenze pesantissime verso la popolazione.

Torna fuori anche la proposta Perù, che servirebbe assolutamente adesso per la sua posizione, ma a differenza degli altri il Perù già due anni fa aveva detto che la Dakar gli piaceva moltissimo, ma con i soldi che avrebbe dato ad ASO per farla passare attraverso il Paese avrebbe potuto fare tante altre cose immensamente più utili per la popolazione. Un modo di pensare ed agire che appunto, in Brasile, non c'è.

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