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Dakar | Boulanger: "In Audi il copilota deve anche gestire l'energia"

Il navigatore di Peterhansel spiega come si sta trasformando il suo ruolo: non basta più essere il miglior map man del bivacco perché le funzioni da controllare non si limitano alla navigazione con il roadbook elettronico. Sulla vettura dei quattro anelli Stephane deve anche seguire con attenzione l'erogazione dell'energia e attivare la ricarica se necessario".

Dakar | Boulanger: "In Audi il copilota deve anche gestire l'energia"

In una Dakar sempre più tecnologica, come il progetto innovativo della Audi RS Q e-tron, l’elemento umano conta ancora tantissimo. Lo abbiamo visto nella tappa 1 con l’80% dei concorrenti che si sono sbagliati (o forse c’era un errore nel roadbook, come i più esperti navigatori, sia di auto che di moto sostengono). Quanto è ancora importante l’uomo in una corsa sempre più gestita dai computer?

Ne abbiamo parlato con Eduard Boulanger, il navigatore di Stephane Peterhansel. Una delle voci più autorevoli in materia, anche perché in passato è stato il più famoso map man del bivacco della Dakar. Da qualche anno la navigazione ha preso sempre più importanza e il ruolo del navigatore è sempre più centrale.

Come è cambiata la filosofia del roadbook?
"Dallo scorso anno c’è stato un cambio importante, non solo ci sono i roadbook elettronici e la consegna la mattina prima della gara. E’ cambiata la filosofia, una nota contiene tantissime informazioni e le direzioni possono cambiare anche ogni 200 metri, per cui anche i cap medi sono tantissimi. In pratica in macchina non smettiamo mai di parlare".

"Lo scorso anno si è trattato di capire questa filosofia. Il nostro lavoro è quello di adattarci. Non possiamo abbassare la guardia neanche un secondo perché altrimenti perdi, non tanto la direzione, quanto il filo del discorso".

Il navigatore è diventato ancora più importante?
"È un lavoro di squadra nella macchina. Il pilota non sa dove andare senza il navigare così la cadenza e l’esattezza del timing del navigatore diventano fondamentali."

Come è cambiato il tuo lavoro nella Audi Q e-tron?
"In una vettura tradizionale pensavo solo alla navigazione. Adesso, invece, i parametri da tenere sott’occhio sono tanti. Mi occupo anche della gestione dell’energia del veicolo. Abbiamo delle strategie di base pianificate, ma durante la tappa devo sempre verificare di non essere a corto di potenza rispetto ai parametri stabiliti con gli ingegneri perché nel caso bisogna fare degli aggiustamenti in corsa".

Un esempio?
"La ricarica della batteria è fatta tramite il motore endotermico che risponde a delle strategie prestabilite in base alle caratteristiche della tappa, ma questa non è una scienza esatta perché non possiamo conoscere il percorso con l’esattezza del caso. I lunghi rettilinei sono penalizzanti per noi perché la macchina più va forte, più consuma. A volte dobbiamo quindi forzare il sistema e attivare la ricarica per non dover rallentare".

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