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Dakar | Lucci sogna la top 20: "Spero che sia solo l'inizio"

L'esordiente del Solarys Racing è il miglior italiano in classifica tra le moto, con il 26° posto nella generale dopo la settima tappa. Il sogno è finire tra i primi venti, con la speranza che sia solo l'inizio di una lunga storia alla Dakar.

Dakar | Lucci sogna la top 20: "Spero che sia solo l'inizio"

Con la speciale 7 la carovana lascia alle spalle la capitale Riyadh e inizia la corsa verso il sud del Paese per tornare a Jeddah il 14 gennaio. Scorrendo la classifica generale, salta agli occhi il nome di Paolo Lucci, il migliore degli italiani, adombrato finora dalle sventure, prima, e dalla vittoria di tappa, dopo, di Danilo Petrucci.

Numero di gara 46, all'esordio sulla Dakar, Paolo Lucci viene da Castiglion Fiorentino come la leggenda dei rally raid Fabrizio Meoni, l’ultimo italiano a vincere una Dakar. Troppo giovane per conoscere Fabrizio, Lucci, 28 anni, è cresciuto con Gioele, il figlio e attraverso di lui ha scoperto le storie della mitica Parigi-Dakar, quando ancora si correva in Africa.

Da soli tre anni nei rally raid, si è già fatto notare con un secondo posto nel Rally del Marocco, e all'Africa Eco Race, 4° assoluto nel 2019. In sella alla Husqvarna del team Solarys Racing, Lucci è 26° di tappa e 26° della generale.

"Sono tre anni che tento di venire alla Dakar. Finalmente ci sono riuscito", racconta Paolo che ha ereditato la passione dal padre Andrea, che andava in moto anche Meoni.

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Paolo si è preparato con Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini: "Mi aspettavo una gara dura, per cui non mi sono spaventato. Sicuramente prepararmi con Jacopo e Maurizio ha aiutato, perchè conoscendo bene questa corsa mi hanno dato tanti consigli sia sulla navigazione che sul percorso che avrei trovato in Arabia Saudita. Ma quello che mi ha impressionato di più è il passo dei piloti di testa. Incredibile. Dai tutto il gas, quanto va la moto. La mia Husqvarna è arrivata a 160 km/h, poi dipende dal terrento".

Dall’Africa al Medio Oriente passando per il Sud America, c’è ancora avventura sulla Dakar: "Sicuramente sì perché alla fine sei solo nel deserto, anche se la sicurezza è alta. Ci sono elicotteri, GPS, tutto. Il bivacco invece è una città piena di comfort".

Primo italiano, qual è l’obiettivo? "Questo è il primo anno e mi piacerebbe chiudere nei primi 20, ma il desiderio è che questo sia solo l’inizio. Finora ho fatto qualche errore, ma nel complesso sono soddisfatto. La paura più grande invece è non finire".

Con Gioele si sentono quasi tutti i giorni. Paolo Lucci non vuol guardare troppo avanti o a quel passato che ha segnato Castiglion Fiorentino e tutti i tifosi italiani. "Sappiamo che il nostro sport è rischioso. Io affronto la corsa giorno un giorno alla volta".

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