De Villiers: "Le prossime due tappe saranno difficili"

Il pilota della Toyota teme soprattutto l'altitudine, ma è già molto contento dei progressi fatti quest'anno

De Villiers:

Ha vinto nel 2009 ed è arrivato secondo nel 2011, e quest'anno si è presentato al via con un solo obiettivo: vincere. Di nuovo, e probabilmente, se ci riuscisse, vincerebbe una delle Dakar più difficili del Sud America, esattamente come accadde nel 2009 quando vinse con la Touareg Volkswagen.

"Sicuramente siamo partiti con la chiara intenzione di vincere quest'anno. Perchè il team ha fatto veramente un gran lavoro sulle auto dal 2014. Lo scorso anno sapevamo che non potevamo vincere: perchè il motore non era abbastanza potente, noi non eravamo abbastanza veloci e il sistema di sospensioni non era ancora quello giusto. E noi non potevamo spingere più di quello che abbiamo fatto perchè avrebbe significato fare un incidente oppure rompere il mezzo. Quindi è stato meglio mantenere un approccio più soft".

Ma quest'anno le cose sono cambiate, ed ecco spiegato il motivo della strategia più aggressiva del 2015: "Quest'anno abbiamo una vettura che ci permette di essere al centro della battaglia. Ora possiamo spingere, possiamo combattere e possiamo addirittura alzare il ritmo. E' cambiato tutto e ora vinciamo le speciali e possiamo trovarci primi il che è importantissimo per la motivazione, è una spinta potentissima per tutto il team. Prendiamo per esempio Peterhansel: lui non sta guidando al 100 per cento, perchè non avrebbe senso e quindi non ha una motivazione così forte. Però sta creando una nuova vettura, sta lavorando ad un progetto importante e questo è bello, non deve rompere però, sennò vanifica tutto il lavoro. Ecco per noi era più o meno la stessa cosa".

Ma la Hi Lux Toyota Imperial è notevolmente migliorata quest'anno: "Assolutamente sì, tantissimo. Abbiamo migliorato tantissime cose, cominciando dalle sospensioni che abbiamo testato a lungo. E poi abbiamo spostato le gomme di scorta nella parte centrale della vettura e questo ha portato ad un cambiamento nella ripartizione dei pesi ed ha anche portato ad un enorme miglioramento dell'equilibrio. Ma anche sul motore si è lavorato ed è stato potenziato".

Eppure il motore è sempre un benzina, e quindi un atmosferico che perde potenza in altitudine: "Sì è vero noi soffriamo un po', ma non quanto credevo. Il regolamento ora con la dimensione della brida è migliorato e ci siamo accorti che non andiamo tanto più piano della Mini. Proprio ieri sul Salar in Bolivia abbiamo corso fianco a fianco e abbiamo potuto constatare che la loro velocità massima è di poco più alta della nostra. Mi hanno passato e io mi sono messo dietro, nella loro scia, ed è stato l'unico modo per mantenere il contatto con loro. Noi perdiamo circa il 40 per cento della nostra potenza, forse il 45, con l'altitudine, è tanto, lo so...".

Le prossime cinque tappe, a cominciare da quella di domani non saranno facili e otto minuti possono essere pochi da recuperare, ma possono essere anche tantissimi se il terreno è favorevole alle Mini: "Le prossime due tappe saranno difficili, già lo sappiamo. Dopodomani andiamo di nuovo in altitudine, quando ripasseremo le Ande per rientrare in Argentina e non sarà facile per noi. Ma anche la tappa di domani è prevista brutta e complicata, e anche molto lunga. Richiederà molta concentrazione perchè il fondo è davvero brutto e non si possono fare errori. Il giorno dopo invece sarà l'altitudine il nostro nemico numero uno".

Le tappe dopo invece, più in stile WRC sembrano adatte alla Toyota e al suo assetto, ma Giniel ammette che è troppo presto per parlarne: "Pensiamo prima a quella di domani e di dopodomani. E' meglio vivere un giorno alla volta. Dobbiamo fare un buon lavoro prima di arrivare a quelle tappe e poi sì, in effetti, abbiamo un ottimo set up e potremo dire la nostra".

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