Dakar: Al-Attiyah e la Mini in trionfo a Buenos Aires

Dakar: Al-Attiyah e la Mini in trionfo a Buenos Aires

L'ultima speciale è stata neutralizzata dopo soli 34 km per un nubifragio: in testa c'era Gordon

Il principe sale sul gradino più alto del podio. Meritatamente. Nasser Al-Attiyah si è aggiudicato la Dakar 2015 senza dover lottare nell’ultimo giorno perché la speciale conclusiva, che porta i pochi concorrenti superstiti (64 equipaggi) da Rosario alla capitale argentina, Buenos Aires, e che doveva essere una specie di “sfilata” in vista del traguardo, è stata invece interrotta al 34esimo km dei 174 previsti per un nubifragio che avrebbe reso poco sicuro il percorso. E così la classifica di speciale, redatta fino a quel punto, ha premiato Roby Gordon, vincitore a sorpresa con l’imponente Hummer.

Il qatariota Nasser Al-Attiyah, membro della famiglia reale, ha centrato con la Mini All4 Racing il secondo successo nel rally raid Sud Americano, dopo quello ottenuto nel 2011 con la Vw Touareg. Ha collezionato cinque successi di tappa (su tredici) dimostrando una capacità di adattamento ai continui cambiamenti di un’edizione molto dura, resa ancora più difficile (specie per i motociclisti) dalle spesso impossibili condizioni meteo con picchi di temperature a oltre 40 gradi assortiti a improvvisi cambiamenti climatici che hanno trasformato un lago salato in un mare d’acqua, con grandine, neve e nubifragi e poi ancora bufere di sabbia.

La “volpe del deserto” non ha mai perduto la calma (è stato anche medaglia di bronzo olimpica a Londra nello Skeet), sapendo affrontare con il fido copilota Matthieu Baumel, tutte le insidie di una gara molto infida che ha messo in crisi alcuni grandi nomi (Nani Roma e Carlos Sainz sono stati costretti al ritiro dopo bruttissimi incidenti, spettacolari, ma per fortuna incruenti per gli equipaggi).

Nasser ha saputo sfruttare al meglio l’eccellente organizzazione del team Mini X Raid che non ha lasciato nulla al caso grazie all’abilità e all’esperienza dell’ingegner Marco Pastorino che guida da anni la struttura voluta da Sven Quandt e che coglie con la All4 Racing il quarto successo di fila dal 2012 a oggi.

Oggettivamente non c’è stata storia, anche se Giniel De Villies con la Toyota Hilux ha cercato di stare nel cono d’ombra della Mini di testa, andando molto oltre quelle che potevano essere le previsioni. Il sudafricano si è allontanato da Al-Attiyah di qualche minuto al giorno nelle ultime tappe, ma è stato un avversario arcigno, temibile e imprevedibile. Anche se non si può ipotizzare di aggiudicarsi una Dakar senza centrare nemmeno una speciale.

Questa soddisfazione alla Toyota l’ha regalata Yazeed Alrajhi, il saudita che si è dovuto arrendere con il motore ko già nel tratto argentino di ritorno, ma è stato un flash nel buio, visto che tutte le luci si sono accese per le Mini. Al-Attiyah ha centrato cinque successi parziali su tredici, ma nelle tappe più delicate ha potuto contare sull’appoggio di Orly Terranova e Nani Roma. L’argentino, dopo il capottamento plurimo che lo ha fatto scivolare indietro nella classifica generale, si è messo al servizio del “principe” proprio come lo spagnolo che, nella tappa Marathon in Bolivia, si è caricato molti ricambi di Nasser facendo da “sherpa”.

E dietro a De Villiers, eccellente secondo, ecco altre tre Mini del team X Raid, una sorta di Babele linguistica visto che in sequenza sono giunti al traguardo il polacco Krzysztof Holowczyc, l’olandese Erik Van Loon e il russo Vladimir Vasilyev. La Mini ha piazzato cinque vetture nelle prime dieci, mentre i giapponesi ne hanno portate altre due oltre a quella di Giniel, seconda: Christian Lavieille, sesto, e Bernhard Ten Brinke, settimo. Nella top ten sono entrate anche la Mitsubishi del portoghese Sousa, nona, e il buggy SMG di Ronan Chabot, decimo.

E la Peugeot? Il ritorno della Casa del Leone 25 anni dopo i fasti di 205 T16 e 405 T16 è stato positivo. Due 2008 DKR su tre sono arrivate al traguardo e la terza, quella di Carlos Sainz, è andata distrutta in un incidente. Non è bastato avere Mr. Dakar in squadra, Stephane Peterhansel, vincitore di 11 edizioni (fra auto e moto), per appuntarsi il successo di una prova speciale, ma il transalpino ci ha provato e, forse, ci sarebbe anche riuscito, nel giorno in cui si è dovuto fermare con un porta mozzo rotto contro un ostacolo nascosto sotto all’infido fesh fesh.

La sfida di affrontare la Dakar con una due ruote motrici a trazione posteriore non è ancora stata vinta, ma Bruno Famin, condottiero transalpino, adesso ha le idee chiare sul da farsi prima di tornare all’attacco per sfidare frontalmente lo squadrone Mini. La Peugeot non ha fatto mistero che questa edizione sarebbe servita a riprendere il contatto con la Dakar. È stata necessaria a imparare come si comporta la 2008 DKR al variare dei fondi e delle condizioni. Competitiva sulle dune e sulla sabbia, più vulnerabile nei tratti di pista veloce. E gli equipaggi sono stati sottoposti alla sauna continua per l’eccessivo calore che si è sprigionato nell’abitacolo con il telaio in carbonio, mentre la meccanica ha risentito più dell’altitudine (con picchi a quasi 5 mila metri) che del caldo.

Peterhansel è arrivato al margine della top ten nella classifica generale, ma la graduatoria non rende alla Peugeot il ruolo che effettivamente ha sempre giocato: combattente nelle prime fasi di ogni speciale e poi sempre guardingoa per arrivare in fondo. Stephane, al netto dei problemi, era costantemente intorno alla settima posizione. Meno convincente la prestazione di Cyryl Despres, il motociclista che si è convertito alle quattro ruote per salire sul… treno della Casa del Leone. Il francese ha il merito di essere arrivato in fondo, ma raramente ha saputo arrampicarsi nelle posizioni che contano, dimostrando un adattamento più difficile del previsto specie nei tratti in linea, dove l’esperienza e le doti di navigazione contano meno, e servono quelle di velocità pura. Avrà un anno di tempo per rifarsi.

La 37esima Dakar ha mostrato la sua grandezza e i suoi limiti alle porte di Buenos Aires: un violento acquazzone ha allagato l’ultima speciale. L’ASO ha interrotto il tratto cronometrato della auto ben prima di quello delle moto che erano già arrivate oltre la metà del percorso. È stato uno stop che si è reso necessario per garantire l’arrivo dei concorrenti negli orari previsti dai collegamenti tv o davvero per motivi di sicurezza, dopo tutto quello che abbiamo visto nei giorni scorsi?

DAKAR RALLY, Tredicesima tappa, 17/01/2015
Classifica generale auto
1. Al-Attiyah/Baumel – Mini – in 40.32’25”
2. De Villiers/Von Zitzewitz – Toyota - +35’34”
3. Holowczyc/Panseri – Mini - +1.32’01”
4. Van Loon/Rosegaar – Mini – +3.01’52”
5. Vasilyev/Zhiltsov – Mini – +3.12’41”
6. Lavielle/Maimon – Toyota – +3.15’58”
7. Ten Brinke/Colsoul – Toyota – +3.42’02”
8. Sousa/Fiuza – Mitsubishi – +3.44’59”
9. Rakhimbayev/Nikolaev – Mini - +4’08’44”
10. Chabot/Pillot – SMG - +4’42’36”
11. Peterhansel – Cottret – Peugeot - +5.19’15”

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Campionati Dakar
Piloti Nasser Al-Attiyah
Articolo di tipo Ultime notizie