Peterhansel: "La 2008 DKR sarà presto vincente"

Il francese analizza il ritorno alla Dakar della Peugeot, che ha raccolto le informazioni che le servivano

Peterhansel:

Il gioco delle scelte premia Nasser Al-Attiyah, che affitta una macchina dal più titolato "Rent-A-Car sportivo", vi porta lo sponsor antagonista e il navigatore che gli ha dato la granitica sicurezza dell’ultima stagione, e vince per la seconda volta dopo la “prima” rivelatrice del 2011. Stupenda performance che non lascia campo ad alcun dubbio sul suo spessore, e che riporta in Qatar il successo più ambito dei Rally–Raid. Avversari? No. Timori, neanche.

È bastato poco, giusto l’inizio della corsa, per capire che la 37ma Dakar era a senso unico e che sarebbe finita come era incominciata, incorniciando la gara perfetta di Al-Attiyah e di Matthieu Baumel che lo affianca nell’abitacolo. Scelte perfette, e gestione addirittura consapevolmente disinvolta. Sfruttando ogni occasione propizia per assestare il colpo o schivare il colpo traditore, per tenere a distanza avversari con armi spuntate. Giniel De Villiers e e il polacco Holowczyc hanno fatto quello che hanno potuto, per tentare di sovvertire un pronostico solido come un destino.

E lo stesso dicasi per Terranova, efficiente e risoluto quando il “Principe” l’ha permesso. Alla base di tanta prevedibilità c’è un’evoluzione tecnica che ha oltre dieci anni, che non può eludere la minaccia di usura del tempo, e che dovrà presto confrontarsi con la nuova realtà di Peugeot, finalmente in pista per la Dakar del debutto con obiettivi non negoziabili. Contenti e non, tifosi e critici.

Stephane Peterhansel ha sfiorato la “top ten”, due o tre volte ha inibito con piccoli errori e sfortune un’affermazione parziale che avrebbe avuto meritato, e a Cyril Despres nessuno pretendeva di chiedere niente. Non si può ad un asso delle due ruote chiedere di adattarsi in quindici giorni a un mondo tutto nuovo. Questo in una situazione generale perfettamente sconosciuta, ai piloti ed agli stessi tecnici, che non avevano avuto praticamente alcun modo di collaudare sul campo, non solo la macchina, ma la struttura operativa, la logistica. Tutto nuovo.

Era il contesto ideale per scatenare le “negatività”, e dare alle 2008 DKR le ora contate. A parte la macchina di Carlos Sainz, fuori per uno spettacolare incidente, le 2008 DKR di “Peter” e Despres hanno attraversato il traguardo di Buenos Aires crescendo costantemente e lanciando, in alcune occasioni, un segnale forte sul loro livello di competitività. Non bisogna confondere, quindi, la scontentezza con la fretta, entrambe espressioni forti dello stesso tifo.

Ci vuole un po’ di retorica per chiarire il concetto. Il Leone nasce famelico, invincibile aggressore. Ci vuole, tuttavia, il tempo della crescita perché la savana conosca i suoi artigli che non perdonano. Intanto la foresta vive momenti di felicità transitoria, fortuita. La 2008 DKR non è una “ameliorée”, non è l’evoluzione di una “cittadina”. È un purosangue da corsa, nato su un figlio bianco con lo scopo di vincere. Ma per vincere deve attraversare la savana dell’esperienza, del confronto e dello sviluppo in gara. Il progetto è stato elaborato su una base triennale, ed è giusto, seppure impazientemente, sapere aspettare.

Stephane Peterhansel: “Quello che abbiamo detto più o meno tutti i giorni vale per il bilancio finale della nostra prima partecipazione alla Dakar. La 2008 DKR è una vera macchina da corsa. Per vincere ha bisogno di tecnici, piloti e di esperienza. La verità è che ogni giorno di Dakar rappresenta un volume di dati potenzialmente utili al suo sviluppo ed alla sua definizione finale. Intanto avremmo potuto, in due occasioni almeno, cercare di vincere, ma il fatto che non ci siamo riusciti non contrasta in alcun modo con gli obiettivi della partecipazione. La cosa più importante è che, adesso, non solo la 2008 DKR, ma anche tutto il Team che l’ha seguita, ha un bagaglio di esperienza che alla partenza era nullo. Per questo io sono contento, e se in quel paio di occasioni abbiamo deciso di andare a cercare il risultato, è perché avevamo la sensazione che la macchina si era enormemente avvicinata al suo potenziale sino ad allora solo teorico”.

Cyril Despres: “Per me era tutto nuovo e, per molti versi, molto diverso dalla mia esperienza. Nuova la macchina, nuova la cura con cui sono stato seguito dal Team in occasione del mio debutto, nuova la modalità e il modo di affrontare un Rally durissimo ma che conosco molto bene solo dal punto di vista del motociclista. Ogni giorno ho fatto un passo avanti, e tutto questo per tredici giorni vuol ben dire qualcosa. In più, e questa è una cosa molto importante, mi sono divertito, ho provato un grande piacere nel riscontrare i progressi che ho fatto, e mi è piaciuto moltissimo guidare la 2008 DKR".

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A proposito di questo articolo
Campionati Dakar
Piloti Stéphane Peterhansel , Cyril Despres
Articolo di tipo Ultime notizie